DOLORE E LUTTO

Il dolore che si prova nell’elaborare di un lutto è una reazione naturale e imprescindibile dell’essere umano. L’intensa sensazione di tristezza vissuta dopo la morte di una persona cara, questa sensazione è spesso associata al dolore. Far fronte al dolore vuol dire mettere in atto un processo psicologico denominato resilienza.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l’esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.

L’elaborazione di un lutto è un processo attivo, che secondo le varie scuole di pensiero si snoda lungo una sequenza di fasi, fino ad arrivare all’accettazione

John Bowlby (1983), in “Attachment and Loss“, descrive l’elaborazione del lutto come un processo suddivisibile in alcune sottofasi:

Inizialmente c’è un periodo di shock e di incredulità, che può essere associato ad un meccanismo difensivo di negazione (“Non è possibile che sia successo ..”).

La fase successiva è invece caratterizzata da un intenso dolore psichico, con sentimenti di rabbia verso il mondo esterno e verso il defunto stesso che ci ha abbandonato, di angoscia da separazione, di senso di colpa per non aver fatto tutto il possibile per il defunto o per aver lasciato questioni irrisolte con lui

Rabbia e senso di colpa trovano spesso una riparazione attraverso un meccanismo difensivo di idealizzazione, per cui idealizzando la persona defunta è come se lo si ripagasse di tutti i sentimenti aggressivi che abbiamo avuto verso di lui.

In questo periodo si possono avere anche episodi allucinatori per cui ci sembra di vedere tra la folla la persona defunta oppure sentirne i suoi passi nel silenzio della casa: questi fenomeni trovano un senso se si pensa che la materializzazione della persona morta potrebbe avere una funzione di mantenimento del legame con lei e persuaderci che la persona che abbiamo perso è ancora presente.

Stesso significato potremmo attribuire ai sogni notturni: un tentativo di mantenere il legame almeno a livello mentale e inconscio.

Il compimento del lutto si ha con il superamento del dolore acuto (nonostante episodi di tristezza e senso di perdita si potranno ripresentare ancora per moltissimo tempo) e con l’accettazione che quella persona non tornerà più attraverso un meccanismo di interiorizzazione, per cui quella persona diventa parte del nostro mondo interno e quindi, in un certo senso, non la perderemo mai. Il superamento delle  fasi può avvenire in modo lineare ma anche in modo alternato magari ritornando a fasi già vissute, oppure bloccarsi prima di arrivare all’ultima e terminare con sentimenti ed emozioni di accettazione.

di Sara Ciabatti

In questo caso l’ipnosi può aiutare a completare il processo naturale del dolore e sbloccare quei pensieri o sentimenti che stanno impedendo che ciò accada in modo naturale. Con l’ipnosi i ricordi rimarranno gli stessi non si avrà amnesia e non si tratta di dimenticare – ma di elaborare a un livello più profondo “inconscio” la perdita. I ricordi e le emozioni associate saranno meno cariche di sentimenti dolorosi, permettendovi di essere in grado proseguire verso l’accettazione della scomparsa della persona cara.

 

Dott. Giancarlo Ceschi Psicologo Padova   Mestre -  Veneto