Quando i figli crescono

Quando i figli crescono

QUANDO I FIGLI CRECSONO. Se sei un genitore dovresti già sapere che i tuoi figli un giorno ti lasceranno. Questa è una email ricevuta in settimana che può insegnarvi molto. Di solito impariamo cose nuove, ma questa volta vi inviterei ad apprendere cose da non fare. Se ci pensate bene, a volte è più facile non fare alcune cose invece di impararne di nuove.

Buona lettura

 

UNA CRISI PROFONDA, I FIGLI SE NE VANNO

“Da figlio adolescente ho subito un pesante ricatto affettivo da parte di mia madre che consciamente o inconsciamente mi teneva legato a sé. Ogni volta che immaginavo pensavo di andare via di fare un viaggio era come se ci fosse una forza invisibile che mi frenava che mi impediva di muovermi.

Questa cosa che ho subito incolpevolmente finché ero piccolo ma colpevolmente quando sono poi cresciuto e avrei avuto la possibilità di reagire, mi si sta ritorcendo contro ora che come padre vedo la prospettiva concreta dei figli uscire di casa e andarsene per conto loro.

E’ una sensazione profonda di smarrimento, un senso di vuoto, una paura difficile da spiegare. E’ come se mi mancasse la terra sotto i piedi. E’ come se le persone più preziose per le quali ho lottato e che ho amato mi scappassero improvvisamente. Ho tanta paura di perderle di non averle vicino di non poterle sentire toccare, di non poterci parlare assieme. Di non averle più a tavola assieme; di non averle più accanto o nel sedile dietro quando andiamo in auto. Per accompagnarli o per andare in ferie assieme

Mi sento sconfortato e mi sento inutile. Io lo so razionalmente che loro debbono fare la loro strada che debbono fare quello che sentono e io non li posso frenare.

Sarei un grande egoista come lo è stata mia madre nei miei confronti. Ma ora come posso fare per non far pesare questo dolore questo stato d’animo su di loro? Come posso trovare una strada per accettare questa evoluzione della vita? E per far sì che non vivano il loro padre come una zavorra che li frena?

Articoli correlati: Solitudine: no, grazie!Gestire le situazioni problematicheStoria di ordinaria psicoterapiaCome si apprende l’insicurezzaChe differenza c’è tra ansia, angoscia e panicoL’importanza di un abbraccio

Veramente non so come fare, non so a cosa appigliarmi per trovare un senso a questa cosa. E’  come se dovessi trovare un senso nuovo alla mia vita. Mia madre diceva che lei senza i suoi figli non aveva senso; purtroppo questa frase si è talmente impressa nel mio DNA che adesso mi ritorna in testa come un ritornello di una brutta canzone imparata a memoria da bambino.

Devo forse pensare a quanti danni ha fatto mia madre su di me con il suo comportamento con i suoi ricatti affettivi? Devo pensare a come mi sentivo io ogni volta che pensavo che non dovevo star troppo lontano dalla famiglia sennò…chissà cosa sarebbe successo? Devo pensare ai tanti problemi legati al sesso la cui origine è più o meno collegata a questo “legame” pesante?

Sicuramente devo fare lo sforzo di immedesimarmi nei miei figli, nella loro curiosità di conoscere il mondo, nel loro desiderio di sfidarsi, di mettersi alla prova. Di costruirsi un futuro più aperto al mondo fuori dagli angusti confini in cui il loro padre ha comunque vissuto, pur con qualche opportunità offerta dalla carriera professionale di superarli questi confini. Ma non ho mai saputo fare il salto, sono stato sempre frenato anche quando non ero più ragazzo.

Mi viene in mente di quando lavoravo alla XXXXXXX e si era aperta un’opportunità interessante nel settore estero. Io avevo credo 28-29 anni quindi certamente in grado di prendere delle decisioni autonome.
C’ era la possibilità di curare i rapporti nel campo della comunicazioni con le filiali estere del gruppo. Si parlava di Francia, Germania, UK comunque paesi vicini; e c’era la prospettiva di soggiorni frequenti all’estero ma non certo la residenza e comunque di viaggi di 3-4, 5 giorni di media con al massimo il 40% del tempo trascorso fuori. Su 250 gg lavorativi un centinaio di giorni all’anno che voleva dire poco più di 8 gg al mese. Niente di stratosferico ma io ero letteralmente spaventato all’idea di “abbandonare” la famiglia ed in modo particolare mia madre che aveva già cominciato a “stare male”.

Se penso a quei momenti oggi ho un groppo allo stomaco lo stesso groppo allo stomaco che ho pensando ai miei figli che se ne vanno……”

Cosa possiamo apprendere di non fare più e mai?

Per stare bene possiamo imparare a non possedere le cose sia materiali sia immateriali. Insegniamo ai nostri figli che sono venuti al mondo senza nulla e che lasceranno il mondo allo stesso modo. Non possediamo nulla, ma ci sforziamo di avere tutto, compresi i legami affetti. Se apprendiamo che le cose non si posseggono ma si possono solo vivere, sarà più facile portarle sempre con noi anche se non le abbiamo sotto gli occhi. Se ci permettono d’apprenderlo, poi ci sarà più facile insegnarlo.

A questa persona, a me molto cara, posso solo far capire che i figli sono come gli aquiloni: liberi di volare lontano solo se li teniamo attaccati a noi con un filo invisibile.