Mentre i Campionati di nuoto di Shanghai si stanno svolgendo e i nostri campioni, tra tutti Federica Pellegrini lottano per una medaglia, molti di noi si chiederanno quali differenze ci sono tra un campione e un dilettante.

Allora quali differenze ci sono tra un campione come Tiger Woods o Federica Pellegrini e gli altri. Nel film “Ogni maledetta Domenica” di Oliver Stone, Al Pacino spiegava che la differenza tra un campione e un dilettante sta’ nei particolari che i campioni curano a differenza dei non campioni. I particolari però vanno ricercati anche a livello fisiologico, aggiungerei io.

 Il cervello del campioni lavora ed elabora gli stimoli e le emozioni in modo diverso. Molto probabilmente le basi fisiologiche sono geneticamente innate però è l’allenamento e il successo delle varie vittorie a fare il resto.

Il neurologo John Milton dell’Università di Chicago ha comparato con la risonanza magnetica il cervello di un campione di golf con un dilettante, per capire le differenze neurofisiologiche tra chi vince e chi no.

Dalla ricerca è emerso che il campione sfrutta al massimo l’area della corteccia motoria e inibisce il sistema limbico e dell’amigdala (aree riservata all’elaborazione delle emozioni) a differenza dell’amatore. In pratica i campioni non ammettono intrusioni emotive e l’area che viene stimolata è solo quella che riguarda il gesto atletico. Quindi le emozioni non aiutano le prestazioni sportive. Un esempio sono le crisi emotive che colpivano la Pellegrini prima delle gare. Federica sta dimostrando nei Campionati Mondiali che si stanno disputando in questi giorni d’aver superato queste difficoltà emotive.

Come ho detto i fattori che fanno la differenza sono molteplici. Una ricerca dell’Università della Florida del 2007 ha dimostrato che le pupille di una persona normale si muovono 150 – 600 millisecondi, invece le pupille dei vincenti si incollano sull’obiettivo fino a 1.500 millisecondi, una bella differenza.

Oltre le differenze neuronali e quelle fisiologiche le differenze sono anche a livello ormonale. Una ricerca del 2006 presentata a Pittsburgh ha dimostrato che il testosterone dei giocatori che giocano in casa è più elevato di quello degli ospiti. Il testosterone è l’ormone dell’aggressività e l’aumento nei giocatori in casa è stato spiegato come l’istinto di difendere il proprio territorio. Sicuramente giocare davanti ai supporter di casa che di solito sono la maggioranza ha la sua importanza ma questo non basta per spiegare il fattore campo.

Queste ricerche fanno luce sulle cause neuro-endocrine della differenza tra i campioni e chi arriva secondo ma se la basi fisiologiche di un campioni sono il motore il volante è sicuramente la psiche. Per questo motivo non basta avere il motore di una Ferrari se poi la stessa auto non la si può guidare perché manca il volante o perché lo sterzo è difettoso. Le motivazioni, l’autostima e la gestione delle emozioni vincenti sono altrettanto importanti delle basi fisiche ed endocrine. 

Dr. Ceschi Psicologo Padova-Mestre