L’accettazione attiva…non solo parole

16 Dicembre 2013

Accettazione attiva

L’essere umano ha uno strumento molto sofisticato a differenza degli altri esseri viventi.

Il linguaggio.

Grazie al linguaggio, l’essere umano è riuscito a risolvere problemi d’ordine pratico per la sopravvivenza. Abbiamo imparato nel corso della storia a difenderci dal freddo, recuperare le risorse alimentari, costruire case e ponti e molto altro. Tutto questo, è stato possibile grazie al linguaggio, attraverso quest’abilità fine, siamo riusciti a risolvere molti problemi pratici.

Ma quando vogliamo risolvere i problemi interiori e comprendere le nostre esperienze soggettive, il linguaggio di solito ci complica la vita e ci fa entrare nelle “sabbie mobili” del dolore.

Cosa vuol dire accettare il dolore?

L’essere umano vive la sua storia e il tempo di questa storia è a senso unico, non gli è permesso ritornare indietro si può solo andare avanti. La direzione è il futuro. In questa storia tutti incontreranno il dolore per una perdita, tutti proveranno tristezza, ansia o vergogna. Se sei un essere umano non puoi non provare questo, ma allora cosa puoi fare?

Accetta il fatto che non puoi esonerarti dal dolore e, proprio per questo, il problema non è sbarazzarsi del dolore, ma come gestirlo, come andare avanti. L’accettazione non deve essere intesa come passività nichilistica, ma come presa di consapevolezza attiva. L’accettazione attiva, fondamentalmente, è un atteggiamento orientato nel presente che mi permette di imparare ad avere e a vivermi le mie esperienze, non evitandole o cercando di esonerarmi dal dolore.

Forse hai sofferto o soffri tuttora di un disturbo depressivo o di un disturbo d’ansia?

L’abuso di alcool o di droghe non ti aiuta più a nascondere quella sensazione che definisci come dolore?

Oppure sei una persona che si sente bloccata, non vitale e schiacciata dalla vita?

Stai combattendo una guerra e sei hai letto il primo articolo, ti ricorderai la metafora del campo di battaglia. Se abbandoni il campo di battaglia della guerra che stai combattendo, non è detto che la guerra finisca, ma potrai imparare a vivere lontano dal campo di battaglia. Per fare questo devi impegnarti ad essere onesto con te stesso e credere in quello che fai.

Starai pensando che sono solo parole, ma attraverso l’impegno e la comprensione di come funzioniamo usando il nostro linguaggio interiore, potrai cambiare la tua vita.

Ora se hai voglia d’impegnarti, prendi un foglio e una penna. Dividi a metà il foglio e sulla parte sinistra scrivi quali sono le difficoltà che ti creano dolore. Porta l’attenzione su te stesso e sulle tue reazioni. Puoi scrivere pensieri, sentimenti, bisogni/desideri, sensazioni fisiche, abitudini o spinte all’azione che ti causano stress, sofferenza e dolore. Sulla parte destra riporta da quanto tempo ne soffri.

Prenditi il tuo tempo anche nei prossimi giorni potrai aggiungere altre problematicità che ti creano dolore.

Una volta che la lista è completa, rileggi quello che hai scritto ed elimina tutto quello che non è sotto il tuo controllo. Ad esempio il “mio capo” o “la cioccolata”. Stai attento che ci siano solo sensazioni, pensieri che ti vivi e che ti creano dolore. Mettili in ordine d’importanza in base all’impatto che hanno su di te, dal più doloroso in ordine decrescente.

Una volta ordinati gli elementi, collega con una freccia le voci che sono in correlazione tra di loro. Se hai scritto per esempio: bassa autostima – frustrazione -depressione – mangiare troppo – eccesso d’alcool, unisci con una freccia le voci che secondo te hanno un legame. Non c’è il modo giusto, fidati di te stesso e non mentirti.

Potrai accorgerti che le cose che ti fanno soffrire te le porti dietro da tanto tempo e che forse hai imparato a evitarle facendo delle cose o pensandole.

Se sei arrivato a leggere e a fare l’esercizio allora hai buone probabilità di dare una svolta alla tua vita.