Dipendenza affettiva sana e patologica

02 Novembre 2015

Dipendenza affettiva

Cos’è la dipendenza affettiva?

Non è facile capire quando siamo dipendenti dagli altri finché non ci troviamo da soli. Essere tristi o depressi se una relazione finisce è normale, se non naturale. Non voler sentirsi soli è altrettanto sano. Ci sono però persone che dopo la fine di una relazione, anche superficiale, non riescono a riprendersi e vivono periodi anche molto lunghi di forte angoscia o di profonda depressione. Per capire cos’è uno stato di dipendenza affettiva bisogna partire da lontano.

Partiamo dall’inizio.

All’inizio siamo un tutt’uno con un altro corpo. Sembra impossibile ma, anche se il mondo è grande e c’è tanto spazio fuori, Madre Natura ci fa crescere all’interno di un altro corpo. Iniziamo la nostra vita in simbiosi con un’altra persona. Siamo dipendenti ed assolutamente vincolati dalle scelte che farà nostra madre: se fuma, se mangia sano oppure no, se beve alcolici. Siamo assoggettati a queste scelte che non dipendono dalla nostra volontà. Quando nasciamo possiamo solo ricercare le stesse sensazioni che abbiamo provato per nove mesi nel ventre di mamma. Ci piace essere abbracciati e sentirci avvolti in calorose strette per il semplice motivo che per mesi abbiamo vissuto in un posto angusto. Poi per alcuni anni siamo assolutamente dipendenti da chi si prenderà cura di noi. Lo capiamo molto presto d’essere dipendenti: per questo motivo quando non vediamo i nostri beniamini iniziamo a piangere disperati. Poi la vita ci insegna a prendere le distanze sia fisiche sia affettive dai nostri beniamini e durante l’adolescenza viviamo quella fase di crescita che dovrebbe portarci a sentirci indipendenti e capaci d’affrontare le varie situazioni che la vita ci presenterà. Praticamente dopo l’adolescenza dovremmo sentirci giovani donne e giovani uomini non più dipendenti ma capaci di prenderci cura degli altri. Capaci di instaurare un rapporto di coppia costruttivo e capaci non solo di chiedere supporto ma di darlo.

 

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Questo è lo sviluppo naturale per la maggioranza delle persone ma non sempre tutto il processo si svolge in modo sano e senza intoppi.

Quando i genitori non sono capaci di soddisfare i bisogni d’approvazione e d’amore che il bambino chiede, questo si domanda se è degno d’essere amato. I genitori riescono ad instaurare uno stato permanente di insicurezza in vari modi: perché non lo sa fare, perché è depresso, perché pensa che solo essendo duro e poco affettivo il bimbo diventerà più forte. I genitori possono anche disconfermare il bambino e la continua disconferma porta a pensare di essere sbagliato e non meritevole.

In questi casi e per altri motivi, il bambino, una volta cresciuto, ricercherà nelle amicizie e successivamente nelle relazioni di coppia le conferme che da bambino non ha avuto. Cercherà nelle amicizie delle relazioni particolari in cui sarà sempre lui o lei la persona speciale. Cercherà un amico o un’amica in particolare e non riuscirà a vivere bene le relazioni di gruppo.

La persona adulta che vive una costante dipendenza affettiva non riuscirà a prendersi cura di sé: sarà sempre attenta alla relazione e a come starà colui/colei che la dovrà riconoscere come persona unica e meritevole. Questo senso di inadeguatezza la perseguiterà costantemente, la porterà a pensare d’essere sbagliata e, soprattutto, che gli altri la vedranno sempre con le sue mancanze. Questo stato paranoico la porterà ad essere diligente, disponibile e pronta a sacrificarsi per dimostrare che è profondamente una persone buona e brava.

Le persone che soffrono di una dipendenza affettiva patologica soffrono di:

  • paura ed ansia di perdere l’amore;
  • paura ed ansia di essere abbandonati;
  • ansia per situazioni di solitudine;
  • sensi di colpa perché non si sentono all’altezza;
  • sensi di inferiorità nei confronti degli altri;
  • rabbia e rancore nei confronti dell’altro una volta che la paura passa;
  • gelosia e possessività;
  • forti stati di depressione quando una qualsiasi relazione cambia o finisce.

Comprendere da dove arriviamo ci può aiutare a trovare la strada che ci troviamo davanti e che dobbiamo ancora percorrere. Per questo motivo, in questi casi, un percorso terapeutico può aiutare la persona ad uscire da questi stati di profondo malessere.