Ansia - Angoscia - Panico

Che differenza c’è tra ansia, angoscia e panico?

Questi tre stati d’animo che colpisco sia l’anima sia il corpo fanno parte tutti della stessa famiglia: la “PAURA”, ma sono ben diversi l’uno dall’altro.

Prima di immergerci nella spiegazione di questi tre stati psicofisici, te li spiego con una metafora.

La famiglia Paura.

Immagina due genitori (paura madre e paura padre) che mettono al mondo tre figli con una certa distanza temporale l’uno dall’altro. Il primo figlio lo chiamano panico, il secondo angoscia e l’ultimo ansia.

Panico è il più grande, ha già compiuto la maggiore età e nella sua vita ha combinato molte marachelle. È violento e quando si arrabbia fa sempre dei grandi danni; poi si calma e ritorna a fare la sua vita di tutti giorni.

Angoscia è la figlia mezzana e la si potrebbe definire la “lady dark” della famiglia perché basta guardarla per provare una certa inquietudine. E’ sempre vestita di nero con sguardo truce e non ha nulla che le va bene. E’ costantemente triste e malinconica.

Per ultima è arrivata Ansia. E’ ancora piccola, ma si fa sentire costantemente sia di giorno sia di notte. Non smette mai di richiamare l’attenzione e, come tutti i bimbi piccoli, ha sempre bisogno delle attenzioni dei genitori, li limita nelle loro libertà e non gli permette più di fare le stesse cose che facevano prima.

Ecco questa è la famiglia “Paura”, una bella famigliola ma sinceramente è meglio non frequentarla.

 

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Ritorniamo a noi ed alle nostre tre bestie nere: ansia, angoscia e panico, tre stati psicofisici con caratteristiche ben precise.

Partendo dall’inizio, possiamo definire l’ansia sana o normale come quello stato normale che si prova di fronte ad un pericolo, che può essere estrinseco, come un cane che ci corre incontro, o intrinseco, come la paura di fare una brutta figura. Questo tipo d’ansia è funzionale al nostro benessere, a differenza dell’ansia patologica, che ha la caratteristica di bloccarci impedendoci un normale sviluppo evolutivo e d’indipendenza. L’ansia patologica è una reazione abnorme di fronte ad una situazione di allarme normale. Per capirci, l’ansia patologica è quell’ansia che non ci permette d’andare al supermercato perché le ultime volte che ci siamo entrati abbiamo iniziato a sudare, il cuore ha iniziato a battere forte e siamo stati costretti ad uscire in fretta e furia perché non riuscivamo a calmarci.

Dopo l’ansia patologica troviamo l’angoscia. L’angoscia ha la caratteristica d’essere più costante nel tempo. Ci si alza angosciati e a volte si ritorna a letto alla sera con la stessa sensazione. Tutto ciò che si fa è connotato e colorato da questo stato. Si va al lavoro e si esce sempre con questa sensazione. Una sensazione di insoddisfazione, di non andare bene, di non trovare senso a quello che si sta facendo, perché l’angoscia protratta nel tempo ci conduce a vivere degli stati di malinconia intensa, fino a condurci a dei veri e propri stati depressivi. L’angoscia non ci abbandona facilmente ed è così invasiva che sembra non debba passare mai più; l’unica cosa che desidero è ritornare quello che ero. L’angoscia può essere dovuta ad una situazione transitoria, come una malattia di un familiare oppure può essere un’angoscia esistenziale. L’angoscia situazionale migliora quando le contingenze che l’hanno causata cambiano, invece quella esistenziale ha bisogno di un lavoro personale diverso. L’angoscia esistenziale è causata da varie problematiche che non sono state affrontate a tempo debito. Se ho costruito il mio presente ed il mio futuro su delle basi che non sono le mie, senza assecondare e favorire lo sviluppo personale e la mia individualità, ma assecondando le volontà altrui o cercando di fare il minimo sforzo possibile per realizzarmi, ad un determinato punto questo castello di sabbia mi crollerà addosso. Non capendo il perché, non sentendomi pronto a cambiare ed a mettere in discussione molte delle mie scelte, perché non l’ho mai fatto e non so farlo, l’angoscia esistenziale entrerà di prepotenza nella mia vita e se ne impadronirà.

Il panico, invece, è una reazione assolutamente abnorme ad una situazione inizialmente neutra. Guidare, camminare in una piazza o lavare i piatti sono tutte attività che abbiamo fatto migliaia di volte, ma un particolare giorno, mentre stiamo eseguendo una di queste attività, qualcosa si rompe e mi ritrovo a vivere la peggiore delle mie esperienze: un attacco di panico. Non ho ricordo di pensieri particolarmente brutti o ansiosi, ma il mio corpo reagisce come se fossi di fronte ad un plotone d’esecuzione e l’ultimo pensiero che faccio è: adesso muoio.

Come hai potuto capire, questi tre stati psicofisici, anche se hanno delle basi comuni, sono ben diversi e vanno affrontati in modo diverso. Mentre l’ansia patologica, nella maggior parte dei casi, è dovuta a dei limiti che ci autoimponiamo per qualche forma di paura, non di rado paure abbandoniche, l’angoscia è la risultante di un falso Sè, di un’identità che non ci appartiene ma che consideriamo nostra e che non riconosciamo come falsa. Viviamo questo stato psicofisico senza capirne il motivo. L’attacco di panico, invece, è il risultato di un’ansia protratta nel tempo, a cui non abbiamo mai lasciato spazio e che, in un momento di assoluta banalità, mentre le difese sono al minimo, esce e ci colpisce.