Affrontare l'evitamento esperienziale

Come affrontare l’evitamento esperienziale?

Nell’articolo precedente hai potuto vedere come siamo portati ad evitare le cose che non ci piacciono, soprattutto cerchiamo di evitare il dolore.

Evitare esperienze o emozioni dolorose, però ci porta a vivere il dolore per presenza e il dolore per assenza.

La prima cosa da fare è prendersi una pausa.

Se fino ad ora hai cercato di evitare il dolore per presenza, perché sei una persona logica e responsabile e ti hanno insegnato a fare così, ora puoi iniziare a non farlo più.

Potresti affrontare l’idea che le tue strategie che hai usato finora non hanno funzionato e non funzioneranno mai. Perdonati, perché anche se hai fallito molte volte e ti è costato molto in termini di energie psicofisiche, ti sei impegnato costantemente.

La seconda cosa da fare è accettare la respons-abilità.

Essere respon-abile vuol dire essere consapevoli che c’è, in effetti, una risposta che puoi dare: tu sei in grado di rispondere. In questo caso non si parla di responsabilità, perché la responsabilità vuol dire implicitamente accettare la colpa.

La respons-abilità invece vuol dire accettare e riconoscere la proprie abilità o risposte.

Anche nei casi in cui è difficile non entrare nello schema “senso di colpa”, come negli abusi sessuali o negli abusi sui minori, in cui le persone hanno sicuramente delle colpe per aver deliberatamente provocato dolore, se si cercano le colpe, il dolore continuerà a mantenersi vivo.

Avere un atteggiamento respon-abile vuol dire avere delle abilità e saperle usare quando il dolore si presenta, evitando di prendersi l’impegno di cercare le colpe.

La terza cosa da fare è iniziare a pensare che c‘è una reale alternativa alla sofferenza che stai vivendo.

Prima di credere alla terza regola, potresti esaminare realmente la tua esperienza quotidiana.

Scrivi ogni giorno per almeno due settimane quanto dolore hai provato quotidianamente. Cerca di essere il più preciso possibile indicando cosa ti causa dolore. Ansia, depressione ecc. ecc. e dai un punteggio da 1 a 10 al tuo dolore. Scrivi anche quanto ti sei dovuto sforzare per fronteggiarlo, quanto hai lottato e dai sempre un punteggio da 1 a 10. Alla fine valuta quanto la giornata è stata funzionale.

Quarta e ultima cosa da considerare è la possibilità che il controllo non sia efficace quando si parla di dolore psicologico.

Lasciare andare il controllo non è molto difficile se ce l’abbiamo.

Al contrario, quando il controllo non ce l’abbiamo e siamo impegnati ad averlo, lasciarlo andare porta confusione e smarrimento.

Secondo l’approccio mindfulness il dolore non è il tuo peggiore nemico, ma deve diventare il tuo migliore alleato.

Avete presente il detto “se non li puoi combattere, alleati”, in questo caso calza a pennello.