umore e scelte

Nel precedente articolo hai potuto capire come le reazioni psicologiche associate ai pensieri creano le emozioni.

Non solo le emozioni ci influenzano, ma anche l’umore ha un notevole potere sulle nostre scelte.

Non serve essere degli psicologi per capire come il nostro cervello emotivo fa sì che una vasta gamma di giudizi vengano influenzati dal nostro umore. Quando siamo in uno stato d’animo gioioso la vita ci appare più soddisfacente, ci risulta tutto più semplice e le persone ci sembrano persino meno aggressive.

Degli psicologi per dimostrare tutto ciò hanno fatto un esperimento, semplice ma efficace.

Uno psicologo appostato in un centro commerciale fingeva d’essere il rappresentante di una azienda ed offriva ad alcuni clienti – non a tutti – un piccolo dono, per far conoscere i prodotti dell’azienda. A poca distanza un altro psicologo – fingendosi un intervistatore – chiedeva a queste persone di dare un giudizio sulla qualità dei propri televisori. Gli avventori che avevano ricevuto il dono davano un giudizio significativamente più positivo rispetto ai clienti che non avevano ricevuto il regalo.

Altri ricerche hanno dimostrato come il tempo meteorologico influenzi il nostro umore e come l’umore poi influenzi la nostra giornata.

La leggerezza d’animo può addirittura influenzare il modo in cui percepiamo il dolore.

 

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In un esperimento un psicologo aveva chiesto a dei volontari di stimare l’intensità e il grado di dolore causato da una fonte di calore posta sotto la mano. Nel contempo, veniva posto sotto le narici un aroma piacevole o sgradevole. La percezione del dolore non dipendeva dall’odore gradevole o sgradevole. Tuttavia, il loro umore si rivelò influenzato in modo significativo dalla fragranza inalata. Quando i volontari inalavano l’aroma piacevole trovavano che il dolore fosse meno spiacevole di quando l’odore era sgradevole.

La capacità che le nostre emozioni de i nostri stati umorali hanno di influenzare i nostri giudizi, e le interpretazione che diamo al mondo esterno, sono così subdole che, spesso non ce ne accorgiamo.

Per spiegare tutto ciò un gruppo di psicologi ha alterato lo stato d’animo di alcuni volontari servendosi di musiche e film allegri o tristi. Successivamente i volontari hanno guardato un filmato che proponeva il volto di un attore che da sorridente passava poco a poco a un’espressione neutra. Dopo, gli stessi volontari dovevano guardare un filmato con lo stesso attore che da un’espressione triste passava a un’espressione neutra. Il compito dei volontari era di bloccare il filmato nel punto in cui avevano la sensazione che la persona che stavano osservando non fosse più felici o triste. Lo stato d’animo indotto precedentemente dagli psicologici, mediante la visione dei filmati e delle musiche tristi o allegre ha dato un effetto degno di nota. I soggetti che avevano visto il filmato allegro percepivano più a lungo l’espressione di gioia a differenza dei volontari che erano stati influenzati con filmati e musiche tristi. Gli stessi volontari malinconici percepivano il volto corrucciato più a lungo, rispetto a quelli allegri.

Possiamo dire che è il nostro cervello emotivo che colora o tinge di grigio il mondo e non il contrario.

Il cervello emotivo non influenza solo il presente, ma anche il futuro e il passato. Chi ha un atteggiamento gioioso e felice farà delle previsioni ottimistiche, anche se poco realistiche. La stessa cosa vale per chi ha un atteggiamento negativo, perché avrà una visione del futuro che confermerà il proprio atteggiamento negativo.

Anche il passato è influenzato dalla nostra mente emotiva.

Il cervello usa una strategia chiamata fading affect bias (in italiano lo potremmo chiamare – me ne lavo le mani) per attenuare inconsapevolmente gli effetti negativi passati. Il cervello emotivo rielabora le emozioni angosciose del passato in modo tale da renderle meno angosciose man mano che il tempo passa. Lo stesso cervello emotivo ci viene in soccorso quando stiamo vivendo un’esperienza più che traumatica. In questo caso la persona racconta di non essere stata d’avvero presente e descrive di avere vissuto una esperienza di estraniazione come se fosse stato un alter ego a viversi l’esperienza. Questo fenomeno in psicologia viene chiamato depersonalizzazione. Potremmo definire la depersonalizzazione come un asso nella manica che il cervello usa nei momenti troppo difficili da gestire o quando le emozioni di elaborare sono troppe intense.

Potremmo definire il nostro cervello emotivo come un generale che cerca costantemente di tenere le file di un esercito che viene attaccato sia dall’interno sia dall’esterno e quando la situazione si fa troppo minacciosa alza bandiera bianca, facendo finta di essere li per caso.

Nei prossimi articoli vi parlerò di un altro generale di cervello, il cervello vanesio.