Andrea da piccolo quando non si sentiva bene o quando aveva paura, non sapeva se la madre sarebbe venuta a consolarlo. A volte la madre accorreva e altre volte lo lasciava da solo. Quando stava bene e si sentiva tranquillo la madre l’abbracciava e lo baciava, altre volte invece quando sentiva il bisogno di essere consolato e accolto la madre si dimostrava disinteressata e assente.

Andrea crescendo non apprende in modo chiaro i messaggi che la madre gli invia in continuazione e ha una grande confusione nei confronti della sua figura di attaccamento. Crescendo apprende che deve fare affidamento solo su se stesso, perché le cure che gli vengono fornite non sono mai giuste. Gli viene dato quello che gli serve quando non gli serve e viceversa. D’altro canto la madre si dimostra intrusiva, intervenendo di continuo su quello che sta facendo. Il controllo della madre ha delle connotazioni ossessive e coercitive, non permettendogli di esprimersi liberamente e di conoscere l’ambiente. Con il passare del tempo Andrea apprende che la madre si aspetta che sia lui a prendersi cura delle proprie richieste affettive e non viceversa. Quando Andrea inizia ad andare all’asilo le maestre riferiscono che difficilmente sono riuscite a consolarlo e che per quasi tutta la mattina si è disperato. Allo stesso tempo quando la madre lo viene a prendere Andrea si dimostra aggressivo nei suoi confronti fino a picchiarla. Dimostra d’aver appreso una rabbia disfunzionale, perché è rivolta alla persona che lo dovrebbe accudire e consolare. Con il passare del tempo Andrea si dimostrerà sempre più insicuro e ansioso, si sente vulnerabile sentendosi sempre in pericolo e apprende che le altre persone sono inaffidabili.  A questo punto Andrea ha appreso un modello di attaccamento insicuro/ambivalente. Alla scuola materna cerca il contatto più con le insegnanti che con i compagni e si dimostra ostile, non riuscendo a risolvere da solo i conflitti. Quando si sente esasperato dalla situazione che sta vivendo va in crisi e sembra impossibile calmarlo.

Nell’adolescenza Andrea ha un grande amico, ma come le è già successo in passato il rapporto di amicizia si interrompe alla minima aspettativa non realizzata o quando l’amico si allontana vivendolo come un rifiuto e una mancanza di fedeltà del rapporto d’amicizia. Anche quando si innamorerà di Elena sarà sempre legato alla propria famiglia d’origine che però vive con rabbia e sull’ambivalenza di allontanarli o di tenerli vicini. Gli amori che vive successivamente iniziano tutti con un sentimento molto forte. È convinto che è la persona giusta, la vede come una principessa che lo salverà e gli farà provare quello che non è mai riuscito a vivere. Ha il bisogno di averla sempre vicina di sentirla di continuo, di fare tutto assieme, ha instaurato un rapporto simbiotico con l’amore del momento. Vive se stesso in modo ambivalente. Quando si sente d’essere una persona che si merita l’amore è al settimo cielo, ma questa sensazione dura poco, perché immediatamente prevale quell’immagine di Sé che non si merita tutto questo. Vive uno stato continuo di confusione che non gli permette di capire i fenomeni di causa e effetto tra gli avvenimenti. Andrea è geloso, possessivo e controllante e trova sempre donne che non si vogliono impegnare e che lo fanno soffrire, senza accorgersi che non è una coincidenza. Le sue emozioni rabbia, amore e tristezza sono vissute sempre all’estremo esiste solo il tutto o il più profondo nulla. Andrea riuscirà a instaurare una relazione con Giulia ma non sentendosi mai sicuro dell’amore di Giulia al minimo indizio del suo allontanamento o di una ipotetica infedeltà va in crisi profonda fino a rivolge la rabbia che prova verso se stesso.