Essere genitore

Nella mia professione di psicologo mi trovo spesso a confrontarmi con pazienti che soffrono, che mi parlano di un dolore che non li lascia mai, un dolore così intenso che a volte pensano di farla finita. Questo dolore non ha un’unica origine perché nasce da sentimenti e pensieri diversi. Queste persone si sentono inadeguate, incapaci, inabili, senza valore o di poco valore, non in grado di far innamorare qualcuno, senza possibilità di successo sociale, inferiori agli altri. Praticamente si sentono inadatte ed hanno timore di essere aggrediti, insultati, rifiutati o giudicati male. In altre parole, queste persone vivono dei forti sensi di colpa, stati d’ansia più o meno intensi e, di conseguenza, uno stato depressivo di fondo.

Quando si provano queste sensazioni, il più delle volte agiscono ricordi emotivi che hanno portato ferite all’autostima subite durante l’infanzia o l’adolescenza e che riguardano soprattutto il fatto di essersi sentiti inadeguati rispetto agli adulti con i quali ci si relazionava e si condividevano spazi e tempo. L’inadeguatezza nei confronti degli adulti può portare a traumi più o meno grandi dovuti ad abbandoni, ritiri d’affetto, ingiustizie, critiche malevoli e ferite all’amor proprio. Questa serie di traumi fa nascere prima nel bambino e successivamente nell’adulto tutta una serie di paure ed incertezze emotive irrazionali che si riflettono sulla vita sociale e sulla percezione che gli altri hanno di noi stessi.

Questo articolo non è indirizzato a chi soffre di tutta questa serie di sentimenti, ma vuole essere utile a chi può evitare di far nascere questi sentimenti: i genitori.

 

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Si dice sempre “nessuno ci insegna ad essere un bravo genitore” , ma tutti lo possiamo essere.

Come?

Un bravo genitore non deve mai usare i figli per il proprio benessere e vantaggi psicologici. In tutti noi c’è una ancestrale esigenza psicologica di ricercare benessere e vantaggi usando altri essere umani. Un bambino nasce sempre perché “serve” ai genitori, al loro interesse, a loro stessi. Succede spesso di assumere atteggiamenti colpevolizzanti nei confronti dei figli quando questi non ci permettono di usarli per i nostri fini narcisistici inconsci. Spesso questi desideri sono inconsci e difficili da portare alla coscienza, ma, per la maggioranza delle persone, si riferiscono a bisogni basilari come fare bella figura in società e sentirsi amati, stimati e considerati perennemente da qualcuno.

I figli non chiedono mai di essere messi al mondo; questo è un puro bisogno dell’adulto che in alcuni casi identifica nel figlio una figura della propria infanzia che non li ha amati come avrebbe desiderato. In questi caso il figlio è inconsciamente chiamato a soddisfare quel potente desiderio rimasto sospeso ma il bambino, non essendo in grado di soddisfarlo, fa nascere nel genitore la frustrazione che genera aggressività, malumore e parziale o totale rifiuto del bambino.

Siamo ancora ancorati ad una cultura che ha come comandamento “Onora il padre e la madre”, ma che non ha ancora fatto proprio il comandamento “Onora e rispetta i figli”.