La pratica Mindfulness

28 Luglio 2014

Hai visto il video?

I monaci hanno impiegato cinque giorni per realizzare quel bellissimo mandala. Hai capito perchè al sesto giorno lo hanno raccolto in una urna e versato nel fiume?

Riusciresti a farlo, dopo tanta fatica ed impegno? Come ti ho già scritto io non sono buddhista, perchè sarei pieno di mandala se li avessi fatti io.

Nellarticolo precedente hai potuto imparare cosa vuol dire mangiare consapevolmente, si può anche camminare, guardare la televisione consapevolmente. In pratica, si puoi fare tutto in modo consapevole.

Quindi prima di parlati degli insegnamenti del Buddha, voglio ricordati cos’è la pratica Mindfulness.

Cosa vuol dire meditare

Quando si parla di meditazione, una parte delle persone pensa che la meditazione sia una sorta di pratica metafisica o esoterica praticata da persone non del tutto sane di mente. Un’altra parte di persone pensa che la meditazione sia un momento in cui ci si rilassa e un’ondata di sensazioni, pensieri e stati d’animo piacevoli arriveranno come un’ondata di leggerezza, aspirando all’illuminazione prossima a venire.

Sappiamo che le aspettative influenzano i nostri pensieri e i nostri comportamenti, perciò se ci aspettiamo questo dalla meditazione potremmo solo rimanere delusi.

Come ti ho già detto puoi fare un’intera vita in modo consapevole. Nella pratica buddhista zen c’è una forma di meditazione chiamata Zazen, che consiste semplicemente nello stare seduti. Non bisogna aspettarsi ondate di pace o particolari rivelazioni mistiche. Solo stare seduti.

Tuttavia, quando stiamo seduti non possiamo smettere di fare certe cose, come respirare, sentire i rumori, se hai fame o sete non puoi smettere d’avere fame o sete, ma soprattutto non puoi smettere di pensare.

Ti voglio illuminare, quando si medita si pensa e se credevi che l’obiettivo da raggiungere fosse uno stato mentale privo di pensieri e quiete, per te sarà una delusione scoprire che la meditazione è l’esatto contrario.

Meditando potrai scoprire che la tua mente continua a produrre pensieri, il tuo corpo a percepire delle sensazioni e potrai comprendere il primo Retto Pensiero.

Il primo Nobile Sentiero, La Retta Comprensione

Il primo sentiero da percorrere è la Retta Comprensione. La retta comprensione consiste nel capire la reale natura delle realtà e quindi di tutto quello che ci circonda. Accettare che la realtà è un continuo di cambiamenti e che ogni cosa è condizionata da tutte le altre.

Comprese che la chiave della liberazione sta nei due principi dell’interdipendenza e del non sé…….senza impermanenza, senza mancanza di un sé, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell’impermanenza e del non sé, non potrebbe trasformarsi in pianta. Se le nuvole non prive di un sé e impermanenti, non potrebbero trasformarsi in pioggia. Senza natura impermanente e priva di un sé, un bambino non potrebbe diventare un uomo. (Buddhacarita, III, 22)

Accettare che le cose sono prive di un sé implica accettare che tutte le cose esistono perché esistono le altre cose.

Ora non so cosa stai facendo mentre stai leggendo questo articolo, ma sicuramente hai davanti a te un pc o uno smartphon. Inizia a pensare che quell’oggetto esiste perché esiste chi l’ha costruito e quell’uomo o quella donna sono esistiti perché altri esseri umani sono esistiti prima di loro. Sono esistiti anche grazie all’acqua e alle piante e agli animali che a loro volta sono esistiti grazie all’aria al sole del nostro pianeta che esiste grazie al proprio sole e agli altri pianeti.

Pensa che l’intero universo non potrebbe esistere senza di te.

L’insegnamento della Retta Conoscenza si può riassumere così: perché tutto esista, tu ne devi fare parte e sei necessario.

Nel pensiero buddhista La Retta Conoscenza consiste nella consapevolezza che le cose come le persone sono in un continuo trasformarsi e che tutte le cose e le persone sono collegate tra di loro.

Questa Retta Conoscenza porta alla comprensione che l’attaccamento alle cose, alle persone o ai propri pensieri è la fonte della sofferenza. Apprendendo il non attaccamento ci si libera dalla sofferenza.

Ora una persona potrebbe credere che per essere un buon buddhista bisogna liberarsi dai bene e dai legami, invece non è così, perché la persona in questo caso potrebbe liberarsi dai beni materiali, ma attaccarsi a una immagine di sé da Hare Krishna. Il retto pensiero porta al non attaccamento che non vuol dire fare il mendicante o vivere di elemosina, ma vedere la realtà come qualcosa in continua trasformazione e interdipendente. Quindi puoi continuare a fare le cose che hai fatto fino ad oggi, allenandoti per migliorare la tua consapevolezza sull’impermanenza della realtà.