Regole e psicologia

Il rispetto delle regole, è sempre stato un dogma che l’uomo ha cercato di far apprendere alle masse.  Il rispetto è un atteggiamento così importante che lo ritroviamo anche nel mondo animale, anche se a volte viene celato dalla paura del più forte. Pensiamo che già alla scuole dell’infanzia gran parte del programma educativo è rivolto a far apprendere ai bimbi un atteggiamento di osservanza delle norme.

 

Il rispetto in famiglia

E’ facile pensare che in famiglia si lavori molto perché il figlio cresca rispettando le regole e gli altri, in primis i genitori, ma anche i fratelli o gli oggetti. (Ricordiamo anche che uno dei dieci comandamenti è: rispetta tuo padre e tua madre.)

Il rispetto nei confronti di tutto quello che è esterno a noi stessi è sicuramente importante ed è fondamentale per quanto riguarda il benessere dell’uomo.

 

Ma tu quanto ti rispetti?

Questa è una domanda che molto spesso le persone non si fanno, per il semplice motivo che la risposta potrebbe essere carica di emozioni negative. Siamo condizionati a vedere noi stessi come oggetti, oltretutto, oggetti pieni di difetti. Pensiamo solo che molti di noi finiscono per essere violenti verso se stessi.

Il rispetto per se stessi deve essere un punto fermo per il benessere psicologico.

Quando i pensieri critici su di noi stessi ci impediscono di vedere la bellezza che è in noi, perdiamo la connessione con la nostra essenza primordiale che ci sostiene e perdiamo di vista noi stessi.

 

Un caso clinico

Ho seguito una paziente che per tutta la vita ha sempre fatto la cosa giusta per gli altri.

Come risultato finale è arrivata all’età di cinquant’anni avendo uno scompenso psicotico con ricovero in una clinica. Ora non bisogna semplicemente pensare che la causa dello scompenso psicotico sia stato causato da questo schema, ma sicuramente tale comportamento perpetrato per decenni l’ha favorito.

 

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La storia personale come tante altre

La paziente di cui vi parlo a quindici anni ha dovuto fare la scuola giusta per la famiglia, mettendo da parte le proprie passioni, condizionata a soddisfare il desiderio degli altri.

Chiaramente la famiglia puntava alla sicurezza di un lavoro, così le ha imposto di fare ragioneria, lei invece voleva fare il liceo artistico.

Successivamente ha sposato un uomo che non amava, ma era rimasta incinta. La cosa giusta era mettere al mondo una creatura nata non dall’amore, bensì dal caso. Chiaramente la conseguenza giusta era anche sposarsi e per trent’anni non è riuscita a separarsi, perché era sbagliato. Chissà cosa avrebbero pensato gli “altri”.

Quando è riuscita ad andare al lavoro la sua vita sembrava funzionasse bene, ed era così in effetti. Come spesso succede le cose che non vanno, vengono solo messe sotto al tappeto della consapevolezza, ma non scompaiono.

Un giorno il capoufficio la chiama e le dice che dovrà spostarsi in un altro ufficio, in una nuova sede. Lei non vuole, ma per compiacere l’autorità, (in questo caso il superiore) dice di sì senza opporsi.

Nel nuovo ufficio con i nuovi colleghi la situazione precipita velocemente e la signora, prima inizia a non dormire, poi inizia a non mangiare ed infine a non alzarsi più dal letto. Verrà successivamente ricoverate in una clinica con la diagnosi di disturbo psicotico d’adattamento.

Alla fine di un percorso molto doloroso sarà costretta a licenziarsi perché incapace di affrontare la situazione lavorativa.

 

Perché siamo portati a compiacere l’altro

Questo è solo un esempio di come la nostra mente può reagire di fronte a scelte fatte solamente in funzione del compiacimento altrui, mettendo da parte il nostro desiderio. “L’altro” deve avere delle caratteristiche ben chiare. Quello che per convenzione viene chiamato “altro” deve impersonare l’autorità.

 

Chi è l’autorità?

L’autorità in ambito psicologico è rappresentata da una “figura” che impersona il potere, ma anche il giudizio e la punizione se non si segue il suo volere.

Una volta c’era la figura del padre autoritario nelle famiglie. Oggi non è molto diverso, ma i ruoli familiari sono un po’ cambiati ed in molti casi anche confusi. L’autorità può essere considerata una persona che attraverso il senso di colpa, le paure abbandoniche, il giudizio critico negativo impone al soggetto debole di seguire le regole che il soggetto autoritario stabilisce.

La conseguenza è agire più secondo ciò che vogliono gli altri piuttosto che ascoltare e seguire i propri desideri.

 

Come uscire dalla sudditanza psicologica?

Premetto che non è per nulla facile uscire da tale sudditanza, perché l’emozione che mantiene tale atteggiamento è la paura. Una forte paura d’essere puniti, ma soprattutto d’essere abbandonati con conseguenze gravissime per la propria incolumità. Con il conseguente rischio che si inneschi il giudizio che porta a provare odio verso se stessi.

Per uscirne bisogna cominciare a pensare che si può beneficiare degli errori perché questi ultimi ci mostrano i nostri limiti e ci guidano verso la crescita.

E’ importante credere in se stessi e per farlo bisogna affrontare le proprie paure inconsce, che il bambino che siamo stati sta ancora vivendo.

Personalmente utilizzo l’ipnosi regressiva per aiutare le persone a prendersi cura del bambino che è ancora nel loro inconscio e che vive le stesse cose anche se sono passati decenni.

 

Durata dell’intervento.

Se il paziente non è in una fase acuta del disturbo con una decina di sedute si possono vedere dei cambiamenti molto importanti, ma se il paziente è nella fase più acuta non si può correre, perché la prima cosa che il paziente deve imparare è la fiducia, deve imparare a fidarsi del terapeuta e non vederlo come l’ennesima “figura autoritaria” che impone regole. Questo in alcuni casi è un processo anche molto lungo.

 

Obiettivo finale.

La libertà. Una libertà che è un mondo nuovo, ancora sconosciuto. La libertà dell’essere se stessi per molti è un costrutto consolidato ed appreso fin da piccini, ma per molti è un mondo sconosciuto a cui si ha smesso di crederci. Libertà che possiamo anche chiamare autenticità che significa riscoprire “la bellezza” che si cela in noi stessi, vivere con libertà scelte consapevoli a alleggerite dal giudizio.

Imparare a tradurre i giudizi su se stessi nella ricerca, ascolto e riconoscimento dei propri bisogni insoddisfatti