Oggi vi parlerò degli atteggiamenti di aspettativa. Questi atteggiamenti risultano molto utili se usati in modo positivo, purtroppo molto spesso capita di connotarli al negativo ed è un errore da non fare.

Il mio amico Mario (nome di fantasia), è un ragazzo che si considera fortunato  nell’ambito delle relazioni sentimentali, del lavoro e delle amicizie. Mario è un ragazzo o meglio un giovane adulto che ha molta fortuna con il gentil sesso. Molti miei amici si chiedono da dove arrivi questa sua fortuna, visto che non lo si può paragonare a Brad Pitt. Sicuramente Mario ha una buona autostima e ha affinato una sua tecnica personale. Ma questo non basta per spiegare il tutto.

 

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Un esperimento di psicologia che è stato ripetuto più volte può far capire cosa sono gli atteggiamenti di aspettativa che Mario ha fatto propri e che gli danno quel quid in più, rispetto alle altre persone.

L’esperimento coinvolgeva un centinaio di persone divise in due gruppi, gruppo A e il gruppo B. All’esperimento si faceva partecipare un altro soggetto imparziale esterno ai due gruppi. Si teneva il soggetto imparziale isolato in una stanza mentre si spiegava ai due gruppi che ogni singola persona del gruppo A e del gruppo B dovevano entrare a coppie in una stanza dove non dovevano parlare tra loro ma solo camminare a casaccio per la stanza. Gli veniva anche spiegato che dopo circa due minuti che erano nella stanza, una terza persona sarebbe entrata, che non dovevano parlaci o chiedere nella. La persona che sarebbe entrata era il soggetto imparziale. Si raccomandava alle persone di non parlarsi ma solo di camminare distrattamente per la stanza.

Ad ogni singola persona del gruppo A gli veniva detto che il soggetto imparziale gli avrebbe dato 5 euro invece alle persone del gruppo B gli veniva detto che gli sarebbero stati dati 50 euro. Chiaramente poi le banconote venivano restituite conoscendo le finanze della ricerca italiana.

Al soggetto imparziale veniva spiegato che doveva entrare nella stanza e volta per volta avrebbe incontrato due persone. Non doveva chiedere nulla e non gli sarebbero state rivolte domande. Dopo una rapida occhiata doveva decidere a chi dare i 5 euro e a chi invece i 50 euro. Gli si spiegava che doveva farlo per più volte e che ogni volta all’interno della stanza avrebbe trovato due persone diverse. Praticamente il soggetto imparziale non aveva alcun indizio per la sua scelta.

Nell’ottanta percento dei casi i soggetti del gruppo A ricevevano i 5 euro e i membri del gruppo B ricevevano i 50 euro.

Perché?

Perché il gruppo A si aspettava una banconota da 5 euro e il gruppo B avendo una aspettativa maggiore si aspettava una banconota da 50 euro. Il soggetto imparziale reagiva ai cenni minimi dell’aspettativa maggiore, senza nemmeno accorgersi cosa stava succedendo.

Allora perché il mio amico Mario ha successo con le donne? Oltre a quello che si è detto prima, Mario sa già cosa aspettarsi (grazie anche ai successi precedenti) e farà tutte le mosse giuste perché la sua aspettativa venga soddisfatta.

In psicologia questo fenomeno è stato anche chiamato come la profezia che si auto avvera. Un trucco della nostra mente che se usato positivamente ci può aiutare in molte situazioni.

Come dimostra l’esperimento però questi atteggiamenti possono portarci a degli ottimi risultati, ma se usati male ci possono anche penalizzare.