Dieta e Psiche

DIETAPER DIMAGRIRE. Il Natale e le feste di fine anno sono passati e l’Epifania tutte le feste se le è portate via! Per alcuni, però, queste feste hanno lasciato qualche chilo di troppo e, come succede in questi casi, i buoni propositi per la dieta per dimagrire si sprecano. Non è difficile sentire amici e familiari dire: “inizierò una dieta per dimagrire, perché durante le feste ho esagerato” oppure: “mi iscrivo in palestra subito a gennaio per arrivare in forma per l’estate”. Poi, però, i buoni propositi per la dieta rimangono tali e la realtà è che i chili accumulati durante le feste rimangono e per qualcuno aumentano.

Perché è così difficile mettersi a dieta e dimagrire?

L’errore che fanno molte persone è pensare al cibo solo come alimento oppure pensare al cibo come fonte di calorie. Molte diete puntano tutto sulla quantità di calorie da assumere durante la giornata. Di solito sono le diete che hanno meno successo sono quelle che vedono nel cibo solo la componente organica, chimica e non quella psicologica ed affettiva. Il più grande errore che possiamo fare quando vogliamo perdere peso è pensare al cibo come semplice fonte di nutrimento. Il mangiare ed il cucinare hanno una componente affettiva ed emotiva molto importante che coinvolge la nostra psiche. L’amigdala, l’ipotalamo ed il sistemo limbico regolano le emozioni come rabbia, paura, sessualità e sazietà. Molti studi hanno dimostrato la stretta relazione tra emozioni ed alimentazione.

Il protocollo del parto prevede ormai da anni che appena il neonato nasce lo si affida alla madre. La prima cosa che il neonato fa quando nasce è mangiare, nutrirsi ed inizia subito a succhiare il colostro (primo latte della partoriente); non viene né lavato né pulito ma viene immediatamente affidato alle cure della madre che gli insegna a succhiare e gli permette di instaurare un forte attaccamento.

 

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Fin da quando nasciamo instauriamo con il cibo un rapporto affettivo. Pensate all’allattamento o allo svezzamento: per il neonato sono i primi momenti di vita affettiva con l’altro, con la madre. Non è difficile capire che se questo è il nostro imprinting, il cibo non è solo fonte di calorie, ma assume un significato molto più profondo di affettività, attaccamento e benessere. Inoltre, i piaceri della gola sono da sempre legati ai piaceri sessuali. Se la fase orale è la prima tappa del piacere che il neonato sperimenta, non è difficile intuire che il cibo è stato il primo “oggetto di piacere” che conosciamo. Pensare al cibo come una sostanza chimica è il più grande errore che una persona può fare quando inizia una dieta. Il cibo viene investito fin da subito da una forte componente emotiva.

Se vogliamo che una dieta funzioni non basta andare dal nutrizionista o seguire la dieta del momento. Bisogna mettersi in stretta relazione con il nostro mondo interiore, con le nostre emozioni e, soprattutto, con il nostro corpo. Spesso il corpo è poco ascoltato. Prima d’iniziare qualsiasi dieta bisognerebbe iniziare a muovere il corpo. Camminare, fare yoga, stretching, correre o nuotare; non fa differenza, l’obiettivo è iniziare a sentire il corpo, i muscoli e le tensioni. Prima ancora di capire quali emozioni stiamo vivendo e quanto intense sono, si dovrebbe conoscere la parte fisica del corpo. Sudare, respirare affannosamente perché si è sotto sforzo o sentire la fatica ci aiuta a metterci in stretto contatto con noi stessi. Solamente conoscendoci potremmo capire il reale significato che attribuiamo al cibo.

In molti casi il cibo è solo il mezzo per nascondere o per provare delle emozioni che abbiamo nei confronti dell’altro. Quando mangiamo non stiamo facendo un semplice esercizio d’assimilazione di calorie. Nel cibo investiamo emozioni, speranze e desideri inconsci, i quali hanno spesso un significato erotico sessuale inappagato o inconfessabile alla mente razionale.