Ipnositerapia

Continua la serie di articoli sulla terapia ericksoniana usata per curare un caso di intestino irritabile. In questo articolo troverai il terzo e il quarto colloquio clinico.

Leggi anche i primi due colloqui e la presentazione del caso

Terzo colloquio

M. arriva al terzo incontro dicendomi che non è cambiato nulla. Anche questa mattina ha preso la sua pastiglia di Imodium e l’ansiolitico il fine settimana. Ha anche iniziato a prendere un altro farmaco per il reflusso gastroesofageo, ma ogni giorno prima d’uscire è corso in bagno. Mi dice che ha iniziato a soffrire di reflusso gastroesofageo da quando è nato suo figlio. Gli chiedo cosa si ricorda dell’ultimo incontro e cosa ha fatto dopo. Mi racconta che si ricorda tutto e che durante l’induzione aveva il desiderio di muoversi ma che si sentiva pesante. Mi racconta anche che in pausa pranzo è andato in piscina e mentre faceva le sue vasche si è immaginato di far uscire quelle parti di se stesso che non gli piacevano. Lo rinforzo con una serie di “bene, molto bene”  e gli faccio fare il test MMPI-2. Dal test non emergeranno scale fuori range; rientrano entri i limiti, sia quelle base sia quelle di contenuto.

Dopo il test facciamo la terza induzione e questa volta farò una induzione ipnotica regressiva, lasciando sempre che sia M. a scegliere su quale ricordo lavorare. Per indurre la regressione uso la tecnica dell’album di foto. M. sceglie di ritornare alle elementari. Si vede seduto nel suo banco con la testa china e non riesce vedere altro, c’è solo lui e il suo banco. Lentamente gli suggerisco di apportare delle modifiche e piano piano inizia a guardarsi attorno. Vede gli altri compagni e l’aula, e si sente più fiducioso. Mentre lui esplora la scena io gli racconto la fiaba del brutto anatroccolo, dicendogli che, anche lui, la potrà raccontare a quel bambino, quando ne avrà voglia e quante volte vorrà, una volta uscito dalla trance. Lo faccio uscire dalla trance, lo vedo con gli occhi lucidi, ma sereno. Mi dice che sta bene e fissiamo il prossimo incontro.

Quarto colloquio

Ritorna dopo una settimana e la prima cosa che mi dice che da alcuni giorni non prende più l’Imodium. Dall’ultima volta qualcosa è cambiato, non sa dirmi cosa, ma si sente diverso. Gli sembra che il suo problema sia diventato una cosa del suo passato. Ora non è più costretto ad andare in bagno ogni volta che deve uscire e quando esce non si porta dietro i soliti pensieri che lo affliggevano. Continuo a rinforzarlo dicendogli che ha imboccato la strada giusta e gli chiedo se conosce cosa diceva Napoleone ai suoi subalterni. Lui si stupisce e mi dice no. Allora gli dico che Napoleone era un grande stratega ed era solito ripetere «Siccome ho molta fretta, vado molto piano», non discutiamo il significato della frase e lascio che sia il suo inconscio a farlo per lui.  Facciamo il test dell’albero. Dal test emerge che M. ha una bella carica emotiva, che si potrebbe definire rabbia, che si vive a livello inconsapevole. Gli restituisco il risultato del test MMPI-2 e parliamo del suo test dell’albero. Facciamo l’induzione di ipnosi regressiva e lui riprende lo stesso ricordo. Non mi dice nulla e lavora da solo mentre io lo invito a portare dei nuovi cambiamenti, ricordandogli la fiaba del brutto anatroccolo e quello che diceva Napoleone. Questa volta però non gli racconterò la fiaba, ma lascerò che la sua immaginazione continui la fiaba una volta che il brutto anatroccolo è diventato cigno. Quando esce dalla trance gli scendono le lacrime e mi chiede un foglio e una penna. Mi dice che ha aiutato quel bambino a scrivere il nome del paese e la data, mi fa vedere come lo scriveva il bambino e come gli ha insegnato a scriverlo ora. Terminiamo la seduta e fissiamo l’appuntamento dopo una settimana.