Amore evitante

Oggi vi parlerò di Mario, cugino di Anna che ritroveremo nel prossimo post. Chiaramente i personaggi sono inventati, ma forse riuscirete a trovare anche voi dei Mario o delle Anne tra i vostri conoscenti reali!

Un ipotetico attaccamento evitante

Mario e le sue relazioni

La vita di Mario inizia come molte altre. Nasce con parto naturale è normopeso e la madre ha superato bene il parto. Per qualche motivo però la madre non desiderava Mario, ma il momento per elaborare questa sensazione arriverà e la madre è felicissima di aver partorito un bel maschietto. Il bambino cresce e quando ogni volta si sente in pericolo o sotto stress, la madre o chi per essa rifiutava o non riesce a confortarlo con affetto e pazienza. Una delle frasi che Mario si sente dire e: non piangere, sii forte, solo le femminucce piangono. Oppure quando viene aiutato, gli si fa pesare le sue naturali difficoltà di bambino. È importante capire che la stessa frase, detta con toni diversi assume opposti significati e che molte volte non serve parlare ai bambini. I bambini non avendo ancora appreso bene le capacità cognitive del linguaggio, seguono e ascoltano molto bene le sensazioni che provano. Quindi percepiscono molto meglio il linguaggio del corpo e le proprie emozioni. Un abbraccio freddo e distaccato o una carezza che non porta conforto, fatta senza attenzione è molto più significata di mille parole.

Quando Mario aveva bisogno d’essere confortato e accolto con un abbraccio caloroso, non lo trovava e se lo trovava lo sentiva freddo e sempre troppo breve. Mario si impone di non piangere, d’essere forte. È da quando era un neonato che vive queste sensazioni, cerca qualcosa che non gli viene dato. Ha paura di rimanere da solo perché il mondo è pieno di pericoli e non sa come cavarsela. Ha bisogno di quelle figure protettive e sicure, ma si sente respinto per quello che prova. Mario  vive nel terrore che la madre si allontani e che lo abbandoni. Anche se il piccolino prova ansia dovuta alla paura, ha imparato presto che deve adattarsi alle richieste della figura di accudimento. Figura fondamentale per la propria sopravvivenza.

In modo consapevole vede la madre o chi per essa, come “l’oggetto” buono, l’unica persona che lo può proteggere e mantenere in vita. Si adatta alle richieste e alle sensazione che vive. Se non riesce a gestire lo stress, si sentirà incapace fino a sentirsi lui cattivo. Apprenderà che nella vita bisogna fare da soli e che i suoi simili sono ostili. Mario inizia in questo modo a dimostrare una falsa autonomia, a non mostrarsi debole e a non mostrare i propri bisogni, si crea un falso . Eviterà di ricercare la madre sia quando si sente in pericolo o sotto stress, sia quando non vive questi stati d’animo.

Apprenderà uno stile di attaccamento di tipo evitante caratterizzato dellansia e dall’insicurezza   Si sentirà non meritevole di essere amato e che deve contare solo su se stesso, vedrà nella figura di accudimento una figura cattiva che non si merita il suo amore. Tengo a precisare che tutto questo Mario lo vive a un livello inconsapevole, perché consapevolmente verrà bombardato dall’immagine creata dal ruolo che deve avere la figura materna.

Crescendo Mario imparerà una falsa autonomia. La madre si ricorda che quando lo portava all’asilo lui non piangeva. Si ricorda anche che le maestre le riportavano che il bambino litigava spesso con gli altri bambini o che improvvisamente aveva degli scatti d’ira.

Mario cresce, nell’adolescenza ha molte conoscenze, ma nessun vero amico. Con le ragazze è simpatico e ci sa fare, ma nessuna diventa la sua fidanzata. Appena gli si chiede un impegno affettivo maggiore, scappa. L’amore non è una cosa importante, non ne ha bisogno, si sente grandioso e autonomo a livello relazionale ed emotivo. È facile che Mario sia attratto da ragazze come lui, anch’esse evitanti/distanzianti o ragazze ambivalenti/invischianti. Alla fine va a convivere con Marta, una ragazza ambivalente/invischiante.

Con Marta il rapporto ha alti. Dall’esterno potrebbe sembrare un rapporto come molti altri, se non fosse che Marta tende a manifestare il suo amore in maniera troppo vistosa, quando stanno assieme. Al contrario quando lui si allontana o si avvicina a altre donne, lei lo aggredisce e lo insulta. Nemmeno quando Mario cerca di rassicurare Marta, lei si sente sicura e rilassata.

Mario a sua volta riconferma i suoi schemi relazionali, non trovando nell’altra persona una base sicura. Questo lo porta a cercare relazioni al di fuori del proprio rapporto, ma sempre rapporti superficiali e senza progetti concreti e realizzabili. In questo modo mantiene quella che viene definita la “distanza ottimale”, né troppo vicino né troppo lontano.

La relazione con Marta potrebbe durare anche anni e portarli al matrimonio, mettendo al mondo dei figli, ma non sarà una relazione serena e appagante.

Nel prossimo post vi racconterò le vicissitudini di Anna e di Andrea e i loro schemi relazionale.