Una metafora psicoterapeutica – Il bruco e la farfalla

01 ottobre 2019

il bruco e la farfalla

Qualche giorno fa parlavo con una mia paziente di come siamo attaccati alle esperienze precedenti.

Mentre le parlavo mi è venuta in mente una metafora che mi piacerebbe condividere con te.

Il bruco e la farfalla
C’era una volta Giulio il bruco che felice strisciava sui suoi piccoli piedini in cerca di foglioline da mangiare. Tutto il giorno lo passava ad arrampicarsi sugli alberi per cercare le foglie più tenere. Faceva molta fatica, ma conoscendo solo quella vita non ci badava troppo. Si svegliava la mattina presto e lentamente si incamminava. Era grosso e lento, impacciato nei suoi movimenti e temeva sempre che qualche uccello lo mangiasse. Poi, se vedeva una strada andava cosi in ansia che non riusciva più a respirare. Una volta mentre si trovava nel bel mezzo di una carreggiata dovette fermarsi per un attacco di panico. Era terrorizzato dalle ruote di ogni tipo e grandezza.
Aveva molti amici che come lui affollavano i bassi fondi del bosco. Era diventato amico della formica Rebecca, sempre impegnata a procurarsi del cibo; molto più veloce di lui e sempre indaffarata. Conosceva Gigi il grillo, agile e scattante che con un sol balzo percorreva la strada che lui avrebbe fatto in un paio di ore. Passava molto tempo anche con la cicala Lucia che stava tutto il giorno ferma a frinire, mentre gli altri insetti lavoravano.
Giulio amava tutti i suoi amici, ma era affascinato soprattutto dalle creature che volavano. Vedeva calabroni, api e vespe che, con leggiadria si posavano su tutti i fiori. Restava incantato guardando le zanzare che con quel loro intenso sibilo sembravano sospese in aria, ma soprattutto, era innamorato delle farfalle. Le farfalle secondo Giulio il bruco erano gli esseri che più si avvicinano a Dio: colorate, variopinte, eleganti e leggiadre.
Un giorno Giulio il bruco iniziò a sentirsi molto stanco. Di solito non lo era, ma quel giorno si sentì così stanco che decise di trovarsi un posticino tranquillo e sicuro per passarci un po’ di tempo nella speranza che quella sensazione così strana, passasse. Senza rendersene conto iniziò a crearsi un bozzolo di seta tutto attorno e più lo faceva, più gli piaceva quella sensazione di caldo e di riposo assoluto che gli infondeva il suo bozzolo. Senza accorgersene si addormentò, di un sonno profondo e ristoratore.
Quando aprì gli occhi non si ricordava nulla e senza accorgersene, iniziò a volare. Dall’alto vedeva il bosco e tutti i fiori. Si sentiva leggero e curioso di conoscere tutti i gusti dei diversi pollini.
Un giorno mentre volava prese una grande paura, perché scoppiò un temporale e una goccia lo colpi, facendolo cadere. Mentre cercava di togliersi l’acqua che lo paralizzava, vide un bruco bello grosso che tranquillo continuava a strisciare tra il fogliame. Quando il bruco gli passò vicino gli chiese che insetto era e come faceva a non avere paura del temporale. Il bruco rispose che lui non aveva paura della pioggia perché le gocce non arrivavano sulla terra, perché venivano bloccate dalle foglie.
La farfalla Giulio pensò: come mi piacerebbe essere come lui, forte e sicuro.
Alla mia paziente ho detto solo: sei come una farfalla che invidia il bruco che era.
Successivamente ho pensato a questa storiella.
Mi sono accorto che molto spesso rimpiangiamo quello che eravamo e non ci accorgiamo quello che siamo. Questo è emblematico quando finisce una relazione. Pensiamo a tutto quello che abbiamo perso. In molti casi relazioni malate, tossiche ed improduttive sotto ogni punto di vista. Continuiamo a desiderare il passato anche se nel passato cercavamo di cambiare il nostro futuro. Ma una volta che il futuro, tanto agognato si realizza ci guardiamo indietro e ci disperiamo per quello che abbiamo perso e non ci accorgiamo del nostro nuovo presente.
Penso che sia un inganno della nostra mente che dovremmo riconoscere e combattere. Dovremmo imparare a non invidiare il bruco quando siamo farfalle e al contempo non bramare d’essere farfalle quando si è bruchi.