Cos’è l’elusione esperienziale. Evitare il dolore è possibile?

10 Gennaio 2021

Elusione esperienziale. Il dolore non lo cancelli, ma lo elabori

Giusto qualche giorno fa ho incontrato un mio caro amico che non vedevo da tempo. In questi casi le frasi di circostanza e di rito ci sono sempre: Come stai? Come va? Cosa stai facendo? E via così.

Ad un certo punto mi racconta che il fratello si è separato dalla moglie dopo una decina d’anni di matrimonio e che la sera prima era andato da lui per avere un supporto ed un aiuto in un momento così difficile.

La risposta che mi ha dato il mio caro amico che non è nemmeno uno psicologo mi ha fatto riflettere, perchè mi ha detto: cosa vuoi….. in certi momenti della vita bisogna solo soffrire. Non puoi far altro che soffrire, senza nemmeno cercare di alleggerirla o, peggio ancora, evitarla.

Il mio amico ha reso molto bene cosa vuol dire non cercare di eludere la sofferenza.

Esiste un disturbo classificato come disturbo elusivo esperienziale, che molte persone non sanno nemmeno di avere ma che le tormenta senza nemmeno saperlo.

Siamo nell’era della felicità a tutti i costi. La mia generazione è cresciuta con la serie “Happy days” una serie che si chiamava “Giorni Felici”. Dal dopoguerra in poi abbiamo visto solo o abbiamo voluto vedere solo crescita e benessere. Ci hanno fatto credere e continuano a farci credere che tutto è possibile, basta l’impegno oppure basta desiderarlo veramente – volere è potere. Più aumenta il benessere economico basato sul consumo di beni materiali, più si disinveste sul benessere emotivo e psicologico.

 

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Ai bambini non s’insegna più a vivere le piccole frustrazioni, perchè è più facile andare incontro alle soddisfazioni dei bisogni materiali invece di gestire un pianto oppure un capriccio.

Molte persone di fronte alle emozioni non sanno cosa fare perchè desiderano solo stare bene. Ma dov’è scritto che la vita è fatta solo di giorni felici?

Se ci pensiamo bene, tutte le menti più illuminate hanno detto e ripetuto: nella vita c’è sofferenza. Ecco solo alcuni esempi.

Herman Hesse

I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.” 


Christian Friedrich Hebbel

La vita è resa sopportabile dal fatto che i dolori si danno il cambio.” 

Cesare Pavese

La vita è dolore e la gioia dell’amore è un anestetico.” 

Provate a dire questo a qualcuno. Sono sicuro che verrete subito tacciati come una persona pessimista, che non sa vivere e verrete allontanati.

La terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy) è una nuova terapia che nasce dal modello cognitivo-comportamentale ma prende spunto dalla millenaria filosofia orientale che fonda il proprio metodo sulla meditazione.

Accettazione incondizionata del dolore ma più in generale degli stati emotivi, fa parte della terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy) terapia dell’accettazione e dell’impegno. Una pratica di questa terapia è la Mindfulness. Questa terapia parte da un modello cognitivo comportamentale della mente e lo allarga alla filosofia orientale della mente. Non per nulla uno dei primi filosofi a cercare una spiegazione alla sofferenza umana e di conseguenza anche una soluzione a tale sofferenza è stato Siddartha.

La terapia ACT si fonda su un concetto molto semplice che è: tu non sei i tuoi pensieri, quindi per prima cosa cerca di non immedesimarti con quello che pensi.

Per fare questo devi imparare ad osservare i pensieri e non essere i tuoi pensieri. Un altro dogma della terapia è l’accettazione di tutto quello che vivi, senza voler mai allontanarti o distaccarti dal tuo vissuto. Il dolore e la sofferenza emotiva non è migliore né peggiore delle altre emozioni e sensazioni piacevoli.

Chi soffre di elusione esperienziale cerca di dare un’univoca direzione alla propria vita: bella, felice e leggera. Ha il terrore di sentirsi triste e di provare dolore. Invece di capire che sono solo esperienze che passeranno, identifica se stessa con lo stato d’animo e con i propri pensieri.

Le persone che si focalizzano solo sulle mancanze, si focalizzano solo sul buco e non riescono a vedere che un buco esiste solo se c’è un contorno. La parte solida che ha creato il buco sono i valori, gli obiettivi e le caratteristiche proprie che ci identificano come esseri unici.

Soffrire di elusione esperienziale vuol dire vivere solo una parte della vita, si vuole vivere solo la parte bella ma è come buttare via un’intera pesca solo perchè all’interno c’è un osso che non si mangia.