Paura di fallire

04 novembre 2013

Paura di fallire

Una leonessa che si prepara ad attaccare un’antilope avrà paura di fallire?

Si vivrà quella sensazione che tutti gli esseri umani hanno provato davanti a un pubblico o davanti a un professore che ci sta interrogando?

Molto probabilmente la leonessa pensa solo a non farsi fuggire il pranzo, e non ha paura di fare una brutta figura.

L’essere umano, in molte situazioni della propria vita, a differenza della leonessa, si trova di fronte e soprattutto si vive quella spiacevole sensazione, che per convenzione chiameremo – paura di fallire.

Perché impariamo la paura del fallimento? Perché certe persone fanno così fatica a rielaborarla?

Le cause sono molteplici

  • bassa autostima;
  • pretese eccessive da noi stessi;
  • pretese eccessive da parte degli altri (di solito i genitori, ma non solo);
  • eccessivo bisogno di riconoscimento;
  • lavoro stressante.

La paura di fallire eccessiva è nociva, ma se prendiamo in considerazione la sola paura, vedremmo solo il sintomo e non la vera causa che lo genera.

Di sicuro la società odierna ha portato all’esasperazione l’importanza del successo, del primeggiare. La scuola inoltre non aiuta le nuove generazioni a dare il massimo per le proprie caratteristiche, ma cerca di omogeneizzare le qualità a scapito delle singole peculiarità. Se poi ci mettiamo dei genitori che proiettano su i figli le proprie frustrazioni personali, si salvi chi può.

Se una persona si sente bloccata dalla propria paura cosa può fare?

Ora prima di leggere queste domande prendi carta e penna e rispondi per iscritto a questo quattro semplici domande.

  1. La mia motivazione è spinta dal volere o dal dovere?
  2. Quando m’immagino proiettato verso l’obiettivo, ho una visione di successo o d’insuccesso?
  3. Mi pongo degli obiettivi raggiungibili?
  4. Sono capace di mantenermi nel qui e ora oppure sono spesso nel passato o nel futuro?

Ritornando alla nostra leonessa. L’avevamo lasciata in agguato nella savana. Cosa starà pensando mentre si prepara a prendere la propria preda?

La leonessa di sicuro vuole quella preda e s’immagina come dovrà fare per prenderla. L’ha visto molte volte fare dalla madre prima di imparare a farlo lei stessa. Non pensa all’ultima preda che le è sfuggita, è tutta concentrata su quella che ha scelto. E’ completamente presente nel “qui e ora” su il compito che sta portando avanti. Non ha scelto il capo branco, ma l’animale più indifeso, perché sa bene che deve scegliere la preda più facile da prendere, anche se di facile nella savana non c’è nulla.

La nostra leonessa non avrebbe dubbi a rispondere alle quattro domande che hai letto prima.

E tu?