Lettera di un figlio al padre

Padre e figlio

Questa è una email che un mio paziente mi ha spedito non molto tempo fa. Ho deciso di pubblicarla perchè è molto bella ed ogni volta che la leggo mi emoziona. Ognuno di noi ha un particolare rapporto con i propri genitori e per molti di voi questa lettera non dirà molto. Il rapporto che ho con mio padre è molto diverso dal rapporto che il mio paziente ha avuto con il proprio.

Ho deciso di pubblicarla perchè penso che questa lettera, spedita ad una persona che non la potrà mai leggere, sia utile a tutti i figli che hanno un rapporto conflittuale con un genitore.

L’email

La lezione di  mio padre è arrivata piano piano, come nel suo stile… discreto, mai invadente, rispettoso

Mio padre era un uomo che tutti definivano “tranquillo”.

Era l’ultimo figlio maschio di cinque, fra maschi e femmine (el putin), nato all’inizio della seconda guerra

mondiale e chiamato Benito perché nel ventennio, come saprai, davano un contributo in denaro a chi

adottava dei nomi inerenti a personaggi del regime (mia zia si chiamava Clara, in onore di Claretta Petacci, quindi altri schei!).

Suo padre (mio nonno) non l’ho conosciuto, è mancato a 57 anni per una malattia contratta in Africa, in guerra.

 

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Ha fatto la quinta elementare e nonostante tutto, dopo una parentesi come pubblicista presso il giornale

“Avvenire” (il giornale del clero), è riuscito ad entrare come impiegato al Consorzio Agrario Provinciale e lì

è rimasto fino alla pensione, mantenendo 2 figli e non facendo mancare mai niente alla sua famiglia. Mai.

La famiglia per lui era la cosa più importante, ha fatto molti sacrifici e non solamente di ordine economico,

per mia madre, per me e per mio fratello (ora non ti sto qui a raccontare ma nel mio libricino dedicato ho

scritto più cose).

Era un uomo buono nel senso più stretto del termine, onesto, sensibile, misurato e riservato, gentile con

tutti e rispettoso di tutti, sempre in ordine, in giacca e cravatta anche fra le mura domestiche.

Ma secondo me non era ”tranquillo” . Era come me, tormentato… anche se non lo dava a vedere.

Io non mi sono mai comportato bene con lui. O almeno non me lo ricordo.

La sua accondiscendenza, nei confronti di mia madre soprattutto, l’ho sempre considerata arrendevolezza.

Era amore.

I suoi figli li accontentava ogni volta che poteva e anche quando non poteva, ed io la consideravo mancanza

di “polso”.

Era amore.

L’ho disprezzato per non avere avuto ambizioni, lo consideravo una persona mediocre.

Aveva già e quello che voleva e ne godeva.

A volte si lasciava prendere in giro per le sue manie o abitudini (era piuttosto metodico) senza replicare e per

questo non mi piaceva.

Era saggezza e intelligenza.

Sto scoprendo che avevamo molte cose in comune, anche se non l’ho mai voluto ammettere, quelle che ho

sempre considerato debolezze ma che in fondo penso siano valori o perlomeno pregi.

Alla fin fine lui sapeva ciò che voleva, era saggio perché non si curava delle critiche altrui (quelle sterili, fine a se stesse),

riusciva perfino a riderci sopra, discretamente, con classe, senza offendere.

Forse mio padre era quello che io vorrei essere o almeno vorrei avere tante delle sue caratteristiche che ritengo di non avere,

una su tutte, la più importante e potente: sapere amare.

Grazie della lezione papà, spero che mi perdonerai.

Spero che perdonerai le mie mancanze ed il mio ritardo e spero di essere per la piccola Virginia il padre che sei stato tu con noi.