Ipocondria e patofobia

30 giugno 2014

Ipocondria e Patofobia

La persona che costantemente ascolta i segnali del proprio corpo e li associa a una potenziale malattia fino a farne una malattia viene classificata come ipocondriaca.

Il patofobico, invece ha una eccessiva paura di una malattia fulminante come un infarto o un ictus, altresì si possono trovare dei patofobici che hanno un’eccessiva paura di una malattia degenerativa progressiva, come un tumore o l’Alzheimer.

Entrambe le patologie rientrano nei disturbi d’ansia e hanno in comune degli schemi mentali che si trasformano in trappole mentali che creano e mantengono la patologia.

La trappola mentale che entrambe le patologie hanno è l’eccessivo controllo che fa perdere il controllo, il quale innesca la seconda trappola, la fiducia nella conoscenza che li salverà. Sia l’ipocondriaco sia il patofobico ricercano costantemente una sicurezza esterna fondata sulla razionalità, impersonata dalla scienza medica.

Gli ipocondriaci e i patofobici sono sempre alla ricerca del specialista o del luminare che li possa rassicurare, ma nel profondo, la ricerca dell’eccessivo controllo non gli permette di stare sereni.

 

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L’eccessivo controllo è la trappola che sta alla base di tutti i disturbi fobici ossessivi. Di per sé il controllo di noi stessi, degli altri e dell’ambiente ci è sempre servito, ma se usato in modo esagerato ci porta a viverci una sensazione di mancanza di controllo.

In questi casi è lo stesso controllo che causa la mancanza di controllo.

L’eccessivo controllo non favorisce la crescita, per il semplice motivo che la natura si evolve solo se gli viene permesso di adattarsi a modo proprio all’ambiente. Nel momento in cui viene a mancare l’adattamento l’essere vivente non cresce più e si atrofizza.

Per chi soffre di questa patologia il consiglio è di esasperare il controllo utilizzando la tecnica “la cosa peggiore che mi può capitare”. Questa tecnica utilizzata anche da Erickson prevede che il paziente s’immagini (Milton Erickson utilizzava l’ipnosi) il peggiore scenario esasperando il controllo.

In questo modo si rende volontario ciò che si vive come involontario.

Giustamente se ho la situazione sotto controllo mi sento più tranquillo, se però penso che l’unico modo per sentirmi tranquillo sia il controllo allora posso pensare che quando avrò tutto sotto controllo la mia vita sarà più serena. In verità, se ci pensiamo bene, è solo una mera illusione avere tutto sotto controllo, anzi il nostro controllo sugli altri e sul mondo esterno è solo minimo.