DEPRESSIONE

Nei secoli si è parlato di melanconia e nel senso comune c’è ancora molta confusione su cos’è la depressione. Oggi la depressione viene categorizzata in diverse forme e prende diversi nomi:

  • depressione endogena o maggiore,
  • depressione reattiva o disturbo distimico o nevrosi depressiva
  • depressione cronica,
  • depressione mascherata,
  • depressione senile,
  • depressione organica
  • depressione atipica, di valenze ciclotimiche o bipolari,
  • depressione pre e post-parto.

Le cause che portano alla depressione sono ancora oggi poco chiare. Inizialmente vi erano due correnti opposte di pensiero, una che attribuiva maggiore importanza alle cause biologiche, l’altra a quelle psicologiche. Oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici.

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Per quanto riguarda i fattori biologici e ereditari si è visto che il 70% dei bambini depressi hanno, infatti, almeno un genitore che presenta un disturbo dell’umore. Questo dato può essere dovuto in parte anche al fatto che un genitore depresso instaura una relazione non favorevole con il proprio figlio, già geneticamente vulnerabile, che aumenta la probabilità per il bambino, di sviluppare un disturbo dell’umore.

L’influenza genetica nella depressione si evidenzia anche in altre ricerche: figli di genitori biologici depressi, ma cresciuti in famiglie adottive dove non sono presenti genitori depressi, dimostrano una probabilità 8 volte maggiore di sviluppare la depressione, rispetto a figli di genitori biologici non depressi. Questi dati ci danno un’indicazione sulle cause genetiche della depressione, ma sicuramente i fattori genetici da soli non bastano a spiegare l’insorgenza della malattia. Dagli anni cinquanta in poi si è iniziato a notare l’influenza di alcuni neurotrasmettitorinel cambiamento dell’umore. Durante quel periodo venne introdotto un farmaco, la reserpina, utilizzato per controllare la pressione sanguigna, che però aveva ingenti effetti collaterali, tra cui l’insorgenza di una depressione nel 20% dei pazienti. Tale farmaco diminuiva la quantità di due neurotrasmettitori: la serotonina e la noradrenalina.

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In seguito fu scoperto che un altro farmaco, utilizzato per curare la tubercolosi (l’iproniazide), provocava un miglioramento dell’umore. Questo farmaco, al contrario della reserpina, inibiva la monoaminossidasi, cioè quell’enzima che elimina la noradrenalina e la serotonina, provocando cioè un aumento di tali neurotrasmettitori. Era quindi chiaro come la depressione, e l’umore in generale, fossero legati ai livelli dei neurotrasmettitori monoaminici. Nacque così l’idea, definita ipotesi monoaminica dei disturbi dell’umore o ipotesi delle ammine biogene, che la depressione fosse una conseguenza di uno squilibrio di alcuni neurotrasmettitori. In realtà questa era una spiegazione troppo semplicistica e, infatti, non è possibile stabilire una relazione diretta tra umore e uno specifico neurotrasmettitore. Altri fattori neurobiologici rivestono un ruolo fondamentale nell’eziologia dei disturbi dell’umore e di particolare importanza risulta essere l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, cioè l’asse ormonale che mette in comunicazione le strutture limbiche, l’ipotalamo, e l’ipofisi, con il surrene.Questo asse regola la risposta a lungo termine allo stress, inducendo il surrene al rilascio di ormoni glucocorticoidi, in particolare il cortisolo. Nei pazienti depressi si è riscontrata una iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e, di conseguenza, elevati dosi di cortisolo nel sangue. Oggi con le nuove tecniche di neuroimaging si è rivelato una riduzione della grandezza dei lobi frontali  e dei lobi temporali. Quindi non solo modificazioni dei sistemi neurochimici, ma anche di quelli neuroanatomici. Il fatto che la depressione influisca anche sulla struttura fisica del cervello, è da tenere in forte considerazioni, poiché una grave depressione che non venga curata può provocare alterazioni fisiche non reversibili all’encefalo.

Ipnosi e depressione

L’ipnosi è un trattamento alternativo efficace per chi soffre di depressione. L’ipnosi può essere usata per bilanciare i livelli chimici nel cervello e portarli a un livello coerente con quelli del soggetto sano. L’ipnoterapeuta può facilitare  visualizzazioni di ambienti pieni di sole e può creare le risposte fisiologiche in linea con le esperienze positive del soggetto.

Nello stato di ipnosi si possono stabilire obiettivi e dare suggerimenti motivazionali per aiutare il cliente a svolgere vari compiti quotidiani. Nello stato di trance si possono dare indicazioni perché il cliente riposi bene, e migliori le abitudini alimentari.

Con l‘ipnosi, i malati di depressione possono sperimentare stati d’animo, pensieri ed emozioni positive indipendenti dalle stagioni e dalle condizioni esterne. Aumentare la fiducia e la stima di sé può aiutare il cliente a formare un concetto positivo di sé e instaurare delle prospettive ottimistiche. Attraverso l’uso di queste idee l’ipnoterapeuta può effettivamente facilitare il cliente nella ricerca di felicità interiore e scoprire un bellissimo, splendente, sole interno.

Dott. Giancarlo Ceschi Psicologo Padova  Mestre Vicenza  -  Veneto