I diversi Sé

I diversi tipi di Sé. Secondo la teoria del linguaggio che sta alla base dell’ACT, ma anche di molte altre teorie cognitive, esistono tre tipi di sé. Il sé concettualizzato, il sé come processo continuo di auto-consapevolezza e il sé che osserva. I diversi tipi di Sé non è una novità in psicologia, molti ricercatori hanno parlato di diversi tipi di Sé. James, Cooley, Mead, ad esempio hanno trattato ampiamente tale teoria.

Ora pensa a una partita a scacchi. Ci sono i pezzi bianchi e neri. Pensa ai pezzi di colore bianco come a delle emozioni, a dei pensieri o a sensazioni positive e a quelli neri come negative. La partita è iniziata quando hai iniziato a verbalizzare il mondo e durerà fino all’ultimo giorno. Delle volte i pedoni bianchi hanno il sopravvento, altre volte sembrano vicini alla sconfitta. La partita continua, costantemente con diversi rovesciamenti di fronti.

La domanda è: Tu in questo scenario chi sei?

La risposta la troverai alla fine dell’articolo, ma prima di leggerla, ti consiglio di conoscere i diversi Sé che una persona si vive.

Il Sé concettualizzato

Il sé concettualizzato si basa sulla categorizzazione e sulla valutazione. Il sé concettualizzato ci fa vedere come degli oggetti e manca della defusione cognitiva. Si esprime principalmente attraverso le valutazioni verbali “Io sono…”. “Io sono meschino”, “Io sono timido”, “Io sono depresso”, “Io sono il migliore” ecc. Il sé concettualizzato ti è familiare, perché è il prodotto del linguaggio applicato a te steso. Il sé concettualizzato fa da collante tra i tuoi pensieri e le tue azione. Praticamente crea quella coerenza tra il pensare e l’agire. Il sé concettualizzato è anche la principale trappola per farti provare sofferenza. Il sé concettualizzato essendoci familiare, lo consideriamo come il nostro migliore alleato, perché ci dice chi siamo e ci fa sentire coerenti anche se ci lascia nella più profonda sofferenza. Nessuno può lasciare il proprio sé concettualizzato senza prima essere pronto a sostituirlo con qualcos’altro, i VALORI. Nel prossimo articolo ti parlerò dei valori.

Il Sé come processo continuo di autoconsapevolezza

Il sé come processo continuo di autoconsapevolezza è la strada su cui continui a correre, per dare senso alle tue azioni. Differisce dal sé concettualizzato perché le categorie non sono valutative, ma descrittive. Di solito usa la forma verbale “Adesso sto provando questo…”, “Adesso sto pensando a questo…” o “ Adesso sto ricordando quest’altro…”. Il sé come processo continuo di autoconsapevolezza è molto importante. Ad esempio le persone alessitimitiche che non riescono a riconoscere le proprie emozioni e non riescono a mettersi in contatto con i propri stati d’animo e a riconoscerli negli altri, non hanno sviluppato questo sé. Il sé come processo continuo di autoconsapevolezza permette agli esseri umani di mettersi in contatto con il mondo interiore. La defusione e l’accettazione sostengono e sviluppano il Il sé come processo continuo di autoconsapevolezza

Il sé che osserva   

La terza istanza psichica è il sé che osserva, il quale ha una caratteristica unica, non si avvale di relazioni verbali. Per questo motivo non ci è così familiare. Per capire meglio il sé che osserva  prova questo esercizio.

Prima di rilassarti fai qualche bel respiro e senti come stai respirando. Inizia a portare l’attenzione alle sensazioni del tuo corpo……, ai piedi…., quanto pesanti sono……., come stanno dentro le scarpe……., la temperatura che hanno……… Fai la stessa cosa con le sensazioni delle tue mani. Una volta che ti senti centrato su te steso recupera un ricordo della tua infanzia. Può essere qualsiasi ricordo e rivivilo per qualche momento. Inizia a guardare e a viverti quel ricordo a livello esperienziale, non solo logicamente.

Ora ti chiedo di rispondere a questa domanda “chi era quello che vedeva quegli eventi mentre si svolgevano?”.

Allo stesso modo ti chiedo “chi era che mangiava la tua colazione questa mattina?”. Prova a immaginarti mentre facevi colazione e guarda il mondo di questa mattina mentre facevi colazione, da dietro i tuoi occhi.

Questo Io è quello che per la terapia ACT è il sé che osserva. Entrare in contatto con il sé che osserva  è una questione di esperienza e come sempre vale la regola: fare esercizio, fare esercizio e nuovamente fare esercizio.

Il sé che osserva  è la scacchiera dove si svolge incessantemente la partita.

Risposta: Tu sei la scacchiera dove si svolge il tutto.