Un'emozione chiamata rabbia

Questo articolo parla della rabbia. Perché è importante questa emozione? La maggior parte dei problemi psicologici sono causati da due emozioni: paura e rabbia.

La rabbia però è da sempre considerata un’emozione da evitare. Fin da piccoli ci insegnano che non dobbiamo arrabbiarci. Se provi questa emozione sei un bimbo cattivo. Per questo motivo cresciamo non sapendola accettare e ci sentiamo in colpa quando la proviamo.

La rabbia non espressa è la causa di molti problemi psicologici, in primis i disturbi ossessioni compulsivi. Pensieri che si impadroniscono della nostra mente e non la lasciano mai.

Di seguito potrai leggere la definizione che mi ha inviato la blogger Maddalena Capra (link: http://www.pensierirotondi.com/) sulla rabbia.

 

Non riuscire a capire. Cosa funziona in quel pezzo e cosa non vada nell’altro. Poi osservi, leggi, scruti. C’è quel piglio, è quello, che manca. Correggo, metto le mani. Non basta. D’accordo, ho capito il problema, però non so come ovviare. Mi sento impotente. L’impotenza è una ragione di rabbia.

La ritrovi ovunque. Davanti alla pagina, nei rapporti, nelle cose. La linea sottile che separa l’accettazione dalla responsabilità. Dove corre? Ci sono persone facili, stanno in equilibrio su tutto, c’hanno quei piedi, come palmati, oppure gommoni, solcano mari.

Io sono sempre in punta, come una ballerina. Una nota che cambia, un cigolio del palco, e sotto, giù, sui ginocchi. E allora molla, no? mi dico. Sapessi farlo. Scendere nella platea delle cose comuni.

È la convinzione di poter cambiare quel cigolio, la mia salvezza, la mia condanna: sapere o credere che puoi fare qualcosa ti grava sulle spalle, sui giorni, eppure vuol ben dire, anche, che non sei schiavo degli eventi, che puoi fare la tua parte.

Allora forse è questione di proporzioni.

E come fai a dartele?

La solitudine. L’altra gamba su cui cammina la rabbia. Vanno insieme, l’impotenza e la solitudine. Ché in fondo cosa ce ne fregherebbe di non avere potere, se non rischiassimo di essere soli?

Come le volte che non ti hanno amato: cosa potevi fare? Ripartire sereno e sicuro che in fondo basti a te stesso, ammollarti in questa menzogna.

La rabbia è merce pesante da trasportare, è refurtiva da nascondere.

Ti hanno insegnato che non è cosa. “Perché ti arrabbi? Non serve a niente.” La frase grido di mio padre.

Non serve, però è inevitabile.

E se servisse? Se la smettessimo di chiuderla in un castigo?

Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. La rabbia non è odio, puoi prendertela un po’ addosso, sulle ginocchia, conoscerla. Invece ne hai paura. Pensi alle guerre, alle grandi cose. Alle rivendicazioni, alle gare sporche. Anche in famiglia, nelle inezie: la rabbia è scomoda, difficile da gestire, da incanalare, insegnare, accogliere. Meglio farla fuori. Con altra rabbia.

Io ci provo, con i miei figli. Sei arrabbiato? Va bene, è un’emozione come un’altra. Fa schifo? È vero, hai ragione. A nominarla sono anche brava. Gli insegno che non è una vergogna. Ma poi? Poi cosa fai? Cosa gli dico, cosa mi dico, stai lì e aspetta che passi? Oppure i grandi scavi freudiani, andiamo sotto a vedere che c’è, smantelliamo. Non so. Forse certe persone hanno la rabbia cucita dentro. Sono abituate a usarla come energia. Senza si sentirebbero stanche, sai, come quella spossatezza che ti arriva in primavera, che potresti essere felice, il risveglio della natura, i fiori, le giornate più lunghe. E invece stai felice un pochino e poi ti sfianchi subito.

Non so nemmeno immaginarmela, una vita senza rabbia. In fondo non è neanche detto che, senza quella, sarei sfacciatamente felice.

 

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Penso che Maddalena sia riuscita a descrivere molto bene questa emozione. Un’emozione forte che porta tanto dolore, forse per questo temuta.

Grazie Maddalena

Se vuoi conoscere la blogger Maddalena Capra visita il suo sito: http://www.pensierirotondi.com/