emozioni di genere

Rapporto di coppia. Vi è mai capitato di sentire due versioni differenti di uno stesso avvenimento? Nel mio lavoro di psicologo mi succede quando incontro delle coppie. Spesso quando chiedo per cosa litigano, il marito ha una versione e la moglie un’altra, ma di solito le lamentele delle moglie riguardano l’incapacità del marito d’affrontare i nodi relazionali di una vita di coppia. Le problematiche che una coppia potrà incontrare nell’arco di tempo di una convivenza, più o meno lunga, variano dalla gestione dei soldi, alla sfera sessuale o all’educazione dei figli a chi lava i piatti.

In uno studio sul matrimonio è emerso che gli uomini e le donne hanno vissuti e interpretazioni diverse per quanto riguarda la propria relazione, su aspetti come: il rapporto sessuale, gli aspetti economici, i legami con i suoceri, la capacità di ascoltarsi l’un l’altro, il peso dei propri difetti.

La ricerca ha evidenziato che gli uomini peccano di un ottimismo un po’ troppo ingenuo riguardo lo stato del proprio matrimonio, invece le mogli si concentrano troppo sugli aspetti problematici della relazione.

Non sempre succede questo tra uomo e donna, ma se facciamo un salto nel passato e ritorniamo bambini forse ci possiamo ricordare com’erano le nostre relazioni con il sesso opposto.

Leslie Brody, una psicologa americana, ha analizzato le emozioni di genere, raccogliendo tutte le ricerche sulle differenze emozionali nei due sessi. Ora sappiamo che le bambine sviluppano prima le competenze linguistiche, in questo modo iniziano prima a viversi il mondo emozionale, dandogli significato. Possiamo dire che il mondo femminile inizia prima a utilizzare le emozioni, come mezzo per relazionarsi. I maschi, all’opposto privilegiano la fisicità per esprimere le proprie emozioni, non avendo le stesse competenze linguistiche delle bambine. Questo gap viene colmato verso i dieci anni, dalle ricerche emerge che la percentuale di maschi e femmine “aggressivi” o inclini al confronto sono uguali a quest’età. A tredici anni però le femmine iniziano a usare tutta una serie di tattiche quali: l’ostracismo, il pettegolezzo maligno e le vendette indirette per esprimere la propria aggressività. I maschi, invece continuano a confrontarsi allo stesso modo di prima ignari di queste tecniche più subdole.

Vari studi hanno anche evidenziato che fin da subito i gruppi di gioco delle bambine sono caratterizzati dall’essere formati da pochi membri, dove si cerca di più la cooperazione e dove regna l’intimità e si cerca di ridurre al minimo la conflittualità. I gruppi dei maschi al contrario sono più numerosi, in questi gruppi regna la competizione e non la cooperazione e l’ostilità tra i membri e accettata e viene espressa spesso con la fisicità.

Una differenza peculiare tra i due gruppi la si riscontra quando un membro si fa male. I maschi si aspettano che sia lo stesso bambino a smettere di lamentarsi e ad uscire dalla situazione per continuare il gioco. Nei gruppi delle femmine all’opposto il gioco si ferma e tutte le bambine si raccolgono attorno all’infortunata per aiutarla.

Questi sono solo alcuni aspetti che contraddistinguono il mondo emotivo dei maschi e delle femmine, ma pone le basi per le successive interazioni tra ragazzi e ragazze. Allo stesso modo bisogna tenere presente che non tutti i maschi e le femmine sono uguali e l’individualità di ognuno non può essere categorizzata nei grandi numeri delle ricerche.

Alla luce di queste differenze di genere a livello emozionale, dalle ricerche è emerso che non sono la frequenza dei rapporti sessuali, l’educazione dei figli o la gestione dei risparmi che mette in crisi e spezza la coppia, ma il modo in cui si affrontano tali problematiche, imprescindibili dalla vita in comune.

La coppia per sopravvivere ha bisogno che i singoli imparino a come non essere d’accordo, ad affrontare le problematiche emozionali che incontreranno convivendo, riconoscendo le loro innate differenze di genere.