La forza delle donne

IPNOSI. Per chi segue il mio sito e legge gli articoli che pubblico ogni Lunedì, si sarà accorto che non parlo quasi mai di fatti o esperienze personali. Solo in casi eccezionali ho scritto qualcosa che mi toccava personalmente. È stato così quando ho fatto la mia prima maratona, ma poi non ho più scritto nulla su me stesso. Ogni tanto pubblico email di pazienti, ma mai nulla sulla mia vita privata.

Nella vita, però, ci sono avvenimenti che non ti lasciano indifferente e le regole che ti eri imposto possono anche essere cambiate. Questi eventi a volte arrivano all’improvviso, altre volte li cerchi e li prepari. Oggi vorrei parlarvi e descrivervi quello che ho vissuto questa settimana e fare una semplice considerazione sull’essere umano, ma più precisamente sulle donne.

Martedì alle 02:23 del mattino ricevo una telefonata. L’aspettavo e per questo avevo il telefono vicino al letto. Non mi sono sorpreso o spaventato, anzi, ero felice di riceverla. In altre parole posso dire che la desideravo. Era Elena, la mia compagna, che, con voce tranquilla ma con una nota di apprensione mi diceva: «vieni in sala parto».

Potete immaginare che il sonno, già svanito al primo squillo, dopo aver sentito quella semplice parola «vieni», scomparve del tutto. Il caffè era già sul fuoco prima ancora di vestirmi ed in pochi minuti ero in macchina. Alle due e mezza del mattino non ci sono molte auto per strada e questa solitudine cozzava con gli infiniti pensieri che la mia mente aveva iniziato a macinare.

Con Elena avevamo fatto delle  sedute di ipnosi pre-parto. Le avevo insegnato come gestire il tempo e delle ancore per la sopportazione del dolore. L’avevo preparata a rilassarsi tra una contrazione e l’altra, ma, come si dice: “nessuno è profeta in patria”. La mia compagna aveva delegato a me il compito dell’ipnosi, cosa che non faccio mai durante i corsi perché non posso partecipare al parto. Per questo motivo le corsiste sono obbligate ad apprendere molto bene le varie tecniche di ipnosi e ad applicarle da sole.

 

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Arrivato in sala parto trovo Elena tranquillamente adagiata all’interno della vasca colma di acqua calda. L’ambiente era calmo, la luce tenue e nessun rumore. Mi sembrava d’essere in una spa dove regnano calma e rilassamento, invece mi trovavo in una sala parto dove ogni tanto si sentiva un vocalizzo di un’altra partoriente.

Ora, per non tediarvi, il parto (naturale, ovviamente) è andato bene ed è durato in tutto poco più di 5 ore e nostro figlio Giacomo oggi è qui con noi a casa.

La considerazione che voglio fare non riguarda un nuovo abitante di questo pianeta, ma le donne e, in particolare, le donne che hanno vissuto questa esperienza o lo faranno. Voglio dire, e sarà un pensiero che porterò sempre con me, che nessuno mai dovrebbe pensare alla donna come al sesso debole. Nessuno dovrebbe permettersi di picchiare una donna pensando che non sappia difendersi e non sia fisicamente forte come un uomo. Io ho sempre pensato che tutte le donne, iniziando da mia madre, siano capaci e tenaci come pochi uomini. Inoltre, solamente dopo aver visto cosa vuol dire partorire, ho capito che una donna è molto, ma molto più forte. Non ho visto nulla di debole in Elena e penso che la mia compagna non sia diversa da tutte le donne di questo mondo.

Nelle tre ore in cui ho assistito al parto di mio figlio, ho visto una donna capace di tutto e di più. Ho visto la forza ed il coraggio che solo una donna più avere perché la natura le ha dato il compito di dare la vita. Le donne non possono essere considerate l’anello debole. Al massimo si può dire che siano bisognose di cure dopo il parto, ma sfiderei qualsiasi uomo, nella stessa ipotetica situazione, a riprendere la vita come faceva prima.

La forza ed il coraggio, la tenacia e la sopportazione di dolori che l’uomo non potrà mai conoscere non li può sopportare un essere debole, ma solo chi ha nel DNA la forza, l’energia e lo spirito di chi dà la vita.

Come dicevo all’inizio ci sono avvenimenti che ti arricchiscono e che ti cambiano la vita. Ad arricchirmi non è stato solo aver visto nascere mio figlio e sapere che ora la sua vita dipenderà da me soprattutto per i primi anni ma aver conosciuto “l’altra parte della mia mela” in modo diverso, più ampio. Ciò mi ha riempito di ammirazione e stima nei confronti di Elena e di tutte le mamme di questo mondo.