Disturbi della personalità

I disturbi della personalità sono causati fondamentalmente da una ferita molto profonda subita nell’infanzia.

Le persone che da adulte sviluppano un disturbo della personalità nell’infanzia hanno vissuto innumerevoli volte un abbandono affettivo ed emotivo.

Sono persone che non sono state riconosciute meritevoli d’amore o gli è stato negato quel riconoscimento amorevole da parte di un genitore. Venendo a mancare questo apporto esterno d’amore e d’affetto hanno sviluppato un senso di colpa. Sentendosi sbagliati, hanno iniziato a provare ansia ed un profondo malessere psicologico.

Perché soffriamo?

È bene ricordare che non sono fatti eclatanti o traumi violenti che possono portare ad un adulto che soffrirà di problemi psicologici. Basta un genitore poco attento ai bisogni del figlio. Un genitore che non sa amare il proprio figlio per avere un adulto psicologicamente destabilizzato. Purtroppo è molto più frequente di quanto uno possa pensare.

 

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Una esperienza personale

Personalmente vi posso portare un caso che ho visto quotidianamente per molti anni perché era una mamma che mi abitava vicino. Questa mamma, che davanti agli occhi di molte persone poteva sembrare una mamma come molte altre, aveva degli atteggiamenti nei confronti del figlio a dir poco discutibili. Quando rientrava a casa la prima cosa che faceva era salutare amorevolmente ed affettuosamente il proprio cane e successivamente il figlio. Amava chiamarli entrambi i miei bambini. Non l’ho mai sentita arrabbiarsi con il cane anche se abbaiava o non era obbediente. L’ho sentita molto spesso arrabbiarsi con il bambino e quando la sentivo mandare al quel paese (per usare un eufemismo) qualcuno, era sempre nei confronti del bambino. Era quasi imbarazzante vederla arrivare dal lavoro e fare mille feste al cane e solamente dopo dare attenzione al figlio e sempre con molto meno slancio ed affetto.

Sono anni che non li vedo, perché ho cambiato casa, il bambino allora era piccolo, ma mi piacerebbe incontrarli e vedere com’è diventato quel bambino.

Atteggiamenti di questo tipo perpetrati per lungo tempo possono essere la causa di disturbi psicologici come ansia, depressioni o disturbi di personalità in soggetti adulti.

 

Atteggiamenti disfunzionali

Un altro atteggiamento disfunzionale e molto dannoso per una sana crescita psicologica di un bambino è l’aspettativa dell’identità di genere nei confronti del figlio che nascerà.

Questo atteggiamento è molto più diffuso di quanto si possa immaginare e può causare veri e propri danni psicologici nei bambini che poi diventeranno degli adulti.

Molto spesso, per non dire sempre, i genitori desiderano un maschietto o una femminuccia. Poi tutti dicono: “non importa il sesso, l’importante è che sia sano.” Certo! Nessuno dirà mai, nemmeno sotto tortura, di essere deluso del sesso del nascituro. Ma queste fantasie preparto e tutto l’immaginario che ne consegue non vengono perduti ma rimangono e vengono esperiti dal bambino in modo sottile in molti casi ed in alcuni anche alla luce del sole, come mi raccontò anni fa un mio paziente.

Seconda esperienza personale

Questo paziente un giorno mi raccontò che la propria madre lo chiamava: “la mia bambina”, fino all’età di sei o sette anni anche se era un maschietto.

Solo quando il bambino, stanco di farsi chiamare in tale modo, le aveva detto: “basta chiamarmi la tua bambina, perché io sono un maschio”, la madre smise. Stiamo parlando di una famiglia in cui c’era amore e di una madre presente ed amorevole ma molto probabilmente delusa perché aveva avuto un secondo maschio invece della femmina che tanto desiderava. Quello che mi stupì è che il paziente non dava alcuna importanza all’atteggiamento della madre e me lo raccontò come una cosa normale. Il paziente non si sentiva traumatizzato da tutto ciò, secondo lui non aveva subito violenze, i genitori non lo avevano abbandonato e non si erano separati, quindi era cresciuto in una famiglia come tante altre.

Durante la terapia poi emerse che i genitori in un paio di occasioni si erano dimenticati (in età adulta) del suo compleanno, ricordandosene solo i giorni successivi. Inoltre, emerse che il fratello maggiore era molto legato alla famiglia, a differenza del mio paziente che, fin da giovane, aveva cercato (od era stato portato) a sviluppare una certa indipendenza.

Non c’è due senza il tre

Un altro caso che mi ha fatto pensare è stato quando un mio amico mi ha raccontato che la propria compagna è entrata in crisi quando ha saputo che partorirà un bambino. Si era convinta che sarebbe stata una bambina, aveva deciso il nome e si era già immaginata quando l’avrebbe portata a danza.

In una occasione, parlando del figlio, si era espressa con me presente dicendo: “quando lo cagherò fuori, potrò bermi un buon bicchiere di vino”. In quell’occasione c’erano più presenti e solo pochi hanno colto la violenza di tale frase. Penso che questo bambino per quanto questa madre cercherà di volergli bene non riceverà mai quell’amore profondo e sincero che i neonati prima e i bambini dopo percepiscono e di cui si nutrono.

Come potete ben capire molto spesso non servono fatti eclatanti o traumi violenti, come molestie od abusi, per causare un disturbo di personalità o stati d’ansia e depressioni. In molti casi fanno molti più danni, atteggiamenti e vissuti disfunzionali perpetrati per anni per non dire per una vita intera. Per questo motivo in molti casi bisogna affidarsi ad un terapeuta ed iniziare un percorso psicoterapeutico perché questi atteggiamenti vengono vissuti come normali per il semplice motivo che sono sempre stati presenti nella vita del paziente.