Pensa a quanto tempo dedichi nel ricercare l’approvazione altrui. Uno psicologo cognitivo comportamentale ti direbbe di prendere un taccuino e scrivere dove ti trovi, cosa stai facendo nel momento che ti accorgi che stai ricercando l’approvazione altrui. Per fortuna non tutti gli psicologi si divertono a dare dei compiti così impegnativi.

Che cosa vuol dire ricercare l’approvazione altrui?

Cercare l’approvazione altrui vuol dire: è più importante il concetto che gli altri hanno su di me, di quello che penso io, di me stesso.

Cercare l’approvazione altrui significa mettere la tua serenità in mano a un’altra persona. Cercare l’approvazione di una persona vuol dire cercarla in tutti gli altri per ogni cosa che fai. Questo schema è autodistruttivo.

Ricordati che non è possibile vivere senza incorrere nella disapprovazione altrui, quindi accetta il giudizio sfavorevole, ti farà sentire veramente vivo. Vivere con il costante bisogno di approvazione vuol dire essere falsi, costruirsi un falso Sé, essere manipolati e manipolare per soddisfare questo bisogno.

Il concetto di approvazione si basa su uno schema ben chiaro.

Non fidarti di te stesso, pensa prima a qualcun altro.

Le prime persone che ci hanno insegnato questo schema sono i genitori o almeno alcuni familiari. I genitori dovrebbero dare amore al figlio e non volerlo come desiderano e amarlo se fa le cose che si aspettano.

La definizione di amore che meglio spiega questo sentimento è:

La capacità e volontà di permettere alle persone a cui si vuole bene di essere ciò che vogliono essere, senza insistenza o pretesa alcuna che esse diano soddisfazione.

Questa è la definizione che meglio rappresenta il saper dare affetto senza volere nulla in cambio. Concetto alquanto difficile, perché di solito facciamo tutto per un tornaconto personale.

Dopo i genitori è la scuola, la seconda palestra che insegna a ricercare l’approvazione altrui. Sei bravo e accettato se fai quello che dicono gli insegnati, se studi gli argomenti che loro hanno scelto, se raggiungi la sufficienza, se ti comporti in un certo modo. Solo se rientri in certi schemi approvati da altri, puoi salvarti dalle critiche e dall’umiliazione. La scuola è la peggiore delle istituzioni che ci insegna la ricerca costante dell’approvazione.

Oltre ai genitori e all’istituzione scuola ci sono le religioni, lo Stato con le leggi e le norme, la società e i mezzi di comunicazione che t’insegnano che sei qualcuno solo se ricerchi l’approvazione dagli altri.

Per viverti meglio la disapprovazione, inizia a pensare che nella vita riuscirai ad avere l’approvazione per quello che sei da una piccolissima percentuale di persone. La stragrande maggioranza non approverà quello che pensi o che fai, perché sei un essere unico e diverso da loro, come sono uniche le tue impronte digitali. Le persone non ti approvano, no perché sei sbagliato, ma solo perché fanno meno fatica a pensare con la testa e i pensieri degli altri.

Non cercare l’approvazione non vuol dire calpestare gli altri, ma solo esprimere la tua personalità unica al mondo.

Ti potrà sembrare strano, ma meno ricercherai l’approvazione, più ti sarà data senza che tu lo richieda.

Non ci credi? Leggi questa favola, ti farà capire bene questo concetto.

Un gattone anziano vide un gattino che rincorreva la sua coda e gli domandò: «come mai corri dietro alla tua coda?»Il gattino gli rispose:«ho sentito dire che la cosa migliore per un gatto è la felicità, e che la felicità è la mia coda. Ecco perché rincorro la mia coda, quando l’avrò afferrata, avrò la felicità.» «Caro» disse il gattone «anch’io ho concluso che la felicità sta nella mia coda, ma ho notato che, ogni volta che mi metto a rincorrerla, essa mi sfugge, mentre quando faccio altre cose, mi viene dietro ovunque vado e quando non la cerco, me la trovo davanti al naso.»

Ricordati la ricerca di approvazione, è diventata un’abitudine e le consuetudini non si gettano dalla finestra, se mai la puoi sospingere giù per le scale, un gradino per volta.

Nel prossimo articolo vi parlerò di come viversi il passato porti alla sofferenza.