Storia di ordinaria psicoterapia. Parte seconda

04 Ottobre 2015

Psicoterapia ed ipnosi

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Prima del terzo incontro mi arrivò questa email:

“Mi sono avvicinata a Lei per caso o forse non sperando di ricevere delle risposte che non riuscivo ad avere… avevo un’idea dell’ipnosi un po’ da cinema; in realtà è una terapia che ti riporta nel punto in cui qualcosa si è rotto…. attraverso strade che tu non conosci e non capisci ma che pian piano si aprono in luoghi che tu riconosci… ho rivissuto flash back di momenti che non ricordavo assolutamente e che mi hanno fatto credere una cosa…. poi come ha detto Lei l’inconscio lavora per ricostruire i cocci rotti… sono arrivata in cima alla mia montagna capendo di aver subito molestie da bambina…. l’assurdità è che io sono venuta da Lei perché non riuscivo a guidare in autostrada… quanto lontana mi aveva portato il mio trauma? ….in realtà non molto… avevo tutto chiaro davanti ma non riuscivo a vederlo… ogni notte si aggiunge un pezzo del puzzle…. ho rivisto il mio viso di bambina piccolina e pian piano ho capito chi era lui… una persona che io ho amato molto e che io pensavo amasse me…. invece non era così… il suo amore era malato e la mia ingenuità mi ha portata a pensare che quello era il modo giusto di amare… invece è sbagliato…. i miei genitori lo hanno capito ma invece di cercare di capire me mi hanno fatto sentire malata e sbagliata…. non hanno voluto vedere che non ero io ma era chi mi stava vicino… era più semplice così…”

 

Aspettando di vedere la paziente al successivo colloquio, avrò letto questa email almeno una decina di volte per carpire quello che c’era scritto tra le righe.

Appena la vidi, mi disse che ce l’aveva con me. A volte succede che i pazienti hanno un atteggiamento benevolmente ostile, una sorta di risentimento/amorevole nei confronti del terapeuta. Succede quando il terapeuta inizia ad essere efficace ed il cambiamento inizia a vedersi.

 

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La paziente mi disse che aveva passato molte notti insonni e che il suo inconscio non la lasciava dormire in santa pace.

Di giorno si sentiva bene ma all’improvviso si sentiva arrabbiata e poi triste senza apparenti motivazioni.

Una notte durante un sonno agitato si ricordò cosa aveva vissuto.

La sua mente era pronta ad aprire quella porta e a farle vedere una parte del suo passato.

Si ricordò che la persona che l’aveva molestata era stato il nonno, lo stesso nonno che durante il primo appuntamento l’aveva descritto come il suo idolo. Ora quella persona si era materializzata per quello che era stato veramente: la causa di tutti i suoi problemi.

Durante il primo colloquio la paziente mi disse che tutti i suoi problemi risalivano alla morte del nonno, al quale era molto legata. Si sentiva in colpa per la sua morte senza saperne il motivo. Ora, dopo questi incontri, il puzzle si stava ricomponendo. I sensi di colpa nei confronti del nonno erano nati perché aveva sperato che gli succedesse qualcosa di brutto. Quando avvenne (il nonno morì in un incidente in motorino), iniziò a sentirsi cattiva e, come fanno i bambini, a sentirsi responsabile dell’accaduto. Questo la portò a sentirsi insicura.

Quando un bambino subisce delle molestie oppure dei veri e propri abusi non ha ben chiaro cosa gli stia succedendo.

Il 90% degli abusi avvengono tra le  mura di casa e da persone di cui ci si fida ciecamente. La confusione che il bimbo vive è enorme: capisce che c’è qualcosa che non va nel comportamento dell’adulto, lo stesso adulto che dovrebbe difenderlo ed accudirlo.

In questi casi le problematiche che il bambino potrà sviluppare una volta cresciuto sono molte, ma di sicuro vivrà con grande paura ed insicurezza tutto quello che andrà a fare. Il mondo diventa un luogo insicuro, abitato da persone di cui non ci si può fidare: non ci si può fidare degli sconosciuti ma nemmeno degli affetti più cari. È come se venisse a mancare costantemente la terra sotto i piedi.

Io dico sempre ai miei pazienti: “grazie per le esperienze che mi fate vivere. Io non ho fatto nulla, siete voi che fate tutto. Da parte mia c’è solo una completa accettazione della persona e la ferma convinzione che l’essere umano non è mai complicato, ma solo affascinante nella sua semplicità”.

 

To be continued