Nell’ aprile 2009 il parlamento ha approvato in via defintiva la cosidetta legge anti-stalking. Uno strumento in più in mano alle associazioni che si occupano di questa tematica

Terrorizzare la propria preda, provocare panico e paura. Questo è l’obiettivo dello stalker. Il termine deriva dal mondo degli animali e sta ad indicare il comportamento messo in atto dal maschio di una nidiata quando, per proteggere il nido, perseguita chiunque tenti di avvicinarsi. Lo stalker ha un bisogno spasmodico di controllare l’altro, uomo o donna che sia, perché lo considera una preda personale. Per farlo mette in atto diverse strategie persecutorie, quelle più frequenti sono le continue telefonate, i pedinamenti, le apparizioni improvvise in luoghi dove la persona perseguitata potrebbe provare un forte disagio. Di questo comportamento ossessivo, che può sfociare anche in atti di violenza, ne sono vittima soprattutto le donne. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sullo stalking, emanazione dell’Associazione Italiana di psicologia e criminologia, nel 55% dei casi ciò avviene all’interno di una relazione di coppia; nel 25% nel condominio; nel 5% in famiglia ad opera di figli, fratelli o genitori e nel restante 15% sul posto di lavoro, a scuola o all’università. “Oltre il 60% delle donne vittime di stalking è perseguitata da ex partner”. Spiega Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa, docente al dipartimento di psicologia della II Università di Napoli, componente del consiglio direttivo dell’Associazione Differenza Donna e fondatrice dello sportello anti-stalking Astra, che sta per Anti Stalking Risk Assestment. Lo sportello è nato nel 2007 nell’ambito delle iniziative contro la violenza sulle donne promosse dall’associazione Differenza Donna e operativo presso il Centro “Maree”, uno dei punti di accoglienza per le donne in difficoltà della Provincia di Roma. “Spesso una persona diventa vittima di stalking quando finisce una relazione, ma accade anche che le angherie avvengano durante una relazione”. Afferma la psicologa. “In due anni abbiamo seguito 150 casi, per la maggior parte si trattava di donne, ma ci sono capitati anche alcuni uomini”.

Anna Baldry spiega inoltre che: “dopo il primo contatto telefonico con la vittima o presunta tale, durante il quale cerchiamo di capire la situazione, fissiamo un appuntamento per un colloquio, compiliamo una scheda e individuiamo una strategia sul caso specifico, agendo sia sotto il profilo psicologico sia sotto quello legale. La strategia dipende da chi è il persecutore – specifica la Baldry se è un ex da cui la donna ha avuto un figlio le cose si complicano; in questo caso diamo la possibilità alla vittima di darci il consenso per convocare il persecutore e diffidarlo nel continuare con il suo comportamento. Invece quando si tratta di una persona conosciuta casualmente, diciamo alla vittima di interrompere ogni tipo di comunicazione e fare un esposto alla polizia”. In tutti i casi, affinché l’intervento abbia efficacia, l’operatore deve sempre inquadrare il problema in un contesto più ampio che è quello della vita della donna; cosa fa, quali sono i suoi umori, le sue abitudini e quali sono le sue modalità di attaccamento affettivo.

Le mosse giuste per scoraggiare lo stalker

La psicologa Marolga Penazzo, suggerisce alle donne vittime di stalking di adottare alcune precauzioni: “prima di tutto cambiare il numero di telefono, se pedinate non mostrare paura, ma mettersi al sicuro, per esempio entrando in un negozio o chiamando qualcuno e soprattutto non camminando mai da sole in strade buie”. La Polizia di Stato, nel suo sito www.poliziadistato.it, consiglia anche di: “evitare qualsiasi contatto con lo stalker, attivare una segreteria telefonica, registrare le telefonate, memorizzare gli sms, conservare e-mail e bigliettini, annotare tutti gli episodi avvenuti, specificando cosa è successo, quando e dove ed eventuali testimoni, informare della situazione le persone vicine, non diffondere notizie personali e tenere sempre a portata di mano un cellulare per poter chiedere aiuto”. Finalmente da poco più di un anno le vittime hanno anche un arma in più. Lo stalking è diventato reato con la conversione in legge del decreto sulla sicurezza. Le pene previste possono arrivare anche a 4 anni di detenzione.

Quando le donne diventano carnefici?

Esistono casi di uomini perseguitati da donne, anche se non sono molto frequenti. E’ però un fenomeno in crescita, avvertono gli esperti. Il gentil sesso quando si trasforma in carnefice adotta comportamenti molto sottili di pressione psicologica, ma non disdegna di compiere atti di vandalismo, come forare le gomme o graffiare le auto delle loro vittime. Le donne lo fanno perché sono prese dalla smania di possesso, dall’angoscia dell’abbandono e dal rifiuto di non voler essere seconde a nessun altra.

A chi rivolgersi?

Sono diverse le associazioni che si occupano di proteggere le vittime di stalking, tra di esse ci sono i Centri di ascolto e consulenza psicologica e legale dell’Osservatorio nazionale stalking. Il loro numero di contatto nazionale è 06/44246573, nei week end è attivo il 327/4660906 e il sito è www.stalking.it. Poi c’è lo sportello Astra di Differenza Donna (www.differenzadonna.it) che risponde allo 06/6535499 e si trova a Roma in via Monte delle Capre n.23. Ai primi due si aggiungono altri tre indirizzi giusti: il sito www.sara-cesvis.org del Centro studi e ricerche per la tutela delle vittime di reato e la valutazione del rischio di recidiva della violenza; la rete nazionale dei centri antiviolenza all’indirizzo www.centriantiviolenza.eu e il 1522, numero del Dipartimento per le Pari Opportunità.

Grazie a un’iniziativa di una deputata svedese il Parlamento europeo ha recentemente chiesto alla Commissione di istituire entro i prossimi cinque anni, l’Anno europeo della tolleranza zero per la violenza contro le donne. Per ora è tutto fermo. Si tratterà di vedere quando e come si concretizzerà la proposta.

Fonte: http://beta.vita.it/news/view/92633