Resilienza, una capacità innata

07 Ottobre 2013

Resilienza

Le combinazioni delle azioni adattabili ai mutamenti sono infinite.
                                                                                                                                Mai Yaochen

 

Vi siete mai sentiti vinti davanti a un impegno a un’attività oppure a un evento?

Vi è mai successo di trovare il giusto atteggiamento mentale per superare una sensazione d’imminente insuccesso, di fallimento o d’impotenza?

Se avete provato questa sensazione, allora avete fatto ricorso alla vostra resilienza. Avate sperimentato la vostra resilienza.

Resilienza, termine preso in prestito dalla meccanica che indica: la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi sono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità.

Etimologicamente resilienza deriva dal latino “resalio”, che indicava il gesto di risalire in barca una volta che questa si è capovolta dalla forza del mare.

Essere resiliente vuol dire riuscire ad andare avanti, trovare e mantenere quell’atteggiamento positivo di fronte alle avversità, alle ostilità e alle piccole e grandi sciagure della vita.

Ora molti potranno credere che la resilienza o ce l’hai o non ce l’hai, un po’ come gli occhi azzurri. Grazie a una combinazione genetica casuale ti capita un colore di occhi o di capelli. Invece non è così.

La resilienza è una caratteristica geneticamente innata nell’essere umano. Siamo il risultato di milioni di generazioni che in migliaia d’anni hanno affrontato carestie, guerre, catastrofi naturali, predatori e pandemie. I nostri antenati ci hanno lasciato in eredità la capacità d’affrontare lo stress e di saper sostenere delle situazioni stressanti.

Questa capacità prende il nome di resilienza. Di sicuro è una qualità innata, altrimenti non si spiegherebbe come l’essere umano e non solo, riesca a superare un grande stress, come la nascita. Nessuno se lo ricorda, ma immaginatevi solo se vi dovesse succedere ora, come lo affrontereste. Vi ricordate la scena nel film Matrix, quando il protagonista rinasce? Penso che l’esperienza sia un pò simile.

La vera buona notizia è che la resilienza non solo è innata, la possiamo anche aumentare, possiamo allenarci per migliorarla e potenziarla. Questo è il concetto che lo psicologo Pietro Trabucchi vuole lasciare ai posteri con il suo libro: Resisto dunque sono.

Secondo l’autore il miglior modo e anche il più semplice per allenare la resilienza è lo sport. Importante anche la distinzione tra sport e attività fisica che fa l’autore. Lo sport è inteso come attività competitiva, caratteristica che non ha l’attività fisica. L’agonismo implica una presa di responsabilità maggiore, perché l’Io è in competizione, quindi in “conflitto” con l’Io dell’altro o del gruppo.

Un altro aspetto interessante che Trabucchi riscontra in molti atleti che ha seguito (Pietro Trabucchi è uno psicologo che da molti anni si occupa di prestazioni sportive di resistenza) o intervistato è che questa caratteristica è stata appresa in tenera età. Tutti questi atleti hanno appreso a dare nuovo senso, nuovo significato allo stress, ritrovare la forza interiore per andare avanti fin da bambini. Un po’ per le condizioni socio economiche un po’ per quelle ambientali, sono stati costretti a prendere la vita di petto, ma sempre con un atteggiamento positivo.

Come vedremo nei prossimi articoli la resilienza non è solo la capacità fisica di sopportare la fatica, ma una risorsa molto più articolata.