Come gestire le situazione problematiche

In una giornata affrontiamo decine di situazioni problematiche ed il più delle volte le risolviamo. Ma non sempre.

Vi siete mai accorti che quando il problema da affrontare è più difficile, importante o complesso, ci troviamo a reagire sempre nello stesso modo e, di solito, il problema rimane tale perché non troviamo la soluzione.

Ogni persona di fronte ad un problema che ritiene importante, ha una propria modalità risolutiva che, molto spesso, non gli è funzionale perché usa sempre la stessa modalità.

Tu conosci la tua?

Le tre modalità più utilizzate sono: l’ansioso, l’arrendevole ed il guerriero.

 

L’ansioso

L’ansioso è la tipica persona che non si sente capace e che vive la propria vita con la paura perenne che la situazione non sia gestibile e che gli possa sfuggire di mano. L’ansioso di fronte ad un problema inizia a formulare mille soluzioni che non lo porteranno a nulla, se non entrare in uno stato di grande confusione. Tutto diventa un problema perché in ogni cosa non vede una soluzione.

L’arrendevole

L’arrendevole, a differenza dell’ansioso, non ha nessuna soluzione in mente e non riesce a trovarne. Si sente vinto ancora prima d’averci provato. Non sentendosi capace, l’attenzione si ripiega su se stesso e non sentendosi all’altezza della soluzione, gli sembrerà sempre che il mondo e gli altri siano più forti di lui.

Il guerriero

Non vi fate ingannare dall’appellativo perché il guerriero è la persona che combatte contro gli altri ma non risolve il problema. Il guerriero vede negli altri il nemico che non gli permette di risolvere il problema. La sua attenzione non è rivolta alla soluzione ma solo a trovare i colpevoli che hanno creato il problema.

 

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Queste sono le tre modalità che le persone usano sul posto di lavoro, a casa o in un gruppo in vacanza per affrontare i problemi piccoli e grandi. Ma qual è il modo giusto per affrontarli?

Fermarsi!!!

Imparare a fermarsi nel momento in cui si realizza che si sta affrontando un problema è la prima regola da seguire per risolverlo. Questo è il primo insegnamento che si può apprendere. Fermarsi vuol dire bloccare la nostra naturale indole a reagire in un determinato modo di fronte ad un problema. Il nostro modo d’affrontare una discussione con il nostro partner, fare una scelta o capire come chiedere l’aumento al capo, sono tutte situazioni problematiche e di solito, di fronte ad eventi del genere, reagiamo sempre allo stesso modo.

Fermarsi vuol dire interrompere questo corto circuito ed imparare nuove soluzioni. Fermarsi non vuol dire farsi sopraffare dalla soluzione, rinunciare e men che meno dare le colpe agli altri. Fermarsi vuol dire prendere le distanze dal problema per trovare uno spazio interiore da cui vedere il problema da angolazioni nuove e diverse. Fermarsi vuol dire sentirsi capaci di non volere una soluzione ma sapere che la soluzione ci sarà. Fermarsi vuol dire crearsi uno spazio interiore dove trovare le forze e le capacità per la soluzione che stiamo cercando.

Se ci pensate bene, quando siete agitati o avete fretta, le cose non vi riescono bene. Solo la calma e la tranquillità interiori favoriscono il risultato migliore.

Fermarsi non vuol dire assumere la posizione yoga del loto e meditare; vuol dire prendere le distanze dal problema: correre, fare una passeggiata, andare in bici o pescare. Fermarsi vuol dire liberare la mente facendo le cose che più ci piacciono.