Se per mezzo dell’ipnosi lo spirito cosciente fosse indotto al sonno e fosse al tempo stesso risvegliata la sua parte subcosciente, il problema sarebbe risolto …le carceri della mente spalancherebbero  le loro porte  e i prigionieri ritornerebbero  alla luce  del sole” . Con queste parole il dott. Jack London si esprimeva parlando di ipnosi alla fine  dell’800.   

E oggi come  in quali termini potremmo definire l’ipnosi? 

Con il termine ipnosi si intende un fenomeno psicosomatico antichissimo che coinvolge sia la dimensione fisica, sia quella psicologica del soggetto in quanto, fin dall’antichità, si fonda sull’evidenza che l’essere umano è unitario e non si divide in soma e psiche.
 E’ necessario in partenza specificare la differenza tra ipnositerapia in ambito terapeutico e ipnoterapia che riguarda la terapia del sonno. 

Un pò di storia 

Riavvolgendo il nastro della storia troviamo un dato  molto interessante e cioè che questo fenomeno antropologico risalente a circa 3.000 anni orsono: l’ipnositerapia come potenzialità della mente umana pare essere stata impiegata  dai nostri progenitori egiziani.
Fu l’archeologo Charles  Arthur Museès (1972) che trovò un’antica registrazione di una seduta ipnotica nella incisione di una stele egizia risalente al ai tempi di Ramesse XI della XX dinastia. Soltanto nel 1785, il famoso medico inglese James Braid diede un’ interpretazione fisiologica al fenomeno studiato ed introdusse il termine  ipnosi  deriva dal greco hypnòs che significa sonno. 
La scuola parigina diede un grande contributo alla ricerca in termini di studi e pratiche sulla ipnosi terapia anche se, per molti, appariva come una sorte di  fenomeno  patologico, una sorta di nevrosi isterica.  

Di ipnosi si occupò Sigmund  Freud  (1856-1939) il quale, per varie ragioni terapeutiche  forse non ultima l’individuazione da parte sua di un “misterioso elemento” di natura sessuale, la abbandonò per creare un nuovo metodo di cura del profondo : la psicanalisi. Dopo un lungo periodo di dimenticanza,  dovuto in larga parte a causa delle due guerre mondiali, l’interesse verso l’ipnosi si riebbe in modo esponenziale anche per curare le nevrosi traumatiche di guerra ad opera del dottor Milton Erikson(1901-1980), fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica,  il quale sviluppò una ipnositerapia chiamata per l’appunto ipnosi ericksoniana che permise di comunicare con l’inconscio del paziente attraverso una trance del soggetto.
Soltanto nel 1957 venne fondata una seconda società, l’American Society of Clinical Hypnosis. Per essere precisi  nel 1958 l’American Medical Association riconobbe l’ipnosi come legittimo metodo di cura in  medicina ed odontoiatria poco dopo la British Medical Association inglese (1955).  
In Italia la prima Associazione scientifica per lo studio dell’ipnosi A.M.I.S.I.( Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi) si costituì nell’Aprile del 1960. A oggi si contano ben otto società americane di Ipnosi Clinica di interesse internazionale. 

Ora  cercheremo di individuare  in quali termini si può definire l’ipnosi moderna. 

Diremo che è una condizione particolare dell’individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e comportamentali, creando realtà alternative che possono eventualmente sostituirsi  a quelle precedentemente create, le quali non funzionano più in modo adeguato. Inoltre oggi si è scoperto che l’ipnosi non è altro che la manifestazione plastica dell’immaginazione creativa adeguatamente orientata in una precisa rappresentazione mentale, sia autonomamente (autoipnosi) sia con l’ausilio di un operatore con il quale si entra in relazione.  Perché l’esperienza riesca, è necessario che tra l’ipnotizzatore ed il paziente si crei una relazione empatica che prende il nome di transfert.
Potremmo paragonare l’ipnosi ad un insieme di fenomeni alla cui base vi è uno stato mentale naturale con caratteristiche neurofisiologiche che lo differenziano dallo stato di veglia e di sonno, la cui produzione è  una possibilità che appartiene al corredo personale del paziente.
L’intensità di questo stato mentale può variare da quella che si può definire  uno stato ipnoidale, per arrivare, attraverso i vari gradi della trance, ad un livello  lieve, medio, profondo, fino allo stato sonnambulico. Possiamo considerare l’ipnosi come una grande lago da cui si può accedere da tante strade e direzioni diverse ove il fatto che stimolazioni diversissime tra loro possano ugualmente essere efficaci nell’indurla ,è spiegabile proprio perché trattasi di uno stato fisiologico naturale. Quello  che ci preme precisare  a livello psicologico e psicoterapeutico è che lo stato di ipnosi non è il risultato di una tecnica spettacolare (come sovente vogliono farci credere in televisione indotta  da cialtroni e non da parte di operatori ufficialmente riconosciuti) né tantomeno si identifica  una banale suggestione  ma  è un modo di essere dell’organismo  e, come tale, qualunque persona normodotata può addirittura imparare ad indurlo  in se stessa.
Rimanendo sul piano della tecnica che appartiene soltanto allo psicologo psicoterapeuta per dirla con il decano degli studi di ipnosi in Italia, Franco Gramone: ”il valore  e l’importanza dell’ipnosi  risiedono nelle vie d’accesso che essa apre e non solo alla personalità psichica profonda ma anche a quella somatica”.  Tre le tecniche da considerare come efficaci- continua Gramone – a oggi : l’approccio della suggestione da parte dell’ipnotizzatore  finalizzate a mobilitare le risorse dell’individuo e far sì che la persona scopra le proprie risorse per risolvere certi problemi; quella che si pone come obiettivo la catarsi del paziente che in questo modo può liberarsi da emozioni ed affetti repressi; quella analitica diretta punta alla presa di coscienza di certe problematiche profonde. Dette tecniche, a livello di comunicazione interpersonale e potranno essere: verbali, gestuali, attive, passive, di rilassamento guidato, dirette, indirette, mascherate, più esplicite, accompagnate da forme varie di metalinguaggio che potrà essere tattile, sonoro e posturale”.
Va detto che perché il “gioco” riesca il terapeuta necessita di una approfondita formazione personale e didattica. L’ipnosi, infatti, è un metodo di approccio riconosciuto e verificato sperimentalmente da oltre un secolo. Sebbene non molto conosciuto in Italia, trova piena legittimazione nel principio della libertà terapeutica e nel riconoscimento da parte della comunità scientifica. Può essere praticata solamente da chi sia abilitato all’esercizio di una professione sanitaria ( medici, psicologi e odontoiatri). Ogni altro impiego o per finalità cliniche, diagnostiche o terapeutiche da parte di persona non abilitata, integra il reato di esercizio abusivo di professione  previsto punito dall’art.348 del codice penale. E veniamo alle potenzialità che il paziente potrà espletare vivendo la trance attraverso le tecniche di rilassamento: egli potrà finanche orientare con facilità e naturalezza la propria introspezione nei diversi settori del suo organismo, ampliando e riducendo le sensazioni che provengono dall’interno del suo corpo senza inibizioni ed in modo, abbiamo detto, totalmente spontaneo.
Con l’ipnosi è possibile modificare i significati che il soggetto ha dato in passato alle sue esperienze fruendo delle alternative che possedeva; si possono ottenere cambiamenti nella continuità della memoria ma soprattutto è possibile accentuare la possibilità di ricordare in un processo che prende il nome di regressione. Ci sarebbe a questo punto da chiedersi a cosa serve ed è servita anche in tempi passati questo misterioso tipo di approccio. La risposta risiede nel fatto che, già a partire dalle fonti più remote, nelle diverse culture  che hanno pensato all’uso dell’ipnosi in ambito terapeutico, si registra che tale impiego e’ stato prevalentemente rivolto al controllo del dolore, e dunque come metodica analgesica.

Da qualche decennio si parla anche di forme di autoipnosi cioè di situazioni di stato ipnotico su se stessi: in ambito clinico l’ipnotista impartisce al paziente istruzioni di rilassamento e concentrazione particolari, affinché il paziente, venga  agevolato ad entrare in uno  stato ipnotico autonomamente con l’ausilio di audiocassette con la voce registrata del terapeuta. Obiettivi dell’autoipnosi sono gli stessi di quella eterodiretta: correzione di comportamenti inadeguati,controllo delle emozioni(ansie varie) terapie regressive per il superamento di sofferenze traumatiche di tipo  psicologico. L’ipnosi, inoltre, fa vivere al soggetto un’esperienza di trance senza tuttavia ,come erroneamente si crede, modificarne la personalità (volontà, principi morali).

A oggi, nonostante le false opinioni e i giudizi discordanti specialmente da tanti scienziati l’approccio ericksoniano sembra essere il più accreditato ed il più diffuso: Erickson ritiene che nell’approccio all’ipnosi, il terapeuta rappresenti sempre più il mezzo, il veicolo di collaborazione mentre il paziente riveste un valore enorme quasi come soggetto assoluto. Lo scopo della relazione ipnotica è dunque quello di facilitare un lavoro personale  del quale, nel fondo, sanno ben poco sia l’operatore sia  lo stesso soggetto ipnotizzato. Ma  forse proprio in questa accezione scopriamo l’aspetto più affascinante, profondo, misterioso, magico e infinitamente ricco dell’ipnosi come esperienza personale molto forte, sana e significativa.   

Fonte: http://www.comunicatistampa.net/   

  Dr. Ceschi Psicologo Padova-Mestre