Cura dello stress con l'ipnosi

Evoluzione del concetto di stress

Il termine stress venne introdotto per la prima volta nel 1936 da Hans Selye che lo definiva come una reazione fisiologica naturale attivante l’asse ipotalamo – ipofisi – corticosurrene. Selye aveva preso il termine stress dalla meccanica che lo usava per definire una azione di forze fisiche su strutture meccaniche. Il termine in meccanica aveva una connotazione negativa, ma secondo Selye lo stress era una risposta essenziale e fondamentale per la vita degli esseri umani. La completa eliminazione dello stress della vita può portare alla morte. Secondo Selye lo stress è una reazione naturale del nostro corpo che favorisce un adattamento dinamico all’ambiente, garantendoci la sopravivenza e l’evoluzione della specie. Per Selye le risposte allo stress non provocano effetti negativi se sono di breve durata. Il soggetto sotto stress attiva delle competenze per far fronte alla situazione stressante e mette in atto un adattamento psico-fisiologico rispetto alla situazione o all’oggetto stressogeno.

Successivamente nel 1976 Lazarus introdusse il termine stress psicologico, individuando lo stress come reazione ad una minaccia. Secondo Lazarus la reazione di stress dipende dalla valutazione cognitiva dello stimolo stressogeno. Quindi se il soggetto non valuta lo stimolo come una minaccia per se stesso o per l’ambiente dove vive, non attiva tutta una serie di risposte emotive-fisiologiche anti-stress.

Come si può ben capire si è passati da una lettura puramente medica e fisiologica ad una puramente cognitiva psicologica di cos’è lo stress. Come succede spesso nelle scienza non c’è un’unica lettura o un’unica visione dello stesso oggetto di studio ma la verità è molto più complessa, e per essere studiata deve avere un approccio multidisciplinare.

Quando abbiamo provato per la prima volta una situazione stressante?

Sicuramente la prima volta che abbiamo provato una situazione stressante è stato il momento della nascita. Lo stesso Otto Rank aveva ipotizzato che il momento della nascita era alla base di molte psicopatologie, le sue teorie lo portarono lontano dal suo maestro Sigmund Freud. Il momento della nascita è sempre stato considerato come uno dei momenti più stressanti dell’intera vita di una persona. Abbiamo il passaggio drastico da due ambienti completamenti diversi. Tutti i sensi, dalla vista all’udito al tatto si devono riadattare a un nuovo ambiente. Siamo stati immersi nel liquido amniotico per nove mesi e subito dopo ci troviamo a respirare aria e a percepirci in modo diverso. È come essere sbattuti in un altro pianeta completamente diverso in modo faticoso e lento. La natura poi ci aiuta a non ricordare questo momento e a considerarlo come uno dei momenti più importanti di ognuno di noi.

Successivamente abbiamo dovuto adattarci ai vari cambiamenti che l’evoluzione personale ci costringe. Il passaggio da un ciclo scolastico ad un altro, i cambiamenti lavorativi e tutte quelle situazioni che ci costringono a un nuovo adattamento relazionale, amici e partner.

Una visione cognitivista dello stress 

Secondo il modello cognitivista le reazioni allo stress sono influenzate da:

  • Entità oggettiva dello stimolo
  • Significato che lo stimolo ha per il soggetto

Infatti mentre alcuni stimoli sono effettivamente stressanti e provocano la stessa reazioni in molte persone, altri possono dare risposte diverse in diversi contesti. Tale differenza dipende dall’apprendimento e dall’esperienza individuali di ognuno di noi.

Un modello multidisciplinare: il modello Ericksoniano

Per questo motivo il modello ericksoniano si basa su alcuni assunti fondamentali:

  • Ogni essere umano è unico, per tanto deve essere unico anche l’approccio terapeutico
  • L’inconscio viene visto come risorsa per risolvere i problemi del vivere quotidiano
  • Le persone hanno la capacità di auto-guarirsi e di auto-sostenersi se riescono a farlo
  • Sintomi e problemi psicologici sono frutto di una inadeguata relazione tra mente conscia e mente inconscia

L’approccio Ericksioniano pone maggiore interesse alla risoluzione dei sintomi o dei problemi comportamentali che il paziente porta. Secondo Erickson l’inconscio è il serbatoio dove attingere individualmente le soluzioni del problema, soluzioni che la mente conscia non è riuscita a trovare.

  • La terapia Ericksoniana per la sua inclinazione all’apprendimento si avvicina alle terapie comportamentali.
  • Per il suo interesse tra mente conscia ed inconscia si avvicina al modello cognitivista
  • Per l’interesse e il lavoro sui simboli inconsci e per l’economia della mente si avvicina alla psicoanalisi.
  • Per l’interesse rivolto alla crescita della persona può essere considerata una terapia umanistica.

 

La terapia Ericksoniana applicata ai disturbi da stress e soprattutto al disturbo post traumatico da stress PTDS, utilizza la suggestione, le metafore e  l’uso dei paradossi come elementi fondamentali per la cura. Secondo questo modello bisogna cambiare il quadro di riferimento percettivo e cognitivo, rielaborandolo in modo creativo usando le risorse individuali del soggetto. Questi nuovi quadri di riferimento sono un mix tra vecchie e nuove elaborazioni a livello inconscio. La risoluzione di un problema a livello psicologico, di un sintomo o di una patologia è frutto di una nuova rielaborazione che produce una nuova serie di associazioni più adattive per la crescita personale. Se una esperienza negativa non viene elaborata in modo soddisfacente, le informazioni acquisite a livello sensoriale, immagini, suoni, odori e emozioni rimangono bloccati e non modificabili nel tempo. In questo modo il materiale resta conservato in forma disturbante ed eccitatoria.

Dr. Ceschi Psicologo Padova – Mestre