Perdono

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Dopo la pubblicazione dell’ultimo articolo, molti lettori mi hanno scritto. Ringrazio tutti per l’interesse che hanno dimostrato sull’argomento “perdono”. Immaginavo che il “perdono”, il “perdonarsi” fosse un argomento interessante e per alcuni aspetti anche stimolante.

Non potendo pubblicare tutte le email che ho ricevuto, ho scelto di pubblicare la risposta di una lettrice del blog.

Buona lettura

Buonasera dott. Ceschi 

ho letto il Suo articolo sul perdono. Già il fatto che si dica non è facile significa che è una cosa che va appresa piano piano, in effetti non è facile e chiaramente premetto sto esponendo le mie impressioni, i miei punti di vista e soprattutto le mie esperienze che sono fondamentali per le scelte future.

Se analizziamo l’etimologia della parola perdonare scopriamo che significa donare completamente, vale a dire una manifestazione di generosità e altruismo di livelli assoluti.

Ma quanti sanno perdonare veramente? Con sincerità, in modo definitivo? Col cuore e non solo a parole?

Un altro discorso da tenere in gran considerazione è il donare il perdono a una persona che ti ha chiesto scusa oppure a qualcuno che beatamente si crogiola nella convinzione di non averti nuociuto, offeso o danneggiato.

Non mi trovo molto d’accordo con Recalcati quando dice che il percorso che porta al perdono è un lavoro che richiede tempo e dolore psichico ed è simile al lutto. No, per me non è così. Innanzitutto bisogna vedere l’entità della colpa che ha la persona che devi perdonare, se poi questa persona è importante per te, se ci tieni. Più tieni a una persona più sarà difficile perdonare. Se poi a causa di quella persona tu stai soffrendo ancora, allora è veramente dura. Sempre citando Recalcati nel perdono siamo di fronte a qualcuno che ci chiede di essere perdonato ed è ancora vivo. In entrambi i casi potrebbe non essere così e cioè come la mettiamo con le persone che da vive hanno creato uno tsunami che ancora ti porti dietro e dentro e che non ti hanno mai chiesto scusa e che ora non ci sono più? 

Ti sforzi di perdonare, di giustificare, di fartene una ragione, di mettere a tacere il rancore che hai verso chi ha tradito tutta la fiducia che hai riposto in lui, ma dopo un pò ci ricaschi e anche se vorresti un po’ di bene per la tua anima sei così altruista che ci rinunci sperando che chi non c’è più si penta, e ti verrebbe da dirgli “ne valeva la pena”?

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Arrivi persino a giustificare quella persona facendotene una colpa del fatto che tu dovevi capire, dovevi ascoltare il tuo istinto, dovevi essere più matura e ti arrabbi, sempre con te stessa. Ma poi si che arriva il perdono, si ti perdoni perché eri in buonafede, perché eri entusiasta della vita, perché eri spontanea, perché c’eri. Tu c’eri. E ti perdoni. E non è un giustificarsi no non c’è bisogno di giustificazioni.

Perdonare e perdonarsi e non giudicare

E’ vero non è facile perdonare, ma non è detto perché non è facile sia anche sbagliato o brutto.

Il perdono non dovrebbe riguardare la gravità, se giudichiamo gli altri o noi stessi, contribuiamo alla distruzione e non alla trasformazione di un dolore.

E’ necessario maturare nuove consapevolezze, convertire la rabbia e rendersi conto che alla base di tutto c’è un bisogno non soddisfatto e non compreso.

Perdono e rabbia

La piena espressione della rabbia richiede la piena consapevolezza del nostro bisogno.

Ma Attenzione! Per soddisfare tale bisogno è necessario avere dell’energia. La rabbia, tuttavia, assorbe la nostra energia dirigendola verso la punizione delle altre persone, o di noi stessi, anziché verso la soddisfazione del bisogno.

Saper perdonare non dipende dall’azione che ci ha portato al rancore, bensì dallo schema mentale ed emotivo che mettiamo in pratica per perdonare.

Saper perdonare, quindi – dare un dono – è la cosa più sottovalutata che facciamo. Sottovalutata perché di solito ci aspettiamo sempre qualcosa, anche un semplice grazie oppure un sorriso quando doniamo qualcosa.

Perdono e bisogni personali

Anziché provare una “giusta indignazione”, suggerisco di connettersi empaticamente ai propri bisogni personali oppure a quelli degli altri. Questa è la trasformazione; abbandonare il giudizio verso se stessi e gli altri (che è un’azione distruttiva), per dare spazio mentale all’ascolto, ai bisogni emotivi non soddisfatti e non compresi.

Decidere di accogliere i limiti di chi ci ha ferito e andare oltre con consapevolezze nuove porta a trasformare la rabbia, rielaborare il risentimento, l’amarezza in accettazione. Donare completamente, significa comprendere e trasformare il dolore psichico: “restituire la vita a quell’amore che pareva morto”.

Seconda risposta

Buonasera dottore,

concordo pienamente con Lei, perdonare è bello e giusto.  È la cosa più grandiosa che un essere umano possa fare verso un altro individuo. Diciamo che è l’essenza della vita, della buona vita, dal momento che tutti sbagliamo, tutti perdoniamo e se ci fosse questo bell’equilibrio il mondo funzionerebbe al meglio.

Le famiglie sarebbero più unite e vi sarebbe reciproco aiuto. L’essenza, Lei dice,  sostanzialmente sta nel farsi uno schema mentale ed emotivo che dobbiamo mettere in pratica per perdonare (vorrei tanto la formula magica). Mi creda ho perdonato anch’io come faranno tante altre persone, ma purtroppo in questo caso (lei sa a chi mi riferisco) la cosa mi riesce difficile. Ci ho provato varie volte, poi all’inizio non c’era la rabbia ma dolore.

Ora, col trascorrere degli anni, quel dolore si è tramutato in rabbia e mi creda non ne vado fiera. Vorrei guardarmi allo specchio e vedere una donna matura, saggia, infelice ma forte, forte nella propria fragilità.  Perché non dimentichiamo che chi perdona è forte e invece non sono così e la sofferenza in me raddoppia.

So bene che quando si perdona non ci si deve aspettare né un grazie, né una lode, ma almeno il pentimento del perdonato, ma forse è troppo, diciamo che è meglio non aspettarsi nulla se non riconoscere la nostra forza.

Spero che prima o poi arrivi anche per me quello stato di grazia in cui il mio cuore e il mio cervello si libereranno di tutto quel malessere accumulato e che arrivi quel perdono che libera tutti: chi lo dà e chi lo riceve.

Grazie e buona serata.