Il percorso terapeutico di una paziente

10 Giugno 2020
psicoterapia

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Di seguito riporto una email di una paziente che ho seguito per alcuni anni. La riporto perché secondo me la ragazza esprime molto bene lo stato attuale del suo benessere.

Buona lettura.

“Come va? Spero bene.

Le scrivo in realtà per salutarla.

Questo della quarantena per me è stato un viaggio non di due mesi ma di duemila anni.

Iniziato questo isolamento come periodo per prendere un po’ di respiro si è trasformato in un viaggio vero e proprio.

Qualche giorno prima di Pasqua mamma si sente poco bene. Di corsa il medico la manda in ospedale e si scopre che ha una polmonite (ma non le fanno il tampone)… le dicono che ha polmonite e pleurite e le prescrivono l’antibiotico per 15 giorni al termine del quale dovrà fare nuovamente i raggi.

Così io mi ritrovo a dover accudire mamma costretta a letto, papà, nonno e la casa. 

Non mi pesa la fatica, anzi, più passano i giorni e più in me escono desideri ed istinti di accudimenti mai sperimentati prima… che manco pensavo potessero mai uscire. Gioca in tutto ciò di positivo il fatto che magicamente si rifà sentire in questo periodo lo scemo del carabiniere cosi quegli istinti di accudimento si intrecciano ed accompagnano anche a quelli di accudire un uomo… lui nello specifico… finché un giorno arrivo addirittura a provare il desiderio di fare l’amore con lui (scusi la schiettezza ma per me è gioia)… mi spavento immediatamente e sento che voglio una donna con me… ma ormai è troppo tardi… la paura, dopo aver sentito quell’emozione chiara e forte, non può più vincere su me.

Dopo 15 giorni mamma fa i raggi e la pleurite è peggiorata. Prescrivono la tac e ci sono due tumori sul polmone… la PET dà che non c’è metastasi. Prescrivono una sorta di ago aspirato che assomiglia più ad un intervento e in quei giorni (mercoledì della scorsa settimana nello specifico) mettono per SBAGLIO in camera con mamma una signora ammalata di Coronavirus. Nello stesso giorno il deficiente mi dice che sta uscendo con una e che mi vuole come amica così io prendo e chiudo tutto definitivamente (non ci credo ma sapevamo comunque non saremmo andati da nessuna parte con sto qua). Fanno il tampone a mamma ed è grazie al cielo negativo così sabato della settimana scorsa ce la mandano a casa e deve stare in quarantena in via precauzionale… giovedì verranno a farle un altro tampone ma credo e mi auguro non abbia contratto nulla.

Nel contempo continuo a vedermi a momenti una balena ma non più con l’angoscia schiacciante di prima (e penso tutto ciò terminerà nel momento in cui, se avrò mai questa fortuna, incontrerò l’uomo che mi accompagnerà per molto tempo come dice lei).

In tutta onestà, nonostante gli eventi che vede non giocano proprio a nostro favore (mamma comincerà quando capiremo l’esito di quest’ultimo esame) le terapie e non sarà un periodo facile, continuo a vederci del positivo. Nonostante ci siano stati e ci saranno di sicuro altri momenti di sconforto e tristezza, continuo e comincio più che altro a trovar il bicchiere mezzo pieno.

 

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Se mamma non si fosse ammalata, se il deficiente nel contempo non fosse risbucato a farmi provare altre emozioni, probabilmente non sarei riuscita mai a provarle.

Ora ho tanta paura, sempre, ma so cosa voglio.

So chi sono… so cosa sono in grado di fare… dover badare a due famiglie improvvisamente… aver il desiderio di farlo nonostante l’immensa fatica… sentire il desiderio di volere un uomo… in tutti i sensi. Avere una famiglia da accudire…

Se credessi ai miracoli direi che questo lo è stato.

Ed è il passaggio che spingevo affinché arrivasse senza riuscirci mai… ma gli eventi magici della mia vita arrivano così… improvvisamente… come quel famoso viaggio a Parigi.

E son qui a ringraziare anche Lei… se non ci fosse stato io non credo ci sarei mai riuscita… Lei fa parte di questi eventi magici. Adesso però che la sto licenziando da medico mi permetto di darle del tu: grazie Giancarlo.

Grazie perché sei stato un Caronte per me. Fondamentale. Grazie di cuore perché so che è il tuo lavoro ma trovare qualcuno che lo fa per natura e passione non è scontato e sappiamo che io ho prove anche di questo.

Grazie davvero di cuore.

A presto.

Un abbraccio”

Per farvi capire il percorso di questa ragazza non mi basterebbero dieci pagine, ma ci provo.

Ho iniziato a vedere Anna (nome di fantasia) qualche anno fa. La ragazza si era rivolta a me per degli abusi che aveva subito in tenera età. Queste esperienze non le permettevano di vivere appieno la relazione con il suo ragazzo.

Anna, era una giovane ragazza che viveva ancora con i genitori, aveva da poco smesso di frequentare l’Università e non lavorava.

Era in una fase critica della propria vita. Veniva alle sedute sempre accompagnata da un genitore perché, pur avendo la patente, non riusciva a guidare. Viveva lontano da Padova e doveva chiedere sempre alla madre o al padre di accompagnarla.

Anche se la richiesta principale riguardava la sfera sessuale, abbiamo iniziato a lavorare sulla crescita personale. Dopo qualche tempo la paziente ha iniziato a lavorare nel campo che più le interessava, la moda, ha iniziato a guidare ed è andata a convivere con il proprio partner.

Dopo un primo periodo di sedute con cadenza settimanale, abbiamo iniziato a fissarle ogni quindici giorni per poi far passare anche lunghi periodi in cui non veniva in studio.

Le esperienze lavorative sono aumentate rimanendo sempre nel campo della moda, cambiando posto di lavoro, aumentando la responsabilità fino ad arrivare ad avere un contratto a tempo indeterminato in un negozio vicino a casa.

Poi la relazione dopo un periodo di convivenza è finita. Momento molto difficile per Anna. Nonostante le avversità Anna è riuscita ad andare oltre anche se ha iniziato ad avere dei pensieri destabilizzanti nei confronti della propria sessualità. In questo periodo Anna pensava di essere omosessuale e di provare attrazione nei confronti delle ragazze. Questa l’ha riportata a seguire un ciclo di sedute, che come scrive ora nell’ultima email, l’hanno aiutata a superare anche questo.

Attualmente Anna lavora vicino a casa, ha la sua indipendenza e, anche se non ha ancora trovato una persona con cui condividere il suo grande amore, si sente capace e sicura, gira il mondo (è stata alcuni mesi fa a Parigi da sola) e non ha più alcun timore di prendere l’auto e di raggiungere le mete desiderate.

 

Molti pensano che un percorso di psicoterapia serva a cambiare se stessi o per dimenticare ma non è proprio così. L’esperienza di Anna insegna bene cos’è un percorso di psicoterapia: prendere in mano la propria vita e decidere dove dirigerla!