Ritardo patologico

Penso che ognuno di voi abbia un amico o un conoscente che può definire: “quello sempre in ritardo”.

Non è così difficile trovare persone che non sono mai puntuali; cascasse il mondo, ma loro non saranno mai in orario.

Nella mia professione di psicologo, costellata di appuntamenti, non è così difficile trovare un paziente “ritardatario cronico”.

Ma perché alcune persone sono costantemente in ritardo?

La prima distinzione da fare è tra ritardatari “ignari” e ritardatari “coscienti”.

I ritardatari coscienti sono quelle persone che sanno benissimo cosa stanno facendo: si fanno attendere come le dive del cinema. Pensano che solo arrivando in ritardo verranno riconosciuti.

I ritardatari ignari, invece, si stupiscono sempre di essere in ritardo e non se lo spiegano. Di solito si giustificano con motivazioni banali come: c’era traffico (ma anche tu hai affrontato il traffico e sei arrivato in orario), ho ricevuto una telefonata (come se oggi non ci fossero i cellulari ma solo il telefono fisso), ho impiegato più tempo del solito a prepararmi (e tu pensi: se avessi iniziato prima non saresti arrivato/a in ritardo).

 

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Una cosa è certa: sia i ritardatari consapevoli sia quelli inconsapevoli ci fanno arrabbiare.

La persona che è sempre in ritardo nasconde una sofferenza emotiva inconscia, differente da personalità a personalità.

Il ritardo dovuto a una sindrome abbandonica

Per le persone che soffrono di questa sindrome il ritardo serve a rassicurarli. Chi soffre di sindromi abbandoniche, soffre d’ansia perché ha paura che l’altro si dimentichi di lui e lo abbandoni. Arrivando in ritardo si rassicura che l’altro è là ad aspettarlo e che si sta “preoccupando” per lui. Queste persone non possono essere puntuali perché hanno paura che se arrivano in orario la persona non si presenti; aspettare gli fa rivivere l’ansia abbandonica.

Il ritardo nel soggetto narcisistico

Le persone con disturbo narcisistico, invece, non si curano degli altri perché sono troppo concentrati su loro stessi. Gli altri possono aspettare perché non contano nulla. Il narcisista ha un Io così grande che tutto il resto scompare. Sono quelle stesse persone che non si curano nemmeno di giustificarsi quando arrivano in ritardo e, se lo fanno, non cercano di far valere le proprie motivazioni: se non esisti non esiste nemmeno la tua pazienza nell’aspettarmi.

Il ritardo nel soggetto borderline

Il soggetto borderline pensa d’avere subito un torto emotivo a livello personale; arrivare in ritardo serve per vendicarsi di quello che inconsapevolmente hanno subito o non hanno ricevuto in una fase della propria vita. Inconsapevolmente pensano: se io ho sofferto, ora è giusto che anche gli altri passino quello che ho passato io. Anche queste persone non si curano di scusarsi perché pensano che sia giusto così.

Il ritardo nel soggetto istrionico

Il soggetto istrionico si sente l’unico essere al mondo meritevole di attenzione. Sarebbe imperdonabile aspettare qualcuno ma, soprattutto, vorrebbe dire perdersi in un’angoscia infinita causata dal non sentirsi più così unici. Invece, per mantenere importanza nei confronti degli altri, cosa c’è di meglio che farsi attendere?

Il ritardo nel soggetto con attaccamento evitante

L’attaccamento evitante è una forma di attaccamento che si apprende fin dalla tenera età. Come si può capire dal nome, la persona non instaura nessuna forma di attaccamento con le persone, anzi, lo evita ed è per questo motivo che essere in ritardo non è un problema perché l’altro non è importante affettivamente.

Il ritardo nel soggetto con attaccamento disorganizzato

Anche l’attaccamento disorganizzato è una forma di attaccamento che si impara fin dalla tenera età e, come si capisce dal nome, è una forma di attaccamento in cui la persona non sa bene come comportarsi nei confronti dell’altro. In questo caso la persona potrebbe arrivare in ritardo per le più svariate motivazioni, ma anche arrivare molto in anticipo. La persona che ha appreso questo tipo di attaccamento, non essendo sicuro di nulla, né di se stesso né dell’amore dell’altro, si comporta in modo caotico.

Esistono soluzioni?

Il primo passo per risolvere il problema è capire qual è il bisogno che mantiene questo comportamento dopodiché si deve lavorare per rielaborare le motivazioni emotive che lo mantengono.