Ipnositerapia breve ericksoniana

16 Maggio 2014

ipnosi terapia

Dopo le premesse degli articoli precedenti, in questo post e nel successivo riporto le sedute di ipnositerapia ericksoniana alle quali il paziente si è sottoposto.

Primo colloquio

M. arriva in orario, è un ragazzo giovane, ben vestito e molto educato. Mi spiega qual è il suo problema e mi dice anche come ha cercato di risolverlo. Non riuscendo a capire perché ogni volta che deve uscire di casa deve correre in bagno con dolori addominali e diarrea, un paio d’anni prima era stato da una psichiatra che gli aveva prescritto un ansiolitico (Prazolam). Secondo la psichiatra i tempi della terapia sarebbero stati molto lunghi. M., dopo quattro incontri, non riscontrando miglioramenti aveva smesso. Mi dirà anche che la psichiatra gli cambiava continuamente l’orario e il giorno dell’appuntamento e che la sentiva molto “lontana”. Dopo questa prima esperienza che non gli aveva portato giovamento, ha cercato di risolvere il problema con dei massaggi shiatsu ma anche questa soluzione non aveva cambiato la sua situazione. L’ultimo tentativo l’aveva fatto affidandosi a un riflessologo. Mi racconta che in questo caso qualcosa era cambiato, ma che il giovamento della terapia non era durato nel tempo e che dopo un po’ era ritornato al punto di partenza. Mi dice anche che il riflessologo gli aveva detto che il suo problema era legato all’infanzia e più precisamente a un avvenimento traumatico dell’infanzia. Sarà il riflessologo a consigliargli di provare con l’ipnosi.

Prendendo spunto da quello che mi dice gli chiedo se ha ricordi di eventuali traumi infantili. M. mi racconta che i suoi primi ricordi risalgano alla prima elementare. Si ricorda bene che per lui è stato un periodo molto traumatico perché non essendo andato alla scuola materna, quando ha iniziato la prima elementare era l’unico a non sapere nemmeno tenere una penna in mano, a differenza dei suoi compagni che sapevano già scrivere il proprio nome. Inoltre aveva una maestra che invece d’aiutarlo si divertiva a prenderlo in giro, e che lo ridicolizzava davanti a tutta la classe. Si ricorda bene che il suo problema è iniziato in quel periodo, ma allo stesso tempo mi dice che è passato molto tempo, che poi si è messo al pari con i compagni e che è riuscito anche a diplomarsi come perito elettronico. Mentre si racconta, inizio a raccogliere i dati dell’anamnesi. M. non conosce l’ipnosi ed è curioso di capire cos’è. Prima di terminare l’incontro lo faccio alzare, induco una leggere trance e gli faccio provare delle suggestioni di leggerezza e pesantezza nelle braccia. Uso le suggestioni dei palloncini legati su una mano e dei libri sull’altra. M. è un buon soggetto ipnotico perché si rilassa e si affida alle suggestioni. Quando apre gli occhi vede un braccio alto e l’altro abbassato e si stupisce. Gli chiedo anche come se li sente, mi dirà che il braccio che sorreggeva i libri è teso e stanco, invece l’altro, con i palloncini, rilassato e leggero. Uso questa tecnica solo per far passare il messaggio che la sua mente può viversi delle cose che nella realtà non esistono, e che grazie a queste capacità riuscirà sempre attraverso le proprie risorse a risolvere il proprio problema. Decidiamo assieme che gli incontri saranno a cadenza settimanale (di solito, se il problema non è invalidante, fisso gli appuntamenti con cadenza quindicinale) e concordiamo una prima serie di sette incontri, per vedere se troverà giovamento dalla terapia. Quando esce dallo studio lo vedo positivamente sorpreso. Ora sa che la soluzione è dentro di lui e il focus è centrato su M..

Secondo colloquio

M. arriva con qualche minuto di ritardo, perché sono iniziate le scuole e il traffico è aumentato. Continuo a raccogliere i dati dell’anamnesi, dai quali emergono ancora più chiaramente i suoi problemi scolastici. Il suo percorso scolastico è stato molto travagliato. Mi aveva già raccontato delle sue prime esperienze alle elementari. Poi finite le medie si era iscritto in un istituto tecnico ed era stato bocciato, sia in prima che in seconda superiore. Decide allora di iscriversi a un istituto professionale e riesce a diplomarsi. Non sentendosi realizzato (in verità saranno i genitori ad insistere perché si prenda un diploma tecnico), farà tre anni in un istituto privato e la quinta superiore la farà frequentando le serali, perché aveva già iniziato a lavorare. Tutto questo però lo porterà ad abbandonare la sua grande passione, il calcio, abbandonando anche le proprie aspettative di diventare un professionista. Dai racconti di M. emergeranno anche i sensi di colpa per il carico economico che la famiglia ha dovuto sostenere, soprattutto per la scuola privata. Mi dice che ancora adesso si sogna d’essere a scuola e di dover sostenere la maturità. Dopo la raccolta dei dati anamnestici facciamo la prima vera induzione ipnotica. Uso la tecnica di Betty Erickson del 5-4-3-2-1. Una volta che è in trance attraverso la metafora della scala gli faccio scegliere un posto sicuro. Sceglierà la sua cameretta dove i genitori lo costringevano a rimanere a studiare per ore e dove lui invece faceva tutt’altro. Lo invito a vedersi da fuori e a vedere, sentire e ascoltare quali sono le sue parti positive e negative. Mentre si osserva dal di fuori si agita e gli scendono delle lacrime. Lo tranquillizzo e gli dico di mantenere una certa distanza emotiva da quello che sta provando e che per il momento deve solo prendere confidenza con queste sue parti. Quando lo vedo più sereno lo faccio uscire dalla trance e mi faccio raccontare quali sono le emozioni che ha provato e cosa prova ora. E’ sereno anche se mi dice che non è riuscito a fare tutto quello che gli avevo detto. Durante l’induzione gli ho dato delle suggestione post ipnotiche per cui la sua mente inconscia potrà continuare a lavorare su queste sue parti. Lo saluto e fissiamo l’appuntamento per la settimana successiva.