Solitudine: no, grazie!

23 Novembre 2015

La paura della solitudine

Di cosa ha paura l’uomo?

In questi giorni siamo tartassati da notizie di attentati e stragi che si sono consumate in varie parti del mondo nonché di minacce di altri eventi simili. Abbiamo paura di ammalarci, di perdere una persona cara o il lavoro. C’è chi ha paura d’ingrassare o d’invecchiare. Le paure che l’essere umano si trova ad affrontare sono infinite. Ma c’è n’è una che è la madre di tutte e, se ci pensiamo bene, la possiamo trovare alla base di tutte le nostre paure.

Prima di dirti qual è questa paura, ti invito a leggere questa email che mi ha scritto una mia paziente qualche giorno fa.

“….sa Doc è la solitudine la mia grande paura….se io avessi detto qualcosa sarei rimasta sola perché nessuno mi avrebbe creduta….allora zitta…non devi farti scoprire mi dicevo….prega Gesù che ti aiuti a superare, a non pensare….nascondi tutto sotto un tappeto di ipocrisie….di bugie….nessuno capirà…e nessuno ha capito….una bambina con meno di dieci anni è riuscita a nascondere tutto….facilmente a chi non voleva vedere…ora sono qui con la stessa paura del rifiuto….sono passati trent’anni e ancora sento l’uomo nero che mi dice….non parlare….nessuno ti crederà….è tanto difficile….”.

Mi sono permesso di riportarla perché in questa email c’è una grande verità: la paura della solitudine.

La solitudine è la più grande paura che l’essere umano prova fin da quando nasce. Non a caso nasciamo all’interno di un altro corpo, dove pian piano ci formiamo e ci sentiamo un tutt’uno con l’altro. Se questo è il nostro primo imprinting, il resto della nostra vita non può essere che la ricerca continua di sentirci un tutt’uno con un altro essere umano. Chi non ha mai provato questa paura non è umano e, molto probabilmente, soffre di una qualche forma di autismo.

Stiamo molto attenti a non sentirci soli e facciamo di tutto per allontanare questo spettro. I social network, che ci permettono di essere sempre assieme agli altri, hanno avuto uno sviluppo esponenziale solo perché sfruttano questa nostra paura. Solo se sono connesso con gli amici, o presunti tali, mi sento importante e riconosciuto. Quello che non vogliamo provare è la solitudine. Nessuno vuole sentirsi solo e siamo disposti anche a portare avanti una relazione che non ci dà più nulla piuttosto di provare la solitudine.

 

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Quando parlo di solitudine non intendo essere soli, bensì essere separati dagli altri. Posso sentirmi solo anche se sono con un gruppo di amici: se non condivido con loro le mie passioni, i miei sogni e se non mi sento parte del gruppo, proverò questa sensazione. Allo stesso modo posso non sentirmi solo se mi ritiro in una grotta per pregare come facevano gli eremiti. In questo caso non mi sento solo perché non sono separato dal mio Dio, anzi sono un tutt’uno con lui.

La paura d’essere separato e lontano dagli altri mi fa provare quella che Freud chiamava “angoscia di separazione”. Freud aveva capito che i pazienti che seguiva non avevano solo paura d’essere separati ma vivevano una vera e propria angoscia che li portava a vivere dei veri e propri stati di dolore profondo.

Per ritornare alla mia paziente, il percorso terapeutico che sta portando avanti è molto significativo perché ha paura dell’unione terapeutica e decide lei quando venire in terapia. Sembra quasi che abbia paura di un legame terapeutico. Questo è significativo perché la solitudine è l’esatto contrario dell’affidarsi e del farsi prendere. L’accoglienza, il contatto fisico, la relazione sono tutti antidoti alla separazione.

La paura della solitudine la possiamo apprendere in molti momenti della vita. Se l’apprendiamo durante l’infanzia e abbiamo paura di sentirci soli nei confronti dei nostri genitori, questa paura ci perseguiterà per tutta la vita. Fate in modo che i vostri figli, i vostri cari ed i vostri amici non provino mai questo stato emotivo: se volete far soffrire qualcuno, questa è la più grande sofferenza che potete fargli provare.