indipendenza psicologica

La prima grande paura che viviamo dopo la nascita è l’angoscia di separazione. Nasciamo è ci attacchiamo a una figura di accudimento con tutte le nostre forze. 

E’ un istinto naturale, altrimenti ne va della nostra vita. La crescita quindi ci dovrebbe portare all’estremo opposto, cioè all’indipendenza. Riuscire a lasciare il nido non solo fisicamente, ma soprattutto psicologicamente è un lavoro arduo e non facile. Abbandonare il posto, più o meno sicuro – la famiglia – vuol dire diventare se stessi, scegliere dopo aver deciso chi siamo, di seguire la nostra strada. 

Lasciare il nido non vuol dire tagliare i ponti e ritrovarsi lontani fisicamente, ma imparare ad essere dipendenti psicologicamente dalle figure primarie.

L’indipendenza psicologica presuppone il non aver bisogno degli altri che, è molto diverso dal non volere gli altri.

La differenza potrebbe sembrare minima, in verità il non volere gli altri implica un bisogno degli altri che viene negato.

Se sei una persona che si sente in dovere di corrispondere certe attese che non sono le tue, allora sarà facile che vivi delle emozioni di risentimento che ti porteranno a dei sensi di colpa, difficili da metabolizzare perché sono dovuti a fonti esterne.

L’indipendenza si apprende all’interno della propria famiglia. Purtroppo non può essere consegnata a mano, ma attraverso l’identificazione con un modello di riferimento.

Se i genitori per primi non hanno fatto questo salto nel buio e hanno scoperto chi sono veramente, a loro volta i figli avranno più difficoltà a farlo. Ma la storia viene scritta giorno dopo giorno quindi mai perdere la speranza.

Le famiglie che favoriscono l’indipendenza si riconoscono perché accettano la sfida all’autorità genitoriale e non la bloccano, generando sensi di colpa.

Ogni membro si riconosce in più ruoli: madre, moglie, donna e amica di altre amiche. Lo stesso vale per il padre e gli altri fratelli.

Mi sorprendo sempre quando in una famiglia i figli hanno fatto tutti la stessa scuola superiore, magari nello stesso istituto.

In queste famiglie di solito i genitori fanno solo i genitori e si sono dimenticati che prima d’essere genitori erano uomini e donne, con propri interessi e hobby. In pratica delle persone con un proprio cervello pensante, e per qualche motivo se lo sono dimenticati.

Rimanere dipendenti dai genitori o dal coniuge da dei vantaggi, come il non sentirsi responsabili del proprio comportamento.

Si può spostare la colpa all’esterno  non devi prenderti alcuna responsabilità, ed infine è più facile accodarsi che stare in testa alla coda e andare verso qualcosa che non si conosce.

Se troviamo qualcuno che lo fa al nostro posto, potremmo pensare che tutto quello che succede non ci riguarda, perché non l’abbiamo scelto noi.

Alcuni consigli verso la via dell’indipendenza

  • Fai una lista con i punti che ti porteranno verso l’indipendenza.
  • Parla con le persone che ti tengono dipendente, dichiara la tua indipendenza ricordati che puoi anche scendere a dei compromessi, non serve la guerra per l’indipendenza.
  • Capisci bene quali sono le ricompense che ti da la dipendenza e abbandonale.
  • Impara a non prendere ordini e a darne.
  • Visto che di solito sono i soldi a creare dipendenza, lavora per una indipendenza economica.
  • Impara a fare delle attività che piacciono unicamente a te. Scoprirai che non sei da solo ad avere certi interessi.
  • Non costringiti sempre a fare quello che vuole l’altro, che sia il coniuge, il figlio o un genitore.
  • Tiene a mente che non sei tu che rende felice gli altri, sono gli altri che si rendono felici.
  • Sono sicuro che se prendi in considerazione le persone che consideri indipendenti i tuoi sentimenti sono di stima e di ammirazione.