Pensieri intrusivi…accettarli o evitarli?

25 Novembre 2013

Pensieri ossessivi

Immagina di essere seduto sopra una gabbia, con all’interno delle tigri affamate e di essere collegato alla migliore macchina della verità. Mentre sei seduto ti viene chiesto di non provare ansia, altrimenti la macchina infallibile lo scoprirà e un meccanismo di farà cadere all’interno della gabbia.

Cosa succederà?

È molto probabile che anche se cerchi con tutte le tue forze di non provare ansia, l’ansia arriverà, e inevitabilmente finirai a fare da pranzo alle tigri.

Questo è quello che succede durante un attacco di panico. Inizialmente si sente una forte ansia, poi in pochi secondi si immaginano le cose peggiori, di solito – sto per morire, chissà cosa penseranno di me, non voglio mostrarmi debole – e il gioco è fatto, arriva l’attacco di panico.

L’ansia è la risposta naturale che abbiamo appreso in millenni di fronte a una possibile minaccia reale e tangibile, ma anche assolutamente creata dalla nostra mente.

Le persone che soffrono d’ansia, tendono a pensare di perdere la ragione, il controllo o di essere umiliate. Questi pensieri creano ansia perché mettono in relazione quello che sta avvenendo ora con un ipotetico futuro catastrofico.

Le persone per non provare tutto questo si affidano al proprio linguaggio, ma il linguaggio, quindi i pensieri che facciamo in questo caso, portano all’evitamento esperienziale. L’evitamento esperienziale è un processo che coinvolge i pensieri, le emozioni, i ricordi e le sensazioni fisiche ed è tra i peggiori processi psicologici che si conosca.

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L’essere umano ha imparato che se una situazione o un contesto ambientale non gli piace evita d’andarci. Se non mi piace la discoteca, posso decidere di non andarci, come se non mi piace la pesca, semplicemente non mi siederò sulla riva di un fiume, con una canna da pescare per ore. Questo funziona con gli eventi esterni, ma non funziona con gli eventi interni.

Per eventi interni – mantenere uno status, evitare l’umiliazione, paura di non essere all’altezza, desiderio d’approvazione – funziona la regola «se non lo vuoi, lo avrai». Lo psicologo Dan Wegner ha dimostrato che quando vogliamo sopprimere un pensiero cercando di non pensarci, questo all’inizio verrà accantonato per un breve momento, ma successivamente si ripresenterà ancora più intensamente.

Succede questo perché quando cerchiamo di tenere lontano un pensiero, dobbiamo sia pensare a qualcosa di diverso sia impegnarci a non pensare a quel pensiero specifico, da eliminare. Il paradosso è che dobbiamo controllare se quello che stiamo facendo funziona, quindi andiamo a recuperare il pensiero molesto per rassicurarci che non ci sia più.

Lo stesso processo funziona anche per le emozioni. Le emozioni sono le fondamenta dei pensieri sono le rotaie dove il treno dei pensieri corre. Quindi quando cerchiamo di sopprimere un pensiero vogliamo anche eliminare delle emozioni, ma anche in questo caso le emozioni ritorneranno ancora più intensamente.

Ma non solo, lo stesso meccanismo lo usiamo per le predisposizioni all’azione. Le predisposizioni all’azione sono quei comportamenti che abitualmente mettiamo in atto, senza una piena consapevolezza. Basta un solo pensiero per innescare una serie di azioni corporee e psicologiche per predisporre il comportamento.

Se sei arrivato qui, vuol dire che l’argomento ti interessa e ti starai chiedendo come si puoi tenere sotto controllo i pensieri, le emozioni e i comportamenti. Nei prossimi articoli ti parlerò di mindfulness e di diffusione del pensiero.