Perché mi mangio le unghie, una lettera di una lettrice

15 novembre 2019

mangiarsi le unghie

Dopo l’ultimo articolo, una lettrice mi ha inviato la sua esperienza per quanto riguarda mangiarsi le unghie.

La lettrice ha riportato la propria esperienza in modo dettagliato, da quando era piccina fino ad oggi.  Non voglio svelarti nulla. Alla fine riporterò le mie impressioni. Intanto ringrazio la lettrice e invito tutti a scrivermi per condividere le proprie esperienze.

Mangiarsi le unghie…. perché? Io da che mi ricordo le ho sempre mangiate. Da piccolina avevo sempre le dita in bocca e ricordo i mille rimproveri di mia madre e della nonna: ” smetti con quelle unghie”. Per me forse era un modo per ridurre la tensione, o era un passatempo banale forse. Io non so il perché,  ma di sicuro la mia esagerata timidezza (mi accompagna tuttora un po’)  forse era la causa primaria di questo ” vizio” come lo chiamano tutti. Sono stata sempre una bambina solitaria anche se ho una sorella di  un anno e mezzo meno di me, ma non mi sono mai relazionata molto con gli altri. Passavo molto tempo da sola, mi occupavo in giochi che spesso erano più  maschili  (bambole forse 1 o 2).  Io, anche alla bella età  di 58 anni,  mi mangio le unghie. Continuo nel mio ” hobby” ma in forma controllata, non mi disintegro le dita come alcuni mangiatori seriali, faccio un rosicchiamento controllato, e quando arrivo al punto x, cambio dito. Questo accade spesso  senza una causa particolare, mi  succede  davanti alla tv, al computer, al cinema (commedia, giallo, o documentario che sia). Ho provato con i prodotti da applicare …ma le mangiavo lo stesso. Una cosa però  mi ricordo e anche a distanza di molti anni è un mio punto fisso, non mi piacciono le mani maschili o femminili con le unghie lunghe o un po’  lunghe, è  una cosa che guardo spesso nelle persone,  le mani  mi fanno capire molte cose, e questa cosa accadeva già  da bambina (11-13 anni ). Smettere….no, non mi interessa , la gestisco come gestisco il fatto che adoro la cioccolata, come invece non impazzisco per i dolci (a parte casi eccezionali). Mi piace avere dei giorni in cui mi crogiolo con il mio rosicchiamento, è  un momento mio e nessuno può “metterci  il naso” .

 Anche i cani, in relax, iniziano questa pulizia con accorciamento delle loro unghie con una attenzione maniacale. Non so se anche altri animali si rosicchiano le unghie come i cani, io non ne ricordo altri. Dovrò  controllare XXXXXX 
Questa lettera è piena di spunti.
Il primo che emerge è che la lettrice non lo vive come un problema, anzi, racconta che è un momento tutto suo e sa bene gestirlo. Quindi come succede spesso il comportamento può essere vissuto in modo patologico oppure in un modo totalmente naturale. In psicologia si fa una distinzione tra sintomo egosintonico ed egodistonico.
Un sintomo egosintonico non è vissuto come patologico e la persona non cerca la cura. Un sintomo egodistonico invece è visto come patologico, fastidioso e la persona cerca di cambiarlo.
Poi emerge che la persona utilizza questo comportamento come un momento personale, per prendersi cura delle proprie unghie che vuole tenere in ordine, ma non utilizzando forbici o lime, bensì la bocca. Si potrebbe ipotizzare che la persona cerchi una soddisfazione orale, quindi un bisogno lontano nel tempo che non è stato completamente soddisfatto. Sarebbe interessante conoscere la storia personale della persona nelle prime fasi di vita, quando i bimbi vivono questa fase.
Un’altra cosa che emerge è l’attenzione che la persona ha nei confronti della mani. Le mani sono una parte del corpo molto importante anche se molto spesso non ne siamo consapevoli. Moltissime donne ammettono che sono tra le prime parti del corpo che osservano. Mani grandi oppure piccole, unghie curate oppure no sono elementi discriminanti nel gioco del corteggiamento tra uomini e donne. Non entro in merito per quanto riguarda il mondo femminile. Tutti conosciamo bene quanto siano importanti le mani e le unghie per molte donne. Questa lettrice invece desidera non avere unghie lunghe e smaltate e sembra quasi che rifiuti una parte importante della propria femminilità. Ora bisognerebbe capire, se nelle dinamiche familiari, essendo la prima di due figlie non le siano state inviate messaggi ambivalenti dovuti al desiderio più o meno inconscio dei genitori nell’avere un figlio maschio.
Queste sono solo ipotesi, che la lettera mi ha ispirato. Sicuramente la lettrice vive bene il proprio comportamento e penso che questo sia molto importante, perché in questo caso il comportamento egosintonico non crea alcun danno a se stessa ed agli altri.