Complesso d’inferiorità

Il complesso di inferiorità è strettamente collegato ad una bassa autostima. Le persone che soffrono del complesso d’inferiorità, passano grande parte della propria vita a pensarsi incapaci di fare quello che fanno gli altri. Come nasce il senso di inferiorità.

Il complesso di inferiorità può nascere nella prima infanzia quando il bambino si sente inferiore, debole o impotente nei confronti di fratelli, amici, genitori o compagni di classe. Può esistere un secondo complesso di inferiorità che può nascere in età adulta, quando la persona non si sente sicura di raggiungere gli obiettivi dell’adulto: sicurezza economica, status sociale adeguato, sostenere una famiglia. Il secondo complesso d’inferiorità è sempre figlio del primo, ma non è detto che dal primo scaturisca sempre il secondo.

Il complesso di inferiorità non nasce da un difetto fisico o da una reale mancanza cognitiva; solo le persone intelligenti si sentono in difetto. Il complesso d’inferiorità nasce da un errato schema mentale che la persona si è creata nella maggioranza delle volte durante l’infanzia oppure in età adolescenziale o pre – adolescenziale nei restanti casi.

Lo schema che mantiene il complesso di inferiorità

Le credenze familiari che ci vengono insegnate durante l’infanzia come “solo chi è ricco ed ha molti beni materiali è realizzato, solo chi ha studiato ed ha un diploma (nei migliori dei casi) o una laurea è bravo ed intelligente, solo chi ha una famiglia con dei figli è una persona felice” e molte altre credenze comunemente chiamate “miti familiari” portano a formare uno schema mentale che si può definire “complesso d’inferiorità”. Se mi confronto continuamente con quello che hanno gli altri ed io non ho, di certo potrò sentirmi in difetto.

Le persone che soffrono di questo complesso molto spesso si convincono che veramente hanno qualcosa che gli manca, si sentono nel loro profondo inferiori e si comportano di conseguenza. È la tipica profezia che si auto avvera. Se penso di non valere, di non riuscire a fare una cosa, sarà quasi impossibile che ci riesca. Solo se mi sento capace, riuscirò a trovare in me quelle competenze che nemmeno sapevo d’avere.

 

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Quando il senso di inferiorità si nasconde dietro ad una facciata di superiorità

La persona sana riconosce di avere delle mancanze e lavorerà per migliorarsi, sapendo che più si impegna, maggiori saranno i risultati che potrà ottenere. La persona riconosce nel lavoro, nell’impegno e nella costanza le forze che lo aiuteranno a migliorarsi, senza mettersi in competizione con nessuno.

Invece, la persona che si sente inferiore va oltre perché sentendosi inferiore vuole non provare tale sensazione e per esserne sicuro deve provare la sensazione d’essere superiore agli altri. Deve essere sicuro di non sentirsi peggiore degli altri, allora la certezza ce l’avrà solo se sarà migliore di tutti. Solo se arriverà primo nelle competizioni, se avrà il voto migliore di tutta la classe o il posto più prestigioso in azienda sarà sicuro di stare bene. Purtroppo per lui questo però non succede mai, perché le sfide da vincere diventano infinite e non sempre riesce a vincerle, portandolo inevitabilmente nel baratro della depressione.

Riuscirà ad uscire da questo stato depressivo solamente mettendo in atto dei comportamenti ossessivo compulsivi, dimostrandosi arrogante, irrispettoso degli altri perché, se non riesce nel proprio intento, almeno sminuisce l’altro.

Come uscire dal complesso di inferiorità

Non è facile uscire da questa trappola mentale perché è come aver sempre guardato la punta del dito e non essersi mai accorti cosa punta il dito. Quando una persona ha fatto proprio questo schema non ne può fare a meno, perché dovrebbe pensarsi in modo diverso ma questo nuovo modo non lo conosce ancora. Razionalmente non è possibile spiegare a questa persona che è brava a fare tante cose e, come tutti, alcune cose le fa meglio ed altre le dovrà imparare.

Non capisce che siamo tutti diversi e che la diversità non implica essere il migliore o il peggiore in assoluto.

Per uscire da questo schema bisogna che la persona capisca chi pensava queste cose di se stesso e chi gli ha detto e fatto credere di non essere capace. Bisogna che la persona prenda le distanze affettive ed emotive dalle relazioni che gli hanno fatto nascere questa immagine di se stesso. Bisogna riorganizzare e rielaborare il concetto che ha di se stesso e fargli capire che quello che ha vissuto in una fase della propria vita lo può rielaborare in modo diverso perché ora è diverso. La difficoltà di questo processo è sempre la stessa. Quando abbiamo fatto nostra una credenza, per cambiarla non basta un’intera vita, perché il nostro cervello e la nostra mente sono molto pigri.