Vivere il passato: una fregatura

passato! una fregatura

Le tecniche di meditazione t’insegnano a mantenere la consapevolezza nel qui e ora. La mindfulness ha lo stesso scopo, se andassi da uno psicologo cognitivista, t’insegnerebbe ad allenarti più volte al giorno a riportare la tua consapevolezza nel qui e ora. Con la pratica impareresti a mangiare, camminare, ascoltare e vedere consapevolmente.

Vivere il passato è ripeterlo in continuazione è l’esatto contrario della meditazione.

Anche se vivere spostati nel passato, ci crea ansia e frustrazione, lo facciamo o meglio la nostra mente ci porta nel passato, perché ci fa sentire sicuri e sappiamo già come andrà a finire.

Quando pensiamo a noi stessi, facciamo riferimento a quello che siamo stati, a quello che abbiamo fatto. In questo modo però ci mettiamo addosso una bella etichetta.

E nel momento in cui lo facciamo, ci invalidiamo.

Le etichette sono dei bei cartellini che ci appiccichiamo con scritto: sono timido, sono nervoso, sono pigro. Potresti anche etichettarti con degli appellativi positivi: sono generoso, sono affettuoso, sono gentile.

Il gioco dell’auto etichettamento non è l’unico, anche gli altri lo fanno nei tuoi confronti e tu lo fai con loro. Sören Kierkegaard, filosofo danese, scrisse «Mettetemi un’etichetta, e mi avrete annullato».

A cosa ci servono le etichette negative?

Le autoconnotazioni negative ci servono per non impegnarci a cercare di cambiare. Credere di non essere bravo a fare una cosa ci deresponsabilizza dall’impegno e dalla fatica di apprenderla. Se non riuscirò a fare una cosa che già in passato non mi era riuscita mi giustifica e mi deresponsabilizza dal risultato negativo. Ritorniamo alla profezia che si auto avvera. Concludendo, rimanere attaccato all’idea che ti sei creato nel passato, ti serve per fuggire dalla responsabilità.

Cosa rischi se lasci andare le tue autoconnotazioni?

Non continuare a etichettarsi sia in positivo sia in negativo vuol dire rischiare, correre il rischio di essere diverso e l’insolito ci fa sempre un po’ paura, perché non conosciamo come affrontare le cose che non riusciamo a incasellare. 

Che cosa devi fare per uscire da questo circolo vizioso.

  • Inizia a non dirti più «Io sono….» inizia a sostituire questa profezia con «fino a oggi ho scelto di essere….Ora scelgo di non essere….»

  • Poi tenere un diario delle tue autoconnotazioni e iniziare a cambiarle.

  • Elimina dal tuo vocabolario tutte le autoconnotazioni che ti bloccano, come: «è nella mia natura», «questo sono io», «sono sempre stato così».

  • Stabilisci degli obiettivi comportamentali di cambiamento.

  • Lasciati il tempo per viverti in modo diverso, sperimentando giorno per giorno il cambiamento.

Ti sembra difficile?

Bene!

Ricordati che la natura umana non esiste, l’immagine che hai di te stesso non è innata. Si nasce con un 10% di patrimonio genetico che ci caratterizza, in psicologia è chiamato temperamento. Il restante 90% lo hai appreso, quindi pensi di essere in un modo ma in verità hai appreso in modo consapevole e inconsapevole la tua immagine. Questo ti permette di disapprendere molti comportamenti e schemi mentali che li generano che non ti sono funzionali e di apprenderne di nuovi.