Attacchi di panico e guida

Attacchi di panico e guida, quali affinità? Molti dei miei pazienti che si sono rivolti a me perché soffrivano di attacchi di panico, mi hanno raccontato che il primo attacco di panico l’hanno avuto mentre guidavano. Può sembrare strano ma guidare un’automobile o un altro mezzo di trasporto a quattro ruote (guidare una bicicletta o una moto non influisce su questo disturbo) favorisce l’attacco di panico.

Guidare un’auto è una attività ipnagogica, come leggere, camminare, lavare i piatti o fare tutte quelle attività ripetitive in cui la consapevolezza è impegnata a compiere un comportamento spontaneo appreso attraverso la ripetizione. In questo contesto l’inconscio ha la possibilità di esprimersi e ciò favorisce l’attacco di panico.

L’attacco di panico ha una caratteristica peculiare: arriva all’improvviso. Un attimo prima si stava bene e subito dopo si sprofonda nella più acuta crisi d’ansia che la persona abbia mai conosciuto. I miei pazienti mi raccontano che prima dell’attacco di panico stavano vivendo una tranquilla giornata e, mentre sono alla guida della propria auto, all’improvviso il cuore inizia a battere sempre più forte, sentono la tipica mancanza d’aria, il campo visivo si restringe e la sudorazione aumenta copiosamente. Il tutto è accompagnato da un unico pensiero: sto per morire.

Quando l’attacco di panico arriva mentre si sta guidando il significato può essere molto chiaro: il desiderio inconscio di sentirsi liberi.

 

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Guidare facilita l’introspezione, come leggere o correre, ma guidare ha una caratteristica in più: è molto impegnativo a livello consapevole. Quando guidiamo usiamo tutti i nostri sensi e, senza accorgercene, sovraccarichiamo la parte consapevole della nostra mente stimolando l’inconscio.

Quante volte avete guidato l’auto (sempre su strade o percorsi ben conosciuti) e vi siete trovati alla meta senza rendervene conto?

Questo succede perché la nostra mente consapevole sta facendo una cosa molto impegnativa: guidare, mentre il nostro inconscio è libero di esprimersi come sa fare lui, attraverso immagini pensieri e sensazioni.

Di solito chi sperimenta un attacco di panico mentre guida, ci pensa due volte prima di mettersi nuovamente alla guida; altre volte, invece, la persona è costretta a guidare allora inizia ad escogitare tutta una serie di escamotage. Il più usato è quello di avere compagnia in auto, una sicurezza; altre volte si guida con il finestrino aperto o con la musica a palla per non pensare. Di sicuro si evitano tangenziali, autostrade o strade rettilinee.

Tutte le persone che ho conosciuto che hanno sofferto di questo disturbo mi hanno raccontato che non riuscivano a guidare su strade libere, rettilinee o che fiancheggiavano fiumi.

Vi sembra strano?

No! Perché guidare vuol dire libertà, indipendenza, a volte fuga ed una strada rettilinea, libera e spaziosa ha lo stesso significato.

L’attacco di panico non è altro che la forma più alta di ansia che una persona possa provare e l’ansia non è altro che la forma più naturale che abbiamo di fronte alla paura.

L’attacco di panico che le persone vivono quando sono alla guida non è altro che una risposta naturale al bisogno di sentirsi liberi, autonomi ed indipendenti da relazioni, regole, schemi morali, religiosi o sociali.

Di solito l’attacco di panico arriva quando la persona è da sola alla guida, quando inconsciamente rivive la prima grande paura che viviamo tutti: l’angoscia di separazione.

Per superare questo problema, che, se non viene affrontato porta ad un graduale allontanamento dalle normali attività lavorative e sociali, bisogna lavorare con la paura d’essere liberi ed indipendenti, con la paura d’andare contro quelle regole dette e non dette che di solito si imparano in famiglia o che ci arrivano da dogmi religiosi o sociali.