cervello vanesio

Il cervello vanesio o narcisista ha il compito di abbellire la realtà e le nostre prestazioni.

Questa forma di consapevolezza ci potenzia e ci esalta, riscrivendo la realtà senza tenerne conto. Si può dire che il cervello vanesio ci mette sopra a un piedistallo, facendoci sentire più sicuri, risparmiandoci le frustrazioni della vita. È così potente che alle volte riesce a tradurre in realtà le nostre stesse convinzioni.

Il cervello vanesio è abilissimo a aggirare gli ostacoli sminuendo i settori o le attività che non ci risultano semplici. Io ad esempio non sono un abile disegnatore, ma la cosa non mi turba perché il mio cervello narcisista considera l’attitudine al disegno una dose superflua.

Inoltre il cervello vanesio è abile ad attribuire i nostri successi a genuine capacità e virtù proprie, gli insuccessi e i fallimenti invece li attribuisce alla cattiva sorte o su qualche dannato idiota. In questo modo la realtà può essere reinterpretata a nostro vantaggio.

Ricordiamo che il principale pericolo del nostro Io è il fallimento, ed è per questo motivo che il nostro cervello narcisista fa di tutto per non farci vivere questo stato emotivo.

Un metodo che usa spesso per non farci sentire dei falliti è farci credere a priori che le probabilità del nostro successo erano tutte contro di noi e che il fallimento era inevitabile. Questa tecnica prende il nome dipessimismo retroattivo.

Oltre al pessimismo retroattivo il cervello vanesio sa usare bene anche la tecnica chiamata self-handicappers. Questa tecnica prevede di mettere in atto tutta una serie di strategie autolimitanti. Praticamente il cervello ci salva dall’onta del fallimento accertandosi d’avere una scusa rassicurante che giustifichi il fallimento.

Un esempio è lo studente che il giorno prima dell’esame esce con gli amici e si ubriaca. Se l’esame andrà male la sua autostima sarà salva perché la causa è stata la sbornia e non il poco impegno.

Gli psicologi hanno fatto un esperimento per spiegare come il nostro cervello vanesio si prende gioco di noi stessi per il nostro bene.

Degli psicologi hanno preso un gruppo di studenti che riferivano di soffrire d’ansia durante gli esami. Secondo questi perfidi psicologi gli studenti sfruttavano l’ansia da esame per perseguire degli ignobili fini, cioè sentirsi meno incapaci. Sarà vero?

I ricercatori sottoposero il gruppo di studenti ansiosi a un test diviso in due parti.

 

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Il test venne presentato come un test d’intelligenza. Nell’intervallo tra le due prove, agli studenti venne chiesto di quantificare sia l’ansia sia la difficoltà del test. Prima di iniziare l’esperimento, gli psicologi dissero solo ad alcuni studenti, che chiameremo gruppo B, che l’ansia non poteva influenzare il risultato finale. Agli studenti del gruppo B gli venne spiegato e fatto credere che l’ansia non poteva influenzare il test.

In questo modo uno studente che non usa l’ansia come giustificazione dovrebbe dichiarare lo stesso livello d’ansia, in ogni caso. Se invece usa l’ansia come mezzo per proteggere la propria autostima, cercherà di sfruttarla per un tornaconto personale.

L’esperimento dimostro che gli studenti del gruppo A (che potevano usare l’ansia come pretesto) dichiararono un alto livello d’ansia. Quindi ricorsero al solito pretesto per salvare la faccia. Quelli del gruppo B (che gli era stata tolta la possibilità di sfruttare l’ansia), non rincorsero alla solita giustificazione – l’ansia – ma dichiararono un minor impegno, quando il  test era sotto le proprie aspettative. In ogni caso avevano trovato una giustificazione.

È stato dimostrato che anche quando il nostro cervello accetta l’onta del fallimento dopo pochi giorni elimina la responsabilità del fallimento e cerchi spiegazioni più lusinghiere. Questo è dovuto al principale alleato del nostro Io, cioè la memoria.

La memoria non si limita a cospirare con il cervello vanesio solo sulle informazioni in entrata, ma controlla anche le informazioni in uscita. La memoria è la cassaforte dove teniamo la cosa più preziosa: il concetto di sé.

Alla domanda «io chi sono» dobbiamo andare a cercare nella nostra memoria i tasselli che ci servono per creare la nostra immagine.

Ma come hanno scoperto gli psicologi il concetto di sé varia col variare delle necessità. Praticamente indossiamo un’immagine di noi in base alla situazione e alle motivazioni personali che abbiamo in quel determinato momento.

Un altro fedele alleato del cervello narcisista è il ragionamento.

Ma come! Il ragionamento che dovrebbe essere la bussola che ci orienta verso la verità? Ebbene si!

Il ragionamento si comporta come un abile avvocato che va a caccia di prove per sostenere la propria causa. Che poi è sempre la stessa; io valgo qualcosa. L’avvocato è aiutato dalla sua zelante segretaria, la memoria, che farà di tutto per assecondare l’avvocato, anche distruggendo o insabbiando delle prove che non permetterebbero la vittoria della causa. L’avvocato a sua volta metterà alla sbarra la validità, plausibilità e la precisione usando la statistica soggettiva, diversa e più imprecisa di quella matematica. Alla fine la causa è facilmente vinta, ignorando che in aula c’era solo l’avvocato e la segretaria senza un giudice è una giuria per il contraddittorio.

È lo stesso cervello vanesio che non ci fa vedere i nostri limiti fisici anche quando questi emergono in modo palese. Per questo motivo ci sono tante persone che continuano a replicare comportamenti dannosi come fumare o bere. Il cervello narcisista non prende troppo sul serio tutte le informazioni di carattere medico, che fanno vacillare il nostro senso di invulnerabilità.

La tendenza all’auto inganno si presenta anche come rifiuto d’accettare la possibilità che il futuro ci riservi dei problemi.

Ad un gruppo di studenti si era dato il compito di cercare d’accendere una lampadina servendosi di un pulsante. Gli psicologici avevano detto ai volontari che il pulsante poteva controllare l’accensione della lampadina. In realtà la luce si accendeva e si spegneva in maniera casuale rispetto all’interruttore. Sebbene i partecipanti non avevano alcun controllo, la loro percezione è stata molto diversa. Il loro cervello vanesio gli ha fatto credere e gli ha illusi d’avere un controllo e se la lampadina si accende più spesso, l’avvocato li convinceva d’avere capacità superiori alla media.

Bene dopo aver letto questo capitolo avrai capito due cose. Il primo, mai fidatati degli psicologi sociali e il secondo, mai fidarti del tuo cervello. Entrambi alterano la percezione della realtà.

Bene! nel prossimo articolo ti parlerò cosa succede quando il cervello narcisista non collabora.