autostima

Come si diventa insicuri

Buonasera Dottore,

mi chiamo xxxx, ho 36 anni e sono di Torino. Navigando su internet ho trovato il Suo sito ed ho letto degli argomenti molto interessanti. Le volevo chiedere un consiglio. Sono una persona insicura ed a volte ho anche la sensazione di non sapere come comportarmi in certe situazioni mentre in altre ho come un blocco. Nell’attesa di una Sua gradita risposta, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Xxxxx

 

Questa email mi è arrivata qualche giorno fa da un ragazzo che, come avete letto, si sente fondamentalmente insicuro e bloccato. Gli avevo scritto che gli sarebbe stato utile fare degli esercizi di “shame attack”. Questi esercizi esasperano le nostre timidezze; in questo modo mettendoci forzatamente in ridicolo, invece di farci chiudere a riccio, ci insegnano a superare i nostri limiti. Di solito questi esercizi vengono eseguiti all’interno dei corsi sull’assertività in cui il formatore, di solito un collega psicologo, aiuta i corsisti a riconoscere le proprie paure per superarle.

Perché ci sentiamo bloccati?

Nessuno di noi nasce bloccato, ma lo diventiamo con il passare del tempo e di sicuro ci sono fasi della vita più critiche delle altre, come l’infanzia e l’adolescenza. In queste fasi di crescita, ma anche nelle altre, apprendiamo quanto è importante l’idea e l’immagine che gli altri hanno di noi. Ora, prima di continuare, voglio specificare chi sono “gli altri”. Nell’infanzia “gli altri” sono rappresentati dai nostri genitori mentre nell’adolescenza i genitori passano in secondo piano e “gli altri” diventano il gruppo di coetanei. Da quando nasciamo il nostro compito è sperimentare chi siamo: interagendo con gli altri ed il mondo circostante, esponendo le nostre idee, i nostri gusti personali, le nostre preferenze culturali, sportive o sociali. Se costantemente “gli altri” non le apprezzano e veniamo di conseguenza criticati, se non addirittura umiliati, impariamo a temere i momenti in cui dobbiamo dire o fare qualcosa. Iniziamo a temere noi stessi, perché ci viene detto in continuazione che siamo sbagliati, che facciamo le cose in modo sbagliato o che pensiamo in modo sbagliato. Tutto questo porterà il bambino prima e l’adulto successivamente ad una generale insicurezza che sfocerà in veri i propri blocchi.

 

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Un altro motivo per cui le persone si possono sentire insicure è la ricerca del perfezionismo. Quando uno bambino apprende che la perfezione è il risultato che deve sempre raggiungere, diventerà un adulto insicuro ed ansioso. Di sicuro non nasciamo con questa idea del perfezionismo: sono sempre gli adulti che educano i bambini a pensare in questo modo.

Le persone che hanno avuto dei genitori ipercritici o che tendevano alla perfezione assoluta, da grandi potranno sviluppare delle insicurezze generalizzate e, di conseguenza, uno stato di ansia generalizzato. Un bambino deve apprendere da solo come muoversi in uno spazio e bisogna lasciargli una tempistica propria per conoscere man mano le varie attività. Se ad un bambino viene imposto un “modello adulto” nel fare le cose, dalle attività più semplici come camminare o mangiare a quelle più articolate come i compiti di scuola, non essendo bravo come l’adulto si sentirà sempre inferiore alle aspettative che gli vengono richieste. Da grande questo bambino si sentirà costantemente inferiore agli altri, ma, soprattutto, avrà una grande paura che gli altri se ne accorgano, instaurando uno stato d’ansia che lo perseguiterà costantemente. È facile che instauri un elevato senso del dovere, si sentirà sempre come se dovesse dimostrare qualcosa a qualcuno, non sapendo nemmeno lui cosa e a chi.

Come uscire da questi schemi mentali?

Non è sempre così facile perchè non basta spiegare alla persona cosa gli è successo, cos’ha appreso e neppure che la colpa non è sua ma degli adulti. Nella terapia ipnotica ericksoniana l’approccio è diverso perché non serve che la mente consapevole conosca i motivi o le cause del proprio malessere. Si lavora con la mente inconscia che, come sappiamo, è la mente emotiva. Con l’ipnosi regressiva si fa rivivere in modo indiretto avvenimenti del passato per dare nuovi significati emotivi; ora che il paziente non è più un bambino, potrà interpretare emotivamente ed esperienzialmente momenti della propria vita passata, permettendo alla mente di creare nuovi schemi meno ansiogeni perché meno sbagliati.