Nell’ultimo post abbiamo detto che la vera bugia è la falsificazione dell’emozione, ma come vengono falsificate le varie microespressioni facciali? Ora analizzeremo le varie fonti per riconoscere chi ci mente.

Il primo aspetto da considerare è la morfologia del volto della persona. Impareremo che alcune parti del volto sono più significative di altre, le quali sono contraffatte più spesso e sono proprio certe parti del volto che ci fanno notare l’incongruenza.

Il secondo aspetto sono i tempi di espressione. Bisogna stare attenti ai tempi di formazione dell’espressione e alla durata della stessa. Dobbiamo sempre stare attenti ai tempi quando compare l’emozione, per quanto tempo rimane, se scompare gradualmente o di colpo. Tutti conoscono come ci si sente quando si è felici, ma se cerchiamo di dimostrarci divertiti all’ennesima barzelletta del compagno di viaggio, molto probabilmente sbaglieremo i tempi d’avvio, di durata e di fine dell’emozione felicità.

Il terzo aspetto invece riguarda la collocazione all’interno della comunicazione. Molto importante è anche la collocazione della microespressioni  con quello che diciamo. Se facciamo finta di essere arrabbiati e le parole non sono corrispondenti all’emozione provata allora c’è incoerenza, oppure se l’emozione provata viene espressa successivamente, questo ci può far sorgere dei dubbi. Ricordatevi anche i movimenti del capo incoerenti con la comunicazione verbale.

Il quarto aspetto da tenere sempre presente è il contesto sociale. Contestualizzare la comunicazione con l’emozione associata è fondamentale per interpretare il messaggio non verbale della comunicazione. Per chi di vuoi ha iniziato a vedere la serie Tv “Lie to me”, avrà notato come Car Lightman crei ad hoc delle situazioni per smascherare i bugiardi. Altre volte invece tiene ben presente il contesto e nota come i sospettati reagiscono in maniera più o meno congruente.

Quali parti del volto mentono?

Anche  se non ci sono delle prove scientifiche, la parte inferiore del volto è sicuramente una buona fonte per riconoscere le incongruenze comunicative. In particolare le labbra, le rughe attorno al naso e la parte bassa delle guance sono le parti che ci possono dare molte informazioni. In altri casi come nella rabbia e nella paura le parti incongruenti più difficili da modificare sono i sopraccigli e la fronte.

Nell’espressione della felicità non c’è il movimento dei sopraccigli e della fronte. Questa è l’unica emozione in cui non abbiamo il coinvolgimento della parte alta del viso. Quindi se uno vuole mascherare un’emozione con la felicità lo potremmo notare nella parte alta del volto, poiché nell’autentica felicità i sopraccigli e la fronte non sono interessati. Se invece una persona vuole attenuare un’emozione felice, si potrà notare dal sollevamento delle guance, anche se la bocca rimarrà ferma.

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Chi vuole falsificare l’espressione dellatristezza cercherà di farlo usando la bocca e lo sguardo. Nella falsificazione della tristezza è più difficile coinvolgere i sopraccigli e la fronte. Un po’ come nella paura la parte superiore del volto non e coinvolta, perché è una regione difficile da muovere in modo consapevole, non facendo parte di un emblema e non è un segno d’interpunzione. Per lo stesso motivo se una persona vuole neutralizzare l’emozione di tristezza, sempre la parte superiore lo smentirà perché non riuscirà a non coinvolgere i sopraccigli e la fronte.

La sorpresa invece è l’emozione più facile da simulare, l’indizio morfologico più caratteristico può essere la mancata apertura delle palpebre. Nella sorpresa però l’indicazione da tenere ben presente sono i tempi. Ricordiamoci che la sorpresa è l’emozione che si manifesta più velocemente e che ha la durata più corta. Quindi se la persona sbaglia i tempi della sorpresa, vuol dire che sta celando un’altra emozione.

Quando una persona vuole simulare la paura cercherà di esprimerla con uno sguardo fisso e facendo una smorfia con la bocca, quindi l’indicazione se mente va ricercata sui sopraccigli. Se rimangono inespressivi, allora sta simulando. Nella paura i sopraccigli sono la zona focale per capire se la persona ci mente, perché i movimenti dei sopraccigli tipici della paura non si prestano a essere eseguiti a comando.

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La rabbia è  semplice da simulare, basta aggrottare i sopraccigli e serrare le labbra. Il focus della nostra attenzione dovrà essere la palpebra inferiore, che nella rabbia dovrà essere teso. Questo indizio non è facile da notare, per questo motivo è importante tenere presente la situazione, per non incappare nell’errore di sbagliare e considerare una persona non arrabbiata, quando lo è davvero, con il rischio di subirne le conseguenze. Andate a rivedervi Slatan Ibrahimovic e la sua espressione di rabbia.

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Anche il disgusto è un’espressione facile da falsificare, basta arricciare il naso e sollevare il labbro superiore. Di solito il disgusto è usato per mascherare la rabbia. Quando una persona esprime disgusto, ma ha i sopraccigli alzati tipici del disgusto e ravvicinati tipici della rabbia, allora sta mascherando rabbia. Lo stesso vale per una maschera di disgusto con lo sguardo fisso, tipico della rabbia. Il disgusto si usa anche per celare la paura, in questo caso è da notare se nell’espressione di disgusto le palpebre fanno comparire la sclera (bianco dell’occhio), tipica della paura.

Ora dopo tutta questa teoria bisogna essere consapevoli di alcune cose se vogliamo smascherare i bugiardi:

  • Conosciamo le sei espressioni facciali?
  • Siamo disposti a guardare le altre persone in faccia?
  • Vogliamo veramente sapere cosa ci comunicano gli altri?
  • Conosciamo l’aspetto morfologico della persona?
  • Stiamo attenti ai tempi di reazione?
  • Siamo disposti a considerare la collocazione dell’espressione?
  • Teniamo sempre in considerazione il contesto?
  • Riusciamo a considerare la comunicazione corporea, il tono di voce e le microespressioni?

Bene, per diventare un bravo investigatore delle menzogna bisogna diventare abile e saper padroneggiare tutti queste informazioni. Per riuscire in tutto questo serve molta pratica e non scoraggiarsi mai.