Quando la pulizia diventa un’ossessione

Ossessione e pulizia. Vivere in un ambiente pulito ed ordinato è molto positivo sia per la salute, perché la pulizia previene molte forme di malattie, sia per la mente, perché l’ordine esteriore implica un ordine interiore. Bisogna però stare attenti che le pulizie non diventino una ossessione. Le ossessioni rientrano nei disturbi d’ansia e avere un comportamento ossessivo non facilita la vita. L’ossessione per le pulizie in molti casi nasconde qualcos’altro.

Con la crescita tutti dovrebbero apprendere che la pulizia personale e dell’ambiente in cui si vive è un’abilità da conquistare. Quando nasciamo non l’abbiamo come patrimonio innato. I bambini sono l’esatto contrario. Chi ha figli piccoli conoscerà bene la situazione della stanza dei giochi. Anche solo dopo pochi minuti che il bambino ha iniziato a giocare, sembra che sia esplosa una bomba. Un altro momento difficile per i genitori è il bagnetto: sembra quasi che i bambini siano allergici all’acqua o al sapone; fosse per loro, non si laverebbero mai. Eh sì, quando nasciamo la priorità per l’ordine e la pulizia non la sentiamo. Man mano che si cresce in primis ci viene insegnata l’importanza della pulizia personale e successivamente del tenere in ordine le nostre cose.

Non di rado nella mia professione di psicoterapeuta mi succede d’incontrare persone che hanno sviluppato queste competenze in modo patologico, tanto da compromettere il naturale svolgimento delle attività quotidiane e relazionali. L’ultima volta un marito mi ha detto che la moglie, la quale soffre di problemi d’ansia, pulisce sul pulito. Altre volte ho sentito “non riesco ad uscire di casa se il letto non è stato rifatto” oppure “non riesco ad addormentarmi se i piatti non sono stati lavati”. Questi comportamenti si possono riferire al mondo esterno, ma anche verso noi stessi. Ho avuto in cura persone che si lavavano le mani anche cinquanta volte al giorno o che si facevano la doccia cinque o sei volte prima d’uscire di casa.

Cosa sta alla base di questi comportamenti?

Un esagerato bisogno di controllo.

Perché abbiamo bisogno del controllo?

Per il semplice fatto che il controllo ci fa sentire sicuri. La prima forma di sicurezza fa leva sulla sensazione di appagamento se controlliamo la situazione o noi stessi. Se ho la situazione sotto controllo o mi so controllare, la mia mente può prendersi un attimo di riposo perché non ci sono pericoli all’orizzonte. Lo apprendiamo molto precocemente, ma come fa spesso la nostra mente: generalizza.

 

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Se in una o più situazioni mi sono rilassato perché avevo il controllo della situazione, allora la mente generalizza e ci porta a pensare che più avrò il controllo sull’ambiente circostante o su me stesso, più mi sentirò al sicuro. Purtroppo non abbiamo il controllo su nulla, questo lo capiamo molto velocemente, ma sapendo che un tempo il controllo ci aveva aiutato, lo ricerchiamo in modo esponenziale. Il controllo ci serve per ritrovare quella pace interiore frutto della sicurezza che costantemente cerchiamo.

Ma perché ci sentiamo insicuri?

Partiamo dal fatto che l’insicurezza la apprendiamo nelle nostre prime relazioni, di solito con i genitori. I bambini che non si sentono sicuri sono quelli che per qualche motivo non si sono sentiti amati, che ricercavano, invano, nell’adulto quella base sicura e quell’accettazione incondizionata che un bambino deve avere senza nemmeno chiederla. Tutti quei bambini che hanno vissuto episodi abbandonici o carenze affettive, da grandi saranno degli adulti ansiosi e non di rado svilupperanno dei disturbi ossessivi.

Queste persone hanno un grande bisogno di credere in loro stessi perché pensano “non vado bene”, avendolo pensato più volte da piccoli. Quando un bambino viene allontanato o non riceve le cure affettive che cerca, non pensa che l’adulto sia disturbato o che sia l’adulto ad essere sbagliato, bensì pensa d’essere lui quello sbagliato o d’avere qualcosa di imperfetto e, pertanto, si merita tutto quello che sta vivendo. Crescendo, questi schemi rimangono anche se vengono nascosti da altri schemi più razionali e logici che si sviluppano con la crescita. Molti pazienti, quando mi parlano delle relazioni con i genitori depressi o alcolisti capiscono solo a tarda età che questi avevano dei problemi personali; alcuni anche perdonano il genitore, ma difficilmente si ricordano cosa pensavano da piccoli, hanno solo dei ricordi che li portano a sentirsi tristi ed insicuri.